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accensione, mediante simboli e pensieri, del cuore infranto delle montagne e di chi le percorrE
>> Throughout the world in proximity of the arrival of the Olympic torch on the summit of Mount Everest + the inauguration of the Olympics in Peking >>
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lunedì, 27 agosto 2007

ALLEGHE: CELEBRAZIONE DELLA CIVETTA

postato da intrablog alle 10:30 in varia

CIVETTA di Paola FaveroGentili amici,
un'altra comunicazione a blog unificati, prima di ripartire a pieno regime con settembre e approfittando della vacanza di Carlo Caccia su intotherocks. Oggi vogliamo fare un duplice omaggio: a una delle pareti che amiamo di più, la NW della Civetta; a una delle rare donne alpiniste che ha solcato quella grande parete, non solo con la forza e l'intelligenza delle mani e dei piedi, ma soprattutto con la sensibilità di chi sa raccogliere, raccontare e vivere le storie e la storia. Lei è Paola Favero, nostra cara amica e potenziale blogger se solo avesse più facile accesso alla rete; lui [quello che vedete nell'immagine], è il suo ultimo lavoro
. Monumentale.
Il Cinquantenario del Diedro Philipp-Flamm e 
CIVETTA - Tra le pieghe della parete saranno i protagonisti dell'interessantissimo secondo fine settimana di settembre ad Alleghe. Ecco il programma dettagliato. Lo seguiremo da vicino con qualcuno dei nostri blogger come invi[t]ato speciale. E se tutto va per il meglio, non è escluso che faremo una super serata evento a Vicenza con tutti i protagonisti del libro, organizzata da noi.

PROGRAMMA 50° ANNIVERSARIO DELL’APERTURA DEL DIEDRO PHILIPP-FLAMM ALLA PARETE NORD-OVEST DEL MONTE CIVETTA

Venerdì 07.09.2007
c/o il CENTRO CONGRESSI DI ALLEGHE – PIAZZALE STADIO DEL GHIACCIO
Ore 20,00 saluti Autorità
Ore 20,30 “il diedro Philipp – Flamm storia e personaggi della via che ha aperto un’epoca” condotto da Manrico DELL’AGNOLA con la partecipazione dei protagonisti. Di seguito verrà proiettato il filmato: Pareti d’inverno di G. Rusconi.

Sabato 08.09.2007
c/o il RIFUGIO TISSI
Salita al rifugio TISSI (a piedi oppure a mezzo elicottero con partenza dai Piani di Pezzè)
Ore 14,00 Filò con gli alpinisti attorno al “larin” del TISSI – (per chi lo desideri è possibile prenotare il pernottamento c/o il Rifugio TISSI – COLDAI - VAZZOLER all’Ufficio Turistico di Alleghe tel. 0437/523333 e-mail alleghe@infodolomiti.it)

Domenica 09.09.2007
Ore 12,30 pranzo a prezzo convenzionato presso l’HOTEL COLDAI di ALLEGHE
A SEGUITO c/o CENTRO CONGRESSI DI ALLEGHE – PIAZZALE STADIO DEL GHIACCIO
Ore 16,00 consegna riconoscimenti ricordo agli alpinisti presenti. Seguirà presentazione del libro CIVETTA TRA LE PIEGHE DELLA PARETE di Paola FAVERO con il musicista Nelso SALTON e l’attore Primo ZANCAN
Ore 17,30 tavola rotonda “NORD OVEST OGGI” la grande parete tra storia ed evoluzione con la partecipazione degli alpinisti presenti
Ore 21,00 serata di diapositive realizzate e presentate da Christoph Hainz dal titolo:
DOLOMITI – ROCCIA, GHIACCIO E NEVE
PARETE NORD DELL’EIGER IN SOLITARIA

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venerdì, 24 agosto 2007

L'ANNO DELLA CIVETTA

postato da carlocaccia alle 23:25 in alpi orientali

RIZZOTTO FA IL BIS SULLA “PARETE DELLE PARETI”: PRIMA SOLITARIA DELLA VIA DEL PILASTRO

Nico RizzottoNel 2004, in quattro giorni dal 15 al 18 agosto, era riuscito a strappare ad un'estate maledettamente piovosa la prima solitaria (e terza ripetizione assoluta) della Via dei cinque di Valmadrera. Quest'anno, invece, tra il 4 e il 5 agosto, ha fatto sua la Via del Pilastro: un'altra prima solitaria, un'altra storica avventura sulla leggendaria nord-ovest del Civetta. Nico Rizzotto (nella foto) ha colpito ancora: ha realizzato un sogno che cullava da tempo. Perché la via sul colossale pilastro della Punta Tissi, 1300 metri risolti in compagnia della neve, tra il 17 e il 24 luglio 1976 (57 ore di arrampicata effettiva, 147 chiodi di passaggio, 70 di sosta e 10 cunei), da Sergio Martini, Paolo Leoni e Mario Tranquillini che dichiararono difficoltà di VI e A3, guastava i sonni del silenzioso trentenne veronese ormai da molto tempo (da anni, addirittura). E l'azione, vissuta attimo per attimo dalle 6 del mattino del primo giorno alle 17 del secondo, con un bivacco alla base degli evidenti camini, è stata degna della lunga attesa: «La Via del Pilastro – racconta Nico – è davvero bella: oltre trenta lunghezze da non prendere sottogamba ma godibili, su roccia buona e chiodate a sufficienza – attenzione, però: i “ferri” sono artigianali e non tutti così affidabili... – che portano proprio sulla Punta Tissi». In altre parole: è stata un magnifico viaggio, di quelli che non si dimenticano, anche se meno “emozionante” di quello lungo la Via dei Cinque. «Perché quella linea, che passa proprio attraverso il “cuore” della parete – spiega il determinato solitario –, è ben più dura di quella di Martini e compagni: là tra gli strapiombi, rispetto al pilastro, si è sempre molto meno tranquilli...». Ma da dove arriva la voglia di scalare così spesso senza compagni, magari in inverno (a proposito: nel titolo parliamo di “bis” di Nico sulla “parete delle pareti” ma, considerando la prima solitaria invernale della Carlesso sulla Torre di Valgrande, messa in bacheca dal nostro tra il 18 e il 20 marzo 2004, avremmo anche potuto “esagerare” con un magnifico “tris”...), da dove arriva, dicevamo, la voglia di solitarie di Rizzotto? La sua risposta è chiarissima: «Mi piace scalare da solo. Io, senza compagni, mi trovo bene. Il gioco diventa più complicato, va organizzato meglio, e anche l'ambiente cambia: lo “senti” maggiormente e, senza parlare per ore e ore, si ha davvero la sensazione di essere in un altro mondo». E ora, lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo, la grande Civetta non piange proprio più. Sarà stato il mezzo secolo del diedro Philipp-Flamm (la grande festa di compleanno è in programma tra pochi giorni, dal 7 al 9 settembre, tra Alleghe e il rifugio Tissi), saranno state le condizioni favorevoli (opzione più prosaica ma anche più probabile), sarà stata la voglia incontenibile di alcuni giovani... La verità è che il 2007, con la prima ripetizione di Nuvole Barocche da parte di Alessandro Baù e Alessandro Beber (15 e 16 luglio, ne abbiamo parlato l8 agosto), la prima ripetizione di Eliana firmata dallo stesso Baù con Matteo Della Bordella e Fabrizio Fratagnoli (20 luglio, segnalata il giorno stesso su INTOtheROCKS) e, naturalmente, la solitaria di Rizzotto, è stato l'anno della Civetta: l'anno della “parete delle pareti” cantata e desiderata, di quella creatura calcarea senza eguali che, osservata dal punto giusto - Rudatis insegna... -, sa regalare all'occhio, alla mente e allo spirito quello che forse nessun'altra montagna è in grado di offrire. E un'altra cosa, non da poco, vorremmo aggiungere: le imprese delle scorse settimane non portano le firme di professionisti del verticale. Sono state invece - e per questo appaiono ancora più limpide e luminose - i colpi di genio di ragazzi che vivono la loro incredibile passione lottando con il poco tempo a disposizione, conciliando l'alpinismo con lo studio o con il lavoro: giovani e giovanissimi che sanno sognare e che fanno sognare, un po' i pupilli del “devoto custode” della nord-ovest, l'amico Walter Bellenzier del rifugio Tissi, che ci lasciano esclamare o meglio sussurrare, ricordando Emilio Comici e il suo capolavoro lassù (che tanto la Philipp-Flamm quanto la Via del Pilastro e Nuvole Barocche non hanno voluto o potuto lasciare in pace..., che la Civetta dalle «tetre e smisurate mura indistruttibili», dalla «cresta frastagliata irta di aguzze dentature e di pinnacoli fieri» (Rudatis), incanta ancora.

CIMG2075 tracciato 2 piccola

Nella foto (arch. Alessandro Baù), la parte centrale della parete nord-ovest del Civetta con la Via del Pilastro (a sinistra, in blu) e Nuvole Barocche (in rosso)

AVVISO AI LETTORI. L'appuntamento con le notizie di INTOtheROCKS, causa vacanza (finalmente...) dello scrivente, è rinviato (salvo imprevisti di ogni genere...) a lunedì 3 settembre. Arrivederci a tutti!

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giovedì, 23 agosto 2007

HINDU KUSH, IL RITORNO DEGLI ITALIANI

postato da carlocaccia alle 21:02 in hindu kush

CONTINUA L'ESPLORAZIONE MADE IN ITALY DEL GRANDE SISTEMA ASIATICO: PRIMA ASSOLUTA DEL KARKA (6222 m) PER TARCISIO BELLÒ, BRUNO CASTEGNARO, ROBERTA BOCCHESE E MARA BABOLIN

«Una cosa è certa: guai se qualcuno ci dicesse che l'alpinismo è morto. La zona che abbiamo esplorato è zeppa di montagne, pareti di ghiaccio e di roccia mai salite, per tutti i gusti e capacità. Ciò significa che qui c'è possibilità di divertimento ancora per qualche secolo». Alberto Peruffo, appena tornato dalla spedizione “Chiantar 2000” nell'Hindu Kush pakistano (agosto 2000), non poteva essere più chiaro: quel colossale sistema montuoso, costituito da più catene affiancate che, in pratica, saldano i rilievi dell'Afghanistan nord-orientale al Karakoram culminando nel Tirich Mir (7708 m), è una delle “riserve” dell'avventura del futuro, dove gli italiani hanno più volte alzato la voce. Qualche esempio? La prima assoluta del Saraghrar (7349 m), salito nel 1959 da Franco Alletto, Giancarlo Castelli, Paolo Consiglio e Carlo Alberto Pinelli, le scalate compiute dalla spedizione organizzata dal Cai di Bologna nel 1973 – tra cui la prima salita della parete sud-sud-ovest del Pegish Zom I (6269 m) riuscita ad Arturo Bergamaschi, Gilberto Bertolani, Achille Poluzzi e Guerrino Sacchin -, la straordinaria doppia impresa sul Tirich Mir di Gianni Calcagno e Guido Machetto – che nel 1975 ripeterono la Via dei cecoslovacchi e poi risolsero in magnifico stile la cresta ovest – e quindi, facendo un balzo di un quarto di secolo in avanti, la notevole serie di salite della citata spedizione “Chiantar 2000”, vincitrice del riconoscimento “Paolo Consiglio” del Club alpino accademico italiano. Ma attenzione: l'ultimo colpaccio italiano sui giganti dell'Hindu Kush è luminosa cronaca di questi giorni, conseguenza più o meno diretta della spedizione del 2000 (la regia, ancora una volta, è stata del vicentino Franco Brunello) e di una successiva puntata esplorativa del 2004. In sintesi: il 14 agosto 2007, alle 10.30, dopo due giorni di scalata molto impegnativa lungo gli 850 metri della parete nord, Tarcisio Bellò, Bruno Castegnaro, Roberta Bocchese e Mara Babolin, hanno messo in bacheca la prima assoluta del Karka, magnifica cima di 6222 metri della catena dell'Hindu Raj, separata dall'Hindu Kush principale (che si trova a nord-ovest) dal lungo (34 chilometri) corridoio glaciale di Chiantar. «Siamo partiti dal campo 2, posto a 5050 metri sotto la parete, alle 4 del mattino del 13 agosto – spiega Castegnaro, che ci ha contattati via e-mail -. Risaliti i 300 metri di corde fisse piazzati il giorno precedente dal sottoscritto, Bellò e Mara Babolin, abbiamo continuato lungo la parete arrivando in cresta, a quota 5950, alle 17, nel bel mezzo di una bufera. Abbiamo così scavato una truna e lì, in modo direi confortevole, abbiamo passato la notte. La mattina dopo, sempre in compagnia del brutto tempo – vento molto forte e neve -, abbiamo impiegato due ore e mezza per superare gli ultimi 270 metri di cresta e toccare la vetta. Foto di rito e quindi, viste le condizioni meteo, discesa immediata fino alla truna. Attesa invano una schiarita, abbiamo deciso di proseguire verso il campo 2, raggiunto alle 18.30: eravamo stanchi, sì, ma anche molto felici». Da segnalare che, nei giorni precedenti la scalata “principale”, il medesimo quartetto è riuscito a calcare due cime minori, fino a quel momento inviolate. La prima, quotata 5519 metri, è stata salita per la parete nord e la cresta ovest, con discesa per l'impegnativa cresta est. La seconda, invece, alta 5650 metri, ha visto Bellò, Castegnaro, Bocchese e Babolin in azione sulla parete sud-est, risolta lungo un canale di 650 metri. «Il tutto – tiene a precisare Castegnaro – sempre con il maltempo: durante la seconda ascensione non sono mancati neppure tuoni i fulmini. In verità – aggiunge –, sono ancora in attesa dei panorami mozzafiato che speravo tanto di vedere...». Ora, nella zona del Karka, restano quattro alpinisti: oltre a Tarcisio Bellò e Roberta Bocchese ci sono Franco Brunello e Andrea Caprara, giunto al campo base il 10 agosto. I loro obiettivi: altre due bellissime cime, tra i 5700 e i 5800 metri, che chiudono l'orizzonte a est e a ovest del maestoso ghiacciaio di Chiantar.

30 - il Karka da sud-ovest

Il magnifico Karka, cima di 6222 metri dell'Hindu Raj (Hindu Kush), fotografato da sud-ovest

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mercoledì, 22 agosto 2007

K2, PARETE OVEST: UNO ALLA VOLTA, PER CARITÀ

postato da carlocaccia alle 13:49 in karakoram

RUSSI IN PROCESSIONE A QUOTA 8611: UNDICI ALPINISTI SULLA VETTA DEL CHOGORÌ

K2 logoAvanti in buon ordine: dopo Mariev e Popovich, attualmente impegnati nella discesa, questa mattina sono giunti in vetta al K2 (provenienti dal campo 6, lasciato alle 5 ora locale) anche Nickolay Totmjanin e Alexey Bolotov (in cima alle 10.45), Gleb Sokolov (alle 11.10) ed Eugeny Vinogradsky (alle 11.50). Alle 12.10 ecco quindi Victor Volodin, Gennady Kirievsky e Vitaly Gorelik (anche loro partiti dal campo 6) e infine, alle 15.00, ha toccato quota 8611 anche la mitica cordata della nord del Khan Tengri in stile alpino: Pavel Shabalin e Iljas Tukhvatullin (saliti dal campo 7). Ecco: è stato un successo corale che lascia senza parole, con undici uomini su sedici in cima; una prova di forza (l'ennesima) che susciterà forse le solite critiche ma davanti alla quale noi ci togliamo il cappello. Un'avventura cominciata a Mosca il 20 maggio scorso (e in realtà ancora prima, con l'esplorazione preliminare della parete), continuata dal 6 giugno al campo base e poi, dal 21 giugno al 30 luglio, lottando sul grande bastione roccioso (tra 6750 e 8000 metri...) che mai nessuno aveva osato affrontare. I russi non hanno mai mollato la presa, hanno resistito alle tempeste (senza ossigeno supplementare) e hanno lanciato un primo attacco, purtroppo respinto. Ma pochi giorni dopo, come una macchina perfetta, sono stati protagonisti di un crescendo impressionante ed entusiasmante: il vertice dell'avventura, il lungo momento cruciale che abbiamo voluto raccontare passo dopo passo (la sensazione, perdonate la presunzione, era che ce l'avrebbero fatta...) e che si è concluso nel modo più grandioso e addirittura travolgente, come una sinfonia rossiniana.

Russi sul K2

(Foto: www.k2-8611.ru)

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martedì, 21 agosto 2007

K2, PARETE OVEST: VETTA!!

postato da carlocaccia alle 10:58 in karakoram

ALLE 12.50 ORA LOCALE, LE 8.50 IN ITALIA, I RUSSI ANDREW MARIEV E VADIM POPOVICH HANNO RAGGIUNTO, SENZA OSSIGENO SUPPLEMENTARE, LA CIMA DEL K2: LA VIA DIRETTA SULLA PARETE OVEST DELLA SECONDA MONTAGNA DELLA TERRA È REALTÀ

k2 vetta

mariev-4popovich-4Andrew Mariev (a sinistra) e Vadim Popovich. Qui sopra, la parte superiore della parete ovest del K2 con il tracciato della neonata Diretta russa (www.k2-8611.ru)

 

 

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lunedì, 20 agosto 2007

K2, PARETE OVEST: AVANTI TUTTA

postato da carlocaccia alle 15:37 in karakoram

QUOTA 8400 PER SHABALIN, MARIEV, TUKHVATULLIN E POPOVICH

K2 logoAlle 16.15 ora locale (le 12.15 in Italia) il quartetto di punta russo, partito soltanto in tarda mattinata dal campo 6 a causa del vento e della scarsa visibilità (non oltre 50 metri) era al lavoro a 200 metri dalla vetta del gigante del Karakoram per piazzare la tendina del campo 7, mentre Volodin, Sokolov, Vinogradsky e Gorelik stavano salendo al campo 6 (8150 m), dove passeranno la notte. Da registrare il malore di Penzov, che sta tornando al campo 3, e inoltre il cedimento di Shamalo, che questa mattina ha deciso di tornare al campo base avanzato. Totmjanin, Bolotov e Kirievsky sono infine saliti dal campo 4 al campo 5. Le previsioni meteo sono buone: nessuna tempesta in arrivo nei prossimi 3 o 4 giorni. DA OVEST A NORD: è in corso, con i cammelli, l'avvicinamento dei kazaki Denis Urubko e Serguey Samoilov al campo base della parete nord del Chogorì (per i dettagli del loro progetto si veda l'articolo pubblicato in questo sito il 2 marzo). Seguiranno ulteriori notizie.

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domenica, 19 agosto 2007

K2, PARETE OVEST: I RUSSI ATTACCANO AL COMPLETO

postato da carlocaccia alle 21:14 in karakoram

LA FINESTRA DI BEL TEMPO SI È APERTA. IN PIENO SVOLGIMENTO L'AZIONE IN GRANDE STILE DEGLI UOMINI DI VICTOR KOZLOV: PAVEL SHABALIN, ANDREW MARIEV, ILJAS TUKHVATULLIN E VADIM POPOVICH GIÀ AL CAMPO 6, PRONTI AL BALZO DECISIVO

K2 logoIl quartetto di punta ha raggiunto oggi quota 8150, ha liberato la tendina piazzata il 9 agosto da Alexey Bolotov, Gennady Kirievsky e Nickolay Totmjanin ed ha proseguito ribattendo la traccia, nonostante il forte vento, fino alla fascia rocciosa orizzontale. Ora Shabalin & Co. stanno dormendo al campo 6, pronti per salire gli ultimi 500 metri che li separano dalla vetta. Ma vediamo la situazione ai campi inferiori. Al campo 5 (circa 7500 m) si trovano ben sei alpinisti: la cordata di Viktor Volodin, Valery Shamalo e Serguey Penzov, saliti oggi dal campo 4, e inoltre quella di Gleb Sokolov, Vitaly Gorelik ed Eugeny Vinogradsky, arrivati in giornata dal campo 3. Al campo 4, infine, stanno riposando – in Pakistan, mentre pubblichiamo questo post, è passata da pochi minuti l'una di notte – i tre protagonisti dell'attacco del 10 agosto, bloccato a quota 8500: si tratta dei già ricordati Bolotov, Kirievsky e Totmjanin, risaliti oggi dal campo 2. Più in basso non si trova più nessuno.

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venerdì, 10 agosto 2007

TIME OUT PER I RUSSI SULLA OVEST DEL K2

postato da carlocaccia alle 16:50 in karakoram

A VUOTO IL PRIMO ATTACCO ALLA VETTA: BOLOTOV, KIRIEVSKY E TOTMJANIN MOLLANO A QUOTA 8500. MA LA SFIDA NON È FINITA: ORA TOCCA A SOKOLOV, GORELIK E VINOGRADSKY

Niente da fare, almeno per ora, sulla grande ovest del K2. I russi Alexey Bolotov, Gennady Kirievsky e Nickolay Totmjanin hanno dovuto interrompere il loro assalto finale alla vetta, partito questa mattina alle 5 ora locale dalla minuscola tenda del campo 6 (piazzato ieri dagli stessi, a 8100 metri, dopo aver superato 12 lunghezze di corda dal campo 5). I tre fuoriclasse, giunti più o meno a quota 8500 (senza ossigeno supplementare e lottando con la neve fino alla vita e qualche volta fino al petto), si sono trovati a tu per tu con l'ennesima difficile sezione rocciosa (ripetiamo: a 8500 metri!) e, sfiancati da quattro giorni e quattro notti di attesa del bel tempo al campo 5 (a 7500 m) e inoltre senza materiale adatto, non hanno potuto fare altro che tornare indietro, per raggiungere nuovamente il campo 6 e mettersi in contatto radio, poco dopo le 18.30 ora locale (le 14.30 in Italia), con il resto della spedizione. Ma la poderosa sfida non è per niente finita: oggi Gleb Sokolov, Vitaly Gorelik ed Eugeny Vinogradsky sono saliti al campo 3 e domani, se tutto filerà per il verso giusto, raggiungeranno il campo 4 o addirittura il campo 5.

K2 8500

Nella foto (www.k2-8611.ru): la parete ovest del K2 con la linea diretta seguita dai russi fino a quota 8500

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SERVI DELLA PRECISIONE

postato da carlocaccia alle 15:48 in alpi orientali

“Servi”, proprio così. E siamo contenti di esserlo. Lavoriamo per la precisione: non la buttiamo in pattumiera o peggio. Le vogliamo bene e sappiamo che è un'arma invincibile. A scoppio ritardato, forse. Ma devastante. Lavoriamo in silenzio al servizio dell'informazione. L'abbiamo già scritto, quando INTOtheROCKS emise il primo vagito, e lo ripetiamo: il nostro obiettivo è informare, raccontare l'alpinismo esplorativo (e prima o poi, dopo le vacanze, approfondiremo questo benedetto tema: l'esplorazione). Geneticamente pragmatici, ci sentiamo artigiani dei fatti: “servi” - ripetiamo – del “così è” (o almeno sembra). Sembra, sì. Perché l'errore è sempre dietro l'angolo, anche sulla nord-ovest del Civetta (dove sarebbe meglio non fare pasticci). Cosa vogliamo dire? Questo: che l'altro giorno, presentandovi Nuvole Barocche, giunti al 20° tiro abbiamo aggiunto una parentesi per dire che “da questo punto la relazione non indica più il materiale impiegato”. Come dire (abbiamo pensato e vi abbiamo fatto pensare): i chiodi ci sono ma Venturino De Bona si è stancato di riportarli tutti, uno per uno, sulla carta. Invece no, ci ha avvisati Alessandro Baù. I chiodi, a parte un cimelio di Emilio Comici lungo il 26° tiro (foto sotto), un paio di ferri del “Ventura” lungo il 32° e 4 clessidre con cordino, non ci sono proprio!! Per cui, amici lettori, siamo andati a “ritoccare” qua e là, levando e aggiungendo, la lunga “filastrocca”. Il tutto - lo sapete già – per la sempre più dimenticata e bistrattata PRECISIONE...

Chiodo di Comici

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giovedì, 09 agosto 2007

PRE-VACANZA: RIFLESSIONE A UNCINETTO [-: A BLOG UNIFICATI ;-]

postato da intrablog alle 09:58 in varia
Prima di annunciarvi le novità previste per i nostri blogger e l’avvio delle consultazioni per la data dell’eventuale riunione presso il Paese di Luca o tra le montagne sopra casa mia, una considerazione sull’alpinismo extraeuropeo. Più che altro per dare risposta a molte “interrogazioni” che mi sono giunte nell’ultima settimana, probabilmente ricordando i tempi di quando io seguivo di persona la cronaca alpinistica, ora scritta in modo ineccepibile, secondo quanto stabilito, da Carlo Caccia.
«Alberto, come mai non sono state riportate alcune notizie riguardanti salite degli italiani, come ad esempio il K2?» - estraggo da una mail che mi giunge da Ettore di Padova.
Semplice, intotherocks riporta news di alpinismo esplorativo e non mi sembra che sul K2 gli italiani abbiano fatto alpinismo esplorativo, sia quest’anno che nel 2004 ;-)
«Non trovi vergognoso che alcuni editorialisti, come Agostino Da Polenza, intervengano con editoriali veramente duri, addirittura ingiuriosi, mentre alpinisti stanno ancora giocando la loro vita sulle montagne, senza ancora conoscerne i particolari o sentirne le testimonianze dirette?» - scrive Luca da Torino. Se ti riferisci alle vicenda K2 di quest’anno trovo, in primo grado, poco gentile che si parli gratuitamente nel mentre qualcuno sta per morire e non si sa ancora se è morto. Un atteggiamento perciò PREsuntuoso, PREpotente. Vergognoso? Non so, la vergogna è un sentimento piuttosto soggettivo. Più oggettiva trovo la blasfemia, la quale è spesso seguita da un pubblico atto di dolore, ragion per cui chi la commette non tarda a far seguire alla malafatta un’attestazione di dolore per rimediare alla propria colpa. Non posso certamente indagare, io, le profondità di una persona che non conosco, ma attenendomi ai fatti sono rimasto stupito nel leggere il secondo editoriale dove l’editorialista riportava, contrito dal dolore a doppia mandata (una mandata arrivava dal primo editoriale), il nome dei caduti di sua conoscenza, di altre spedizioni, dimenticando qui il caro Mazzoleni, partecipante alla spedizione da lui stesso organizzata, come se tutti gli altri morti servissero, in quest’occasione, da capri espiatori per l’unica morte giusta, o giustificabile, sul K2, secondo quanto lascia invece intuire il primo editoriale. L’eccezione non sempre conferma la regola. C’è chi vuole, o crede, di essere sempre nel giusto. Noi qualche volta sbagliamo.
«Ma leggi le news di montagna.tv…?? come si fa a dare credito a certe cose smentite dai loro stessi reportage! Boicottiamo tutti ‘sti siti manovrati da chissà quali insondabili interessi!» - scrive, arrabbiato come solo i romani sanno essere, Dario da Roma, invitandomi a vedere il video dell’arrivo di Mondinelli, accolto, secondo il titolo del portale sopra citato, da un “bagno di folla”. In verità, senza nulla togliere al titanico e modesto Mondinelli che si meriterebbe una folla da stadio molto di più dei palloni gonfiati del calcio, c’erano i soliti quattro gatti - familiari e amici e qualche giornalista - che ci sono alla fine di ogni spedizione. Se pesco nella memoria ho visto molta più gente in altre occasioni ed è inutile montare ciò che al giorno d’oggi non si può più montare. Allo stesso modo trovo veramente scoraggiante certe cose che si scrivono in quel portale. Anche per i ragazzi del Gasherbrum II, al ritorno da una grande salita, così, a chiamarli eroi, in un battibaleno, senza il respiro della storia, assodando ciò che deve ancora essere raccontato e cavalcando tempi e metodi della retorica d’altri tempi… non è un bel leggere. Alla fine si scredita tutto il movimento alpinistico italiano che vorrebbe far passare l’esplorazione delle terre alte per quello che è, una magnifica avventura, non una conquista eroica. Boicottare? Non so, ognuno in rete può girare dove vuole senza recare sensibili danni o benefici. Io suggerisco solo di prendere con i dissipatori, per usare un linguaggio alpinistico, tutto ciò che è frutto di autoreferenze. I casi sopra citati sembrano dimostrare autoreferenzialità e autocompiacimento all’ennesima potenza. D’altro canto non c’è occasione che l’alpinista Da Polenza non ricordi che lui c’è stato in cima al K2, su quella montagna schifosa che anche quest’anno ha avuto i suoi imperscrutabili e ingiustificabili morti. Che dire, certe nature (donne e uomini compresi) sono schifose per la loro bellezza inavvicinabile, pericolosa (eschif, anticamente significava “aver riguardo”). Guai a toccarli.
Ultima domanda: «Hai visto stamattina, Lugli è ricomparso. Ti ricordi la tua nota sulla sospensione di qualche anno fa? [v. nota 79/04 n.d.r.]»… mi ha scritto ieri uno dei miei vecchi amici, Enrico da Belluno. Eh sì, il Manuel Lugli non ha resistito dall’intervenire sull’acceso dibattito innescato dallo sproloquio di cui sopra, ripreso con discrezione e intelligenza - i dissipatori di prima - da Nicolò Berzi e ora alla fine, chiosato da me, visto che mi si vuole ancora in campo dopo il mio abbandono dal “campo” [infatti ora mi sono messo a trasportare morti giù dalle montagne visto che troppi ce ne sono lassù, spesso dimenticati]. Si può smentire  Lugli? Come in passato, in parte dice bene, comincia bene il discorso, ma poi non affonda. Capisco anche il perché. Ognuno tira l’acqua al proprio mulino e pochi hanno un mulino che si autoalimenta. Lui ha una professionalità da difendere. Un lavoro. Come c’è l’ha da Polenza. Sì, si potrebbe fare il solito dibattito, poco sereno e poco articolato sull’argomento. Ma quale dovrebbe essere l’argomento? Forse dovrebbe aggirarsi attorno alla parola “alpinismo” e alla locuzione “alta quota” + l’equazione “alta quota-morte”, come suggerito? No, non credo. Non si batterebbero strade non battute. Ma strade vecchie piene di polvere, dimenticandosi forse della pattumiera che scorre ai lati, la pattumiera di un certo alpinismo pompato da certi media, un alpinismo che non sa più riconoscere se stesso. Da quanti anni cerchiamo di dire che l’alpinismo ha di per sé un potenziale universale straordinario e che non siamo capaci di tirarlo fuori, specie quando per attirare l’attenzione del pubblico (e degli sponsor) svende la propria peculiare natura legandola ad artificiosi quanto inutili record, ad anniversari altisonanti ma che non riescono poi a creare valore aggiunto, ad attività che esulano dall’alpinismo e che affibbiano la propria spedizione, che so io, alla benedizione del Dalai Lama, ad uno che arriva al campo base scalzo, nudo, o con il bitorzolo impacchettato da qualche famoso brand, o che affida la propria passione a giornalisti che coltivano il sensazionalismo e l’ipocrisia dell’isola dei famosi invece di dare voce alla semplice bellezza, senza altri ornamenti, di salire una montagna??! Giornalisti che spesso costruiscono castelli di fumo semplicemente per pagarsi un bel viaggio in terre remote sperando di risvegliare l’ottusità dei loro sensi, compro[]messi.
«Andate a quel paese tutti» [non il nostro:-], mi ha sussurrato stanotte la mia sub-coscienza, durante la mia quotidiana digi-battaglia con la tastiera nera, consumata, da dove volevano emergere frasi del tipo:-« boicottate tutte le spedizioni di commercianti, i dispensatori di sogni ossigenati e i siti che producono facile ORGasmo »-: Che volete farci? Stamattina, al risveglio, indeciso se pubblicare, ho chiesto consiglio a Bernardo Soares il quale mi ha detto, perentorio: «vivere è fare l’uncinetto con l’opinione degli altri». Questo sì che è un maestro, ho pensato. Ed eccomi di fronte a voi. Di nuovo al fronte.
In origine, invece, io volevo semplicemente intervenire prima delle vacanze per ricordarvi che sono sempre presente, anche se video-assente e nonostante le solite maledizioni che mi arriveranno dopo questa breve apparizione. Ma ho molte sorprese in serbo. Non mi scoraggio certo per eventuali controeditoriali. Che cosa si vuole o si crede? Che la gente taccia sempre e ascolti senza replicare dopo uscite del genere. Attaccatevi ai computer, cari amici, e inondate di lettere a 360° e quant’altro chi abusa dell’informazione, chi la rende banale e omogeneizzata per i delicati stomachini dei loro clienti. Scrivete il vostro dissenso ai quotidiani, alle riviste, ai siti, a tutti! Nel frattempo io aspetto il blog-gruppo a settembre o ad ottobre a casa di Luca, al Paese o sulle montagne dietro casa mia. Oggi volevo solo annunciarvi (-: dopo la “riflessione a uncinetto” :-) che i nostri siti stanno procedendo bene e per la fine dell’anno, se continuiamo così, potrebbe uscire il nuovo intraisass/intotherocks cartaceo. Tutto impostato, o ispirato, dai nuovi blog & bloggers. Presto vi aggiornerò. Ora  ci aspetta una settimana di ferie e una metà di agosto a regime ridotto per entrambi i siti. Un caro saluto.
albertoperuffointrablog
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