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Gentili amici,
un'altra comunicazione a blog unificati, prima di ripartire a pieno regime con settembre e approfittando della vacanza di Carlo Caccia su intotherocks. Oggi vogliamo fare un duplice omaggio: a una delle pareti che amiamo di più, la NW della Civetta; a una delle rare donne alpiniste che ha solcato quella grande parete, non solo con la forza e l'intelligenza delle mani e dei piedi, ma soprattutto con la sensibilità di chi sa raccogliere, raccontare e vivere le storie e la storia. Lei è Paola Favero, nostra cara amica e potenziale blogger se solo avesse più facile accesso alla rete; lui [quello che vedete nell'immagine], è il suo ultimo lavoro. Monumentale.
Il Cinquantenario del Diedro Philipp-Flamm e CIVETTA - Tra le pieghe della parete saranno i protagonisti dell'interessantissimo secondo fine settimana di settembre ad Alleghe. Ecco il programma dettagliato. Lo seguiremo da vicino con qualcuno dei nostri blogger come invi[t]ato speciale. E se tutto va per il meglio, non è escluso che faremo una super serata evento a Vicenza con tutti i protagonisti del libro, organizzata da noi.
PROGRAMMA 50° ANNIVERSARIO DELL’APERTURA DEL DIEDRO PHILIPP-FLAMM ALLA PARETE NORD-OVEST DEL MONTE CIVETTA
Venerdì 07.09.2007
c/o il CENTRO CONGRESSI DI ALLEGHE – PIAZZALE STADIO DEL GHIACCIO
Ore 20,00 saluti Autorità
Ore 20,30 “il diedro Philipp – Flamm storia e personaggi della via che ha aperto un’epoca” condotto da Manrico DELL’AGNOLA con la partecipazione dei protagonisti. Di seguito verrà proiettato il filmato: Pareti d’inverno di G. Rusconi.
Sabato 08.09.2007
c/o il RIFUGIO TISSI
Salita al rifugio TISSI (a piedi oppure a mezzo elicottero con partenza dai Piani di Pezzè)
Ore 14,00 Filò con gli alpinisti attorno al “larin” del TISSI – (per chi lo desideri è possibile prenotare il pernottamento c/o il Rifugio TISSI – COLDAI - VAZZOLER all’Ufficio Turistico di Alleghe tel. 0437/523333 e-mail alleghe@infodolomiti.it)
Domenica 09.09.2007
Ore 12,30 pranzo a prezzo convenzionato presso l’HOTEL COLDAI di ALLEGHE
A SEGUITO c/o CENTRO CONGRESSI DI ALLEGHE – PIAZZALE STADIO DEL GHIACCIO
Ore 16,00 consegna riconoscimenti ricordo agli alpinisti presenti. Seguirà presentazione del libro CIVETTA TRA LE PIEGHE DELLA PARETE di Paola FAVERO con il musicista Nelso SALTON e l’attore Primo ZANCAN
Ore 17,30 tavola rotonda “NORD OVEST OGGI” la grande parete tra storia ed evoluzione con la partecipazione degli alpinisti presenti
Ore 21,00 serata di diapositive realizzate e presentate da Christoph Hainz dal titolo:
DOLOMITI – ROCCIA, GHIACCIO E NEVE
PARETE NORD DELL’EIGER IN SOLITARIA
RIZZOTTO FA IL BIS SULLA “PARETE DELLE PARETI”: PRIMA SOLITARIA DELLA VIA DEL PILASTRO
Nel 2004, in quattro giorni dal 15 al 18 agosto, era riuscito a strappare ad un'estate maledettamente piovosa la prima solitaria (e terza ripetizione assoluta) della Via dei cinque di Valmadrera. Quest'anno, invece, tra il 4 e il 5 agosto, ha fatto sua la Via del Pilastro: un'altra prima solitaria, un'altra storica avventura sulla leggendaria nord-ovest del Civetta. Nico Rizzotto (nella foto) ha colpito ancora: ha realizzato un sogno che cullava da tempo. Perché la via sul colossale pilastro della Punta Tissi, 1300 metri risolti in compagnia della neve, tra il 17 e il 24 luglio 1976 (57 ore di arrampicata effettiva, 147 chiodi di passaggio, 70 di sosta e 10 cunei), da Sergio Martini, Paolo Leoni e Mario Tranquillini che dichiararono difficoltà di VI e A3, guastava i sonni del silenzioso trentenne veronese ormai da molto tempo (da anni, addirittura). E l'azione, vissuta attimo per attimo dalle 6 del mattino del primo giorno alle 17 del secondo, con un bivacco alla base degli evidenti camini, è stata degna della lunga attesa: «La Via del Pilastro – racconta Nico – è davvero bella: oltre trenta lunghezze da non prendere sottogamba ma godibili, su roccia buona e chiodate a sufficienza – attenzione, però: i “ferri” sono artigianali e non tutti così affidabili... – che portano proprio sulla Punta Tissi». In altre parole: è stata un magnifico viaggio, di quelli che non si dimenticano, anche se meno “emozionante” di quello lungo la Via dei Cinque. «Perché quella linea, che passa proprio attraverso il “cuore” della parete – spiega il determinato solitario –, è ben più dura di quella di Martini e compagni: là tra gli strapiombi, rispetto al pilastro, si è sempre molto meno tranquilli...». Ma da dove arriva la voglia di scalare così spesso senza compagni, magari in inverno (a proposito: nel titolo parliamo di “bis” di Nico sulla “parete delle pareti” ma, considerando la prima solitaria invernale della Carlesso sulla Torre di Valgrande, messa in bacheca dal nostro tra il 18 e il 20 marzo 2004, avremmo anche potuto “esagerare” con un magnifico “tris”...), da dove arriva, dicevamo, la voglia di solitarie di Rizzotto? La sua risposta è chiarissima: «Mi piace scalare da solo. Io, senza compagni, mi trovo bene. Il gioco diventa più complicato, va organizzato meglio, e anche l'ambiente cambia: lo “senti” maggiormente e, senza parlare per ore e ore, si ha davvero la sensazione di essere in un altro mondo». E ora, lo abbiamo già scritto e lo ripetiamo, la grande Civetta non piange proprio più. Sarà stato il mezzo secolo del diedro Philipp-Flamm (la grande festa di compleanno è in programma tra pochi giorni, dal 7 al 9 settembre, tra Alleghe e il rifugio Tissi), saranno state le condizioni favorevoli (opzione più prosaica ma anche più probabile), sarà stata la voglia incontenibile di alcuni giovani... La verità è che il 2007, con la prima ripetizione di Nuvole Barocche da parte di Alessandro Baù e Alessandro Beber (15 e 16 luglio, ne abbiamo parlato l8 agosto), la prima ripetizione di Eliana firmata dallo stesso Baù con Matteo Della Bordella e Fabrizio Fratagnoli (20 luglio, segnalata il giorno stesso su INTOtheROCKS) e, naturalmente, la solitaria di Rizzotto, è stato l'anno della Civetta: l'anno della “parete delle pareti” cantata e desiderata, di quella creatura calcarea senza eguali che, osservata dal punto giusto - Rudatis insegna... -, sa regalare all'occhio, alla mente e allo spirito quello che forse nessun'altra montagna è in grado di offrire. E un'altra cosa, non da poco, vorremmo aggiungere: le imprese delle scorse settimane non portano le firme di professionisti del verticale. Sono state invece - e per questo appaiono ancora più limpide e luminose - i colpi di genio di ragazzi che vivono la loro incredibile passione lottando con il poco tempo a disposizione, conciliando l'alpinismo con lo studio o con il lavoro: giovani e giovanissimi che sanno sognare e che fanno sognare, un po' i pupilli del “devoto custode” della nord-ovest, l'amico Walter Bellenzier del rifugio Tissi, che ci lasciano esclamare o meglio sussurrare, ricordando Emilio Comici e il suo capolavoro lassù (che tanto la Philipp-Flamm quanto la Via del Pilastro e Nuvole Barocche non hanno voluto o potuto lasciare in pace..., che la Civetta dalle «tetre e smisurate mura indistruttibili», dalla «cresta frastagliata irta di aguzze dentature e di pinnacoli fieri» (Rudatis), incanta ancora.

Nella foto (arch. Alessandro Baù), la parte centrale della parete nord-ovest del Civetta con la Via del Pilastro (a sinistra, in blu) e Nuvole Barocche (in rosso)
AVVISO AI LETTORI. L'appuntamento con le notizie di INTOtheROCKS, causa vacanza (finalmente...) dello scrivente, è rinviato (salvo imprevisti di ogni genere...) a lunedì 3 settembre. Arrivederci a tutti!
CONTINUA L'ESPLORAZIONE MADE IN ITALY DEL GRANDE SISTEMA ASIATICO: PRIMA ASSOLUTA DEL KARKA (6222 m) PER TARCISIO BELLÒ, BRUNO CASTEGNARO, ROBERTA BOCCHESE E MARA BABOLIN
«Una cosa è certa: guai se qualcuno ci dicesse che l'alpinismo è morto. La zona che abbiamo esplorato è zeppa di montagne, pareti di ghiaccio e di roccia mai salite, per tutti i gusti e capacità. Ciò significa che qui c'è possibilità di divertimento ancora per qualche secolo». Alberto Peruffo, appena tornato dalla spedizione “Chiantar 2000” nell'Hindu Kush pakistano (agosto 2000), non poteva essere più chiaro: quel colossale sistema montuoso, costituito da più catene affiancate che, in pratica, saldano i rilievi dell'Afghanistan nord-orientale al Karakoram culminando nel Tirich Mir (7708 m), è una delle “riserve” dell'avventura del futuro, dove gli italiani hanno più volte alzato la voce. Qualche esempio? La prima assoluta del Saraghrar (7349 m), salito nel 1959 da Franco Alletto, Giancarlo Castelli, Paolo Consiglio e Carlo Alberto Pinelli, le scalate compiute dalla spedizione organizzata dal Cai di Bologna nel 1973 – tra cui la prima salita della parete sud-sud-ovest del Pegish Zom I (6269 m) riuscita ad Arturo Bergamaschi, Gilberto Bertolani, Achille Poluzzi e Guerrino Sacchin -, la straordinaria doppia impresa sul Tirich Mir di Gianni Calcagno e Guido Machetto – che nel 1975 ripeterono la Via dei cecoslovacchi e poi risolsero in magnifico stile la cresta ovest – e quindi, facendo un balzo di un quarto di secolo in avanti, la notevole serie di salite della citata spedizione “Chiantar 2000”, vincitrice del riconoscimento “Paolo Consiglio” del Club alpino accademico italiano. Ma attenzione: l'ultimo colpaccio italiano sui giganti dell'Hindu Kush è luminosa cronaca di questi giorni, conseguenza più o meno diretta della spedizione del 2000 (la regia, ancora una volta, è stata del vicentino Franco Brunello) e di una successiva puntata esplorativa del 2004. In sintesi: il 14 agosto 2007, alle 10.30, dopo due giorni di scalata molto impegnativa lungo gli 850 metri della parete nord, Tarcisio Bellò, Bruno Castegnaro, Roberta Bocchese e Mara Babolin, hanno messo in bacheca la prima assoluta del Karka, magnifica cima di 6222 metri della catena dell'Hindu Raj, separata dall'Hindu Kush principale (che si trova a nord-ovest) dal lungo (34 chilometri) corridoio glaciale di Chiantar. «Siamo partiti dal campo 2, posto a 5050 metri sotto la parete, alle 4 del mattino del 13 agosto – spiega Castegnaro, che ci ha contattati via e-mail -. Risaliti i 300 metri di corde fisse piazzati il giorno precedente dal sottoscritto, Bellò e Mara Babolin, abbiamo continuato lungo la parete arrivando in cresta, a quota 5950, alle 17, nel bel mezzo di una bufera. Abbiamo così scavato una truna e lì, in modo direi confortevole, abbiamo passato la notte. La mattina dopo, sempre in compagnia del brutto tempo – vento molto forte e neve -, abbiamo impiegato due ore e mezza per superare gli ultimi 270 metri di cresta e toccare la vetta. Foto di rito e quindi, viste le condizioni meteo, discesa immediata fino alla truna. Attesa invano una schiarita, abbiamo deciso di proseguire verso il campo 2, raggiunto alle 18.30: eravamo stanchi, sì, ma anche molto felici». Da segnalare che, nei giorni precedenti la scalata “principale”, il medesimo quartetto è riuscito a calcare due cime minori, fino a quel momento inviolate. La prima, quotata 5519 metri, è stata salita per la parete nord e la cresta ovest, con discesa per l'impegnativa cresta est. La seconda, invece, alta 5650 metri, ha visto Bellò, Castegnaro, Bocchese e Babolin in azione sulla parete sud-est, risolta lungo un canale di 650 metri. «Il tutto – tiene a precisare Castegnaro – sempre con il maltempo: durante la seconda ascensione non sono mancati neppure tuoni i fulmini. In verità – aggiunge –, sono ancora in attesa dei panorami mozzafiato che speravo tanto di vedere...». Ora, nella zona del Karka, restano quattro alpinisti: oltre a Tarcisio Bellò e Roberta Bocchese ci sono Franco Brunello e Andrea Caprara, giunto al campo base il 10 agosto. I loro obiettivi: altre due bellissime cime, tra i 5700 e i 5800 metri, che chiudono l'orizzonte a est e a ovest del maestoso ghiacciaio di Chiantar.

Il magnifico Karka, cima di 6222 metri dell'Hindu Raj (Hindu Kush), fotografato da sud-ovest
RUSSI IN PROCESSIONE A QUOTA 8611: UNDICI ALPINISTI SULLA VETTA DEL CHOGORÌ
Avanti in buon ordine: dopo Mariev e Popovich, attualmente impegnati nella discesa, questa mattina sono giunti in vetta al K2 (provenienti dal campo 6, lasciato alle 5 ora locale) anche Nickolay Totmjanin e Alexey Bolotov (in cima alle 10.45), Gleb Sokolov (alle 11.10) ed Eugeny Vinogradsky (alle 11.50). Alle 12.10 ecco quindi Victor Volodin, Gennady Kirievsky e Vitaly Gorelik (anche loro partiti dal campo 6) e infine, alle 15.00, ha toccato quota 8611 anche la mitica cordata della nord del Khan Tengri in stile alpino: Pavel Shabalin e Iljas Tukhvatullin (saliti dal campo 7). Ecco: è stato un successo corale che lascia senza parole, con undici uomini su sedici in cima; una prova di forza (l'ennesima) che susciterà forse le solite critiche ma davanti alla quale noi ci togliamo il cappello. Un'avventura cominciata a Mosca il 20 maggio scorso (e in realtà ancora prima, con l'esplorazione preliminare della parete), continuata dal 6 giugno al campo base e poi, dal 21 giugno al 30 luglio, lottando sul grande bastione roccioso (tra 6750 e 8000 metri...) che mai nessuno aveva osato affrontare. I russi non hanno mai mollato la presa, hanno resistito alle tempeste (senza ossigeno supplementare) e hanno lanciato un primo attacco, purtroppo respinto. Ma pochi giorni dopo, come una macchina perfetta, sono stati protagonisti di un crescendo impressionante ed entusiasmante: il vertice dell'avventura, il lungo momento cruciale che abbiamo voluto raccontare passo dopo passo (la sensazione, perdonate la presunzione, era che ce l'avrebbero fatta...) e che si è concluso nel modo più grandioso e addirittura travolgente, come una sinfonia rossiniana.

(Foto: www.k2-8611.ru)
ALLE 12.50 ORA LOCALE, LE 8.50 IN ITALIA, I RUSSI ANDREW MARIEV E VADIM POPOVICH HANNO RAGGIUNTO, SENZA OSSIGENO SUPPLEMENTARE, LA CIMA DEL K2: LA VIA DIRETTA SULLA PARETE OVEST DELLA SECONDA MONTAGNA DELLA TERRA È REALTÀ


Andrew Mariev (a sinistra) e Vadim Popovich. Qui sopra, la parte superiore della parete ovest del K2 con il tracciato della neonata Diretta russa (www.k2-8611.ru)
QUOTA 8400 PER SHABALIN, MARIEV, TUKHVATULLIN E POPOVICH
Alle 16.15 ora locale (le 12.15 in Italia) il quartetto di punta russo, partito soltanto in tarda mattinata dal campo 6 a causa del vento e della scarsa visibilità (non oltre 50 metri) era al lavoro a 200 metri dalla vetta del gigante del Karakoram per piazzare la tendina del campo 7, mentre Volodin, Sokolov, Vinogradsky e Gorelik stavano salendo al campo 6 (8150 m), dove passeranno la notte. Da registrare il malore di Penzov, che sta tornando al campo 3, e inoltre il cedimento di Shamalo, che questa mattina ha deciso di tornare al campo base avanzato. Totmjanin, Bolotov e Kirievsky sono infine saliti dal campo 4 al campo 5. Le previsioni meteo sono buone: nessuna tempesta in arrivo nei prossimi 3 o 4 giorni. DA OVEST A NORD: è in corso, con i cammelli, l'avvicinamento dei kazaki Denis Urubko e Serguey Samoilov al campo base della parete nord del Chogorì (per i dettagli del loro progetto si veda l'articolo pubblicato in questo sito il 2 marzo). Seguiranno ulteriori notizie.
LA FINESTRA DI BEL TEMPO SI È APERTA. IN PIENO SVOLGIMENTO L'AZIONE IN GRANDE STILE DEGLI UOMINI DI VICTOR KOZLOV: PAVEL SHABALIN, ANDREW MARIEV, ILJAS TUKHVATULLIN E VADIM POPOVICH GIÀ AL CAMPO 6, PRONTI AL BALZO DECISIVO
Il quartetto di punta ha raggiunto oggi quota 8150, ha liberato la tendina piazzata il 9 agosto da Alexey Bolotov, Gennady Kirievsky e Nickolay Totmjanin ed ha proseguito ribattendo la traccia, nonostante il forte vento, fino alla fascia rocciosa orizzontale. Ora Shabalin & Co. stanno dormendo al campo 6, pronti per salire gli ultimi 500 metri che li separano dalla vetta. Ma vediamo la situazione ai campi inferiori. Al campo 5 (circa 7500 m) si trovano ben sei alpinisti: la cordata di Viktor Volodin, Valery Shamalo e Serguey Penzov, saliti oggi dal campo 4, e inoltre quella di Gleb Sokolov, Vitaly Gorelik ed Eugeny Vinogradsky, arrivati in giornata dal campo 3. Al campo 4, infine, stanno riposando – in Pakistan, mentre pubblichiamo questo post, è passata da pochi minuti l'una di notte – i tre protagonisti dell'attacco del 10 agosto, bloccato a quota 8500: si tratta dei già ricordati Bolotov, Kirievsky e Totmjanin, risaliti oggi dal campo 2. Più in basso non si trova più nessuno.
A VUOTO IL PRIMO ATTACCO ALLA VETTA: BOLOTOV, KIRIEVSKY E TOTMJANIN MOLLANO A QUOTA 8500. MA LA SFIDA NON È FINITA: ORA TOCCA A SOKOLOV, GORELIK E VINOGRADSKY
Niente da fare, almeno per ora, sulla grande ovest del K2. I russi Alexey Bolotov, Gennady Kirievsky e Nickolay Totmjanin hanno dovuto interrompere il loro assalto finale alla vetta, partito questa mattina alle 5 ora locale dalla minuscola tenda del campo 6 (piazzato ieri dagli stessi, a 8100 metri, dopo aver superato 12 lunghezze di corda dal campo 5). I tre fuoriclasse, giunti più o meno a quota 8500 (senza ossigeno supplementare e lottando con la neve fino alla vita e qualche volta fino al petto), si sono trovati a tu per tu con l'ennesima difficile sezione rocciosa (ripetiamo: a 8500 metri!) e, sfiancati da quattro giorni e quattro notti di attesa del bel tempo al campo 5 (a 7500 m) e inoltre senza materiale adatto, non hanno potuto fare altro che tornare indietro, per raggiungere nuovamente il campo 6 e mettersi in contatto radio, poco dopo le 18.30 ora locale (le 14.30 in Italia), con il resto della spedizione. Ma la poderosa sfida non è per niente finita: oggi Gleb Sokolov, Vitaly Gorelik ed Eugeny Vinogradsky sono saliti al campo 3 e domani, se tutto filerà per il verso giusto, raggiungeranno il campo 4 o addirittura il campo 5.

Nella foto (www.k2-8611.ru): la parete ovest del K2 con la linea diretta seguita dai russi fino a quota 8500
“Servi”, proprio così. E siamo contenti di esserlo. Lavoriamo per la precisione: non la buttiamo in pattumiera o peggio. Le vogliamo bene e sappiamo che è un'arma invincibile. A scoppio ritardato, forse. Ma devastante. Lavoriamo in silenzio al servizio dell'informazione. L'abbiamo già scritto, quando INTOtheROCKS emise il primo vagito, e lo ripetiamo: il nostro obiettivo è informare, raccontare l'alpinismo esplorativo (e prima o poi, dopo le vacanze, approfondiremo questo benedetto tema: l'esplorazione). Geneticamente pragmatici, ci sentiamo artigiani dei fatti: “servi” - ripetiamo – del “così è” (o almeno sembra). Sembra, sì. Perché l'errore è sempre dietro l'angolo, anche sulla nord-ovest del Civetta (dove sarebbe meglio non fare pasticci). Cosa vogliamo dire? Questo: che l'altro giorno, presentandovi Nuvole Barocche, giunti al 20° tiro abbiamo aggiunto una parentesi per dire che “da questo punto la relazione non indica più il materiale impiegato”. Come dire (abbiamo pensato e vi abbiamo fatto pensare): i chiodi ci sono ma Venturino De Bona si è stancato di riportarli tutti, uno per uno, sulla carta. Invece no, ci ha avvisati Alessandro Baù. I chiodi, a parte un cimelio di Emilio Comici lungo il 26° tiro (foto sotto), un paio di ferri del “Ventura” lungo il 32° e 4 clessidre con cordino, non ci sono proprio!! Per cui, amici lettori, siamo andati a “ritoccare” qua e là, levando e aggiungendo, la lunga “filastrocca”. Il tutto - lo sapete già – per la sempre più dimenticata e bistrattata PRECISIONE...
