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giovedì, 30 aprile 2009

PRIMA DI UN'ASCENSIONE

postato da carlocaccia alle 15:05 in frammenti di storia

«Compagno incomparabile: arrampica con uno stile ed una sicurezza spesso ingannevoli; chi lo segue, a volte si trova a dover superare passaggi difficili là ove Polvara era passato con la massima semplicità». Così Aldo Bonacossa a proposito di Luigi Gaetano Polvara, tra i protagonisti dell'alpinismo lombardo nei primi decenni del Novecento. Autore di ascensioni in numerosi gruppi dell'arco alpino, Polvara prediligeva però il Monte Bianco, dove era solito trascorrere le ferie estive. Tra i suoi successi nel grandioso massiccio ricordiamo allora la prima traversata italiana dell'Aiguille du Grépon (con Ponti e Rossi, nel 1919), le salite delle Punte Casati e Castelnuovo delle Dames Anglaises (con gli stessi, nel 1920), una variante sul Dôme de Rochefort (con il fratello Antonio, 1925), la prima ascensione assoluta della sesta guglia delle Aiguilles Rouges du Brouillard (con il fratello Antonio e Mario Zappa, 1930), la prima traversata senza guide dell'Aiguille du Dru, la parete nord del Dente del Gigante e per finire le salite dell'Aiguille Blanche de Peutérey, dell'Aiguille Verte e della Dent du Requin. Ma cosa passava per la testa del nostro protagonista prima di intraprendere una scalata? Ecco la sua risposta, tratta dal racconto della salita al Grépon.

«Nella mia vita di alpinista ho sempre attribuito grande valore agli istanti che immediatamente precedono la partenza. Questa mi ha sempre richiesto un atto di volontà; direi quasi di coraggio. Sempre, nel momento della decisione che si identifica con l'atto, il mio spirito è assalito dal più nero pessimismo; ed ogni volta mi vien fatto di desiderare cose ed avvenimenti tali da farmi rinunciare o, quanto meno, rimandare. Ho sempre profondamente rispettata e temuta la Montagna. Per questo si affollano e si accavallano nella mia mente fantastiche e paurose ipotesi, che sboccano tutte in epiloghi di spaventevole tragicità. In un attimo, ma con una scrupolosità fastidiosa, tutto viene esaminato: tempo, difficoltà, possibilità, condizioni fisiche, allenamento, equipaggiamento; e da quell'esame severo e scrupoloso si esce semplicemente con un “andiamo”. E allora si parte calmi e sereni».

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mercoledì, 29 aprile 2009

DOME KANG: RIUSCITA LA PRIMA ASSOLUTA

postato da carlocaccia alle 15:02 in himalaya

IERI, 28 APRILE 2009, GLI SPAGNOLI CARLOS SORIA E TENTE LAGUNILLA, CON TRE SHERPA, HANNO RAGGIUNTO LA VETTA DEL COLOSSO DI 7264 METRI DELLO JANAK HIMAL

TenteCarlos SoriaIl successo, lungamente atteso, è arrivato: al quinto tentativo, dopo quelli del 1983 (sloveno), 1998 (irlandese), 2004 e 2006 (spagnoli), la vetta del Dome Kang (o Domekhan, 7264 m) è stata finalmente violata. Il colosso dello Janak Himal, che si innalza all'intersezione dei confini nepalese, indiano (Sikkim) e tibetano, una ventina di chilometri a nord del Kangchenjunga, ha ceduto ieri, 28 aprile 2009, ai membri della spedizione della Società geografica spagnola che si trovava sul posto da circa un mese (www.intotherocks.splinder.com/post/20085817). In vetta, alle 8.15 locali dopo poco meno di due ore di salita dall'ultimo, scomodo e gelido bivacco (campo 2, a quota 7150), sono arrivati Carlos Soria (foto a sinistra, www.desnivel.com), Tente Lagunilla (foto a destra, www.arasdelcielo.com) e tre Sherpa. I cinque alpinisti hanno poi avuto qualche problema durante la discesa, in quanto la neve caduta il 27 aprile aveva sepolto le corde fisse piazzate in abbondanza (1500 m) lungo la via, della quale non conosciamo ancora i dettagli. In ogni caso, poche ore dopo il successo, la squadra era riunita al sicuro al campo 1.

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martedì, 28 aprile 2009

KOPOLD: IMPRESA SOLITARIA SULL'ANNAPURNA SUD

postato da carlocaccia alle 15:00 in himalaya

LO SLOVACCO, NELLE SCORSE SETTIMANE, HA APERTO IN A SINGLE PUSH UNA VIA DI 2300 METRI, CON DIFFICOLTÀ FINO ALL'M5, SULLA PARETE SUD-EST DEL COLOSSO DI 7219 METRI

Annapurna sudDodo Kopold, nei giorni scorsi, era ai piedi del Monte Bianco in qualità di giurato dei Piolets d'Or. Proprio lì, parlando con i giornalisti, ha rivelato il suo ultimo successo: una via nuova di 2300 metri, con difficoltà fino all'M5, aperta nelle ultime settimane sulla notevole parete sud-est dell'Annapurna Sud (o Annapurna Dakshin, 7219 m). La via di Kopold, risolta in a single push, segue un marcato sperone che termina sulla cresta sommitale a circa 7100 metri di quota. Raggiunta quindi la vetta, lo slovacco ha continuato in discesa fino ad una sella, dove ha “imboccato” un largo corridoio di neve e ghiaccio sulla parete sud che gli ha permesso di tornare alla base della montagna. Dodo aveva con sé il minimo indispensabile: ramponi e piccozze, una corda da 6 millimetri lunga 40 metri, 8 chiodi da roccia, altrettante viti da ghiaccio, 10 rinvii, 3 barrette energetiche, un po' di carne essiccata e il fornello. Ricordiamo che l'obiettivo principale della spedizione di Kopold, di cui facevano parte anche il ceco Martin Minarik (salitore di sette Ottomila) e la francese Elizabeth Revol (dalla sua il Broad Peak e i Gasherbrum I e II, saliti nel giro di due settimane nel 2008), era la storica via Bonington sulla Sud dell'Annapurna (8091 m), che si trovava però in condizioni disastrose. Rimasti soli per la partenza di Kopold per i Piolets d'Or, Minarik e la Revol hanno deciso di giocare le loro carte nel settore destro della parete e il 19 aprile sono riusciti a raggiungere la cima est (8029 m) della montagna. Tuttavia durante il ritorno, attorno ai 7100 metri di quota, Minarik è scomparso. La sua compagna ha continuato la discesa, le ricerche sono cominciate ma, al momento, dell'alpinista non è stata ancora rinvenuta alcuna traccia.

Nella foto: l'Annapurna Sud con la via di Dodo Kopold. Le freccine indicano l'itinerario seguito in discesa (http://outdoors.webshots.com)

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domenica, 26 aprile 2009

PIOLETS D'OR: I VINCITORI DELLA XVII EDIZIONE

postato da carlocaccia alle 11:05 in varia

LOGO PIOLET DSono tre, scelte dalla giuria tra le sei nominate (www.intotherocks.splinder.com/post/20047347) le salite premiate il 25 aprile a Chamonix.

-Per lo spirito di esplorazione: la prima ascensione della parete sud-est del Kamet (7756 m, Himalaya del Garhwal), compiuta tra il 29 settembre e il 5 ottobre 2008 dal giapponese Kazuya Hiraide con la compagna Kei Taniguchi (prima donna a vincere il Piolet d'Or). La via, chiamata Samurai Direct, è lunga 1800 metri e presenta difficoltà di M5+ e AI5+ («Sono stati i primi alpinisti a tentare la parete, riuscendo nell'impresa al primo tentativo»).

-Per l'impegno complessivo: la prima salita della parete nord del Kalanka (6931 m, Himalaya del Garhwal), compiuta dal 16 al 22 settembre 2008 dai giapponesi Fumitaka Ichimura, Yusuke Sato e Kazuaki Amano. La via, chiamata Bushido, è lunga 1800 metri e presenta difficoltà di M5 («A due terzi della salita una tempesta ha obbligato la cordata a fermarsi per tre giorni. Una volta passata la bufera, al posto di tornare indietro, gli alpinisti hanno continuato fino in vetta»).

-Per la difficoltà tecnica: la prima salita di Checkmate sulla parete nord del Tengkangpoche (6500 m, Himalaya), compiuta dal 21 al 24 aprile 2008 degli svizzeri Ueli Steck e Simon Anthamatten. La via, lunga 2000 m, presenta difficoltà di M7, VI e A0 e WI5 («Il livello tecnico ha molto impressionato la giuria. La via presenta le più alte difficoltà superate nel 2008 in alta quota»).

La giuria ha scelto le salite all'unanimità e il presidente della stessa, Doug Scott, ha dichiarato che «questa edizione segna la rinascita dei Piolets d'Or. Per noi non ci sono né vincitori né vinti: i premiati sono gli ambasciatori di una disciplina, di un'arte, di una passione».

POpiccola

Uno svizzero tra i samurai. Da sinistra: Kazuaki Amano e Yusuke Sato (Kalanka), Kazuya Hiraide e Kei Taniguchi (Kamet) e Simon Anthamatten (Tengkangpoche)

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E per finire, Walter Bonatti con il Piolet d'Or alla carriera (www.intotherocks.splinder.com/post/20268570)

Foto: Pascal Tournaire

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venerdì, 24 aprile 2009

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI

postato da carlocaccia alle 11:30 in frammenti di storia

Le “rubriche sui materiali” trovavano spazio anche sulle pubblicazioni alpinistiche di una volta. Ecco alcuni estratti da un bell'esempio uscito sulla Rivista mensile del Cai ben 125 anni fa, ossia nel 1884.

VESTIMENTI, FORNIMENTI E PROVVEDIMENTI DI VIVERI PER GRANDI ASCENSIONI

«[...] Noi crediamo cosa opportuna che i soci del Club Alpino Italiano siano informati dei cambiamenti pratici introdotti ultimamente negli attrezzi usati nelle ardite imprese. Non si dovrebbe nascondere che grandissimi inconvenienti succedono spesso a persone novizie, le quali vogliono intraprendere difficili ascensioni di montagne senza vestirsi in modo adatto alla temperatura delle alte regioni e senza essere munite delle provviste necessarie [...].

VESTIMENTA. - Questo capitolo comincia coll'argomento più importante, cioè quello della Calzatura, dimostrando chiaramente che senza usare grande cura a questo riguardo l'alpinista potrebbe trovarsi impedito a continuare la strada ed esporsi nel medesimo tempo a molte sofferenze [...]. Portare mezzi stivalini a lacci con suole larghe e spesse, senza tacchi, i quali molte volte sono pericolosi nel discendere per le roccie. Gli stivalini dovrebbero essere di cuoio bovino o di bulgaro molto forte [...] e guarniti tutt'intorno di solidi chiodi [...]. Calze. - È importante che queste siano di lana spessissima onde rimanere morbide ed elastiche al piede e per impedire la gelatura nel passaggio dei ghiacciai [...]. Per gli alpinisti che portano i calzoni corti, il Meurer è in favore delle calze lunghe di colore, confezionate con i peli di capra [...]. Copertura del capo. - È meglio un cappello di stoffa a falde larghe per riparare la faccia dal sole. Non conviene mai portare cappelli di paglia, perché in caso di pioggia divengono duri e poi sono portati via facilmente dal vento [...]. Mantello da pioggia. - L'autore trova di poca utilità il mantello impermeabile di cautchouch perché fa molto traspirare. Negli ultimi tempi gli inglesi hanno trovato un mezzo per ventilare i mantelli di cautchouch. I migliori sono di colore giallo-chiaro, e si vendono dal signor George Cording Waterprofer, 125, Regent Street, London W [...].

FORNIMENTO. - Zaino. - Ci sono molte specie di quest'articolo, ma il migliore modello è il sacco da spalle (in tedesco Rucksach) [...]. Il signor Meurer raccomanda i sacchi del signor A. Sirk, Kärntnerring, N. 1, Vienna [...]. Alpenstock e piccozza. - Il primo si impiega nelle vallate o per le ascensioni di poca importanza, l'altra per le difficili imprese sui ghiacciai e montagne elevate. Il Meurer raccomanda la piccozza adottata dal signor Whymper, e descritta nel libro Escalades dans les Alpes. Quest'istrumento ha 112 a 115 centimetri di altezza, e quella per le guide 130 centimetri. Cramponi (ferri da ghiaccio). - Finora gli inglesi e gli svizzeri hanno fatto poco uso di questi attrezzi [...]. In Svizzera le guide parlano contro i cramponi perché essi risparmiano la fatica di tagliare molte volte i gradini nel ghiaccio, la quale cosa naturalmente toglie via la difficoltà dell'ascensione, ed allora la tariffa delle guide ne risente qualche diminuzione [...]. Velo da neve. - Il Meurer non consiglia all'alpinista di portare il velo nei momenti difficili perché può impedire di vedere i passi da fare [...]. Unguento bianco di zinco. - Si porta quest'unguento in una scatola di vetro chiusa in una fodera di legno [...]. Per evitare di essere bruciato dai raggi del sole bisogna fregare la faccia con l'unguento finché essa sia divenuta tutta bianca [...]. Corda da ghiacciaio. - Come nelle difficili ascensioni la vita dell'alpinista e quella delle sue guide dipendono molte volte dalla solidità della corda alla quale sono attaccati, conviene munirsi di corde di una qualità solida e a tutta prova [...]. Fa bisogno una corda della lunghezza di 12 a 16 metri per quattro persone, le quali dovrebbero mettersi ad un'eguale distanza l'una dall'altra. Trenta metri di questa corda pesano solamente 2 chilogrammi ed 8 grammi. L'autore non è in favore delle larghe cinture di cuoio portate qualche volta degli alpinisti inglesi per attaccarsi alla corda. Per trovare la vera corda di Manilla conviene indirizzarsi al fornitore dell'Alpine Club, M. John Buckingham, n. 32, Broad Street. Bloomsbury, London W.C. [...]. Recipiente da uova. - Il miglior modo di trasportare le uova crude sulle alte montagne, è di aver un lungo tubo in stagno con cinque o sei divisioni nelle quali le uova si trovano separate le une dalle altre. Così l'alpinista non si vede privato di questo eccellente nutrimento [...].

VIVERI. - Questo è un soggetto un po' difficile da trattare, perché ciascuno ha il suo modo di vedere secondo le abitudini [...]. La reazione dell'aria rarefatta della montagna sull'organismo dell'abitante della pianura si fa sempre sentire più specialmente sugli organi della digestione, per cui l'alpinista deve badare a munirsi di buone provviste. Riguardo al male di montagna, il Meurer [...] ha trovato un eccellente rimedio consistente nel bere in tali circostanze un mezzo bicchiere di vino rosso di buona qualità mangiando nel medesimo tempo qualcosa di solido [...]. Lardo. - Per le persone abituate può essere di una grande utilità, ma non tutti gli alpinisti sono certamente in grado di sopportare un simile nutrimento [...]. Carne conservata in scatole. - Dopo molte prove, il Meurer crede di potere raccomandare agli alpinisti le carni conservate con legumi della ditta Crosse e Blackwell di Londra. Questa carne è preparata con gusto piccante ed eccita l'appetito [...]. Le scatole sono rotonde e di facilissimo trasporto avendo solamente 8 centimetri di altezza e 6 di diametro e non pesando che 22 grammi. Le qualità più ricercate sono: Potted chieken and Ham (pollo e prosciutto), Potted game (selvaggina), Potted beef (manzo) e Potted tongue (lingua di manzo) [...]. Conviene raccomandare anche il Corned beef della ditta americana Wilson Packing Company di Chicago [...]. Zuppa stufata. - Questa minestra è fatta con farina e con una o due uova mescolate con vino. Si può anche aggiungere un po' dell'estratto Liebig. Un'altra zuppa caldamente raccomandata [...] è quella chiamata Erbswurstsuppe, cioè salsiccia con legumi, la quale ha servito tanto bene all'esercito prussiano nell'ultima guerra nel 1870 [...]. Il touriste deve prendere con sé la quantità usata dagli ufficiali prussiani [...]. Caffè. - Non c'è bisogno di raccomandare il caffè agli italiani, perché conoscono benissimo gli effetti per stimolare i nervi. Gli inglesi di preferenza fanno uso del the [...]. Liquori. - Il Meurer che si può fare uso di cognac, kirsch, rhum, come rimedio in certi momenti di grande strapazzo, ma è falso il credere che i liquori danno vigore al fisico [...]. Vino. - Non si può troppo lodare l'ottimo effetto del vino generoso durante le grandi ascensioni, e misto con acqua o con neve toglie via la sete. Il Meurer consiglia di bere qualche goccia di vino puro di Marsala, di Xeres, o di Tokai quando l'alpinista è giunto verso le sommità della montagna e si trova per conseguenza stanco. Non si deve bere birra che in pianura od al momento della discesa [...]».

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BABANOV: NIENTE DA FARE SULL'ANNAPURNA

postato da carlocaccia alle 10:02 in himalaya

annapurna NW faceGame over per Valery Babanov e Victor Afanasief sull'Annapurna. I due alpinisti, che intendevano aprire un nuovo itinerario sulla parete nord-ovest (nella foto) del colosso di 8091 metri, dopo aver tentato di acclimatarsi sia lungo la via normale (parete nord) sia lungo l'irripetuta Via cecoslovacca (parete nord-ovest), vista la notevole quantità di neve sulla montagna e i conseguenti eccessivi rischi, hanno deciso di rinunciare al loro obiettivo. Ma ecco alcuni dettagli. Nei primi giorni di aprile la cordata è salita fino a 5600 metri lungo la via normale, ritenuta immediatamente troppo pericolosa. Il 12 aprile, dopo qualche giorno di riposo, Valery e Victor hanno quindi messo le mani sulla Via cecoslovacca: l'intenzione era di salire fino a 6700 metri ma una fitta nevicata li ha fermati molto in basso, a circa 5000 metri. Il 14 aprile, dopo un altro giorno di pausa al campo base, i due amici hanno deciso di ritornare sulla parete nord, per raggiungere quota 6400. Due giorni dopo, tuttavia, hanno fatto per l'ennesima (e ultima) volta marcia indietro.

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giovedì, 23 aprile 2009

MONTE BIANCO: VISITE ILLUSTRI SU DUE GRANDI PARETI

postato da carlocaccia alle 12:11 in alpi occidentali

COLIN HALEY DA SOLO SULLE DROITES, IAN PARNELL E SOCI SULL'AIGUILLE SANS NOM

Colin Haley DroitesPartiamo con la Nord delle Droites (4000 m), dove il 9 aprile 2009 l'americano Colin Haley, classe 1984, autore tra l'altro della traversata del gruppo del Cerro Torre con Rolo Garibotti (www.intotherocks.splinder.com/post/15683789 e www.intotherocks.splinder.com/post/15714321), ha ripetuto in solitaria la Ginat (Jean Ginat, Gilles Modica, Jean-Pierre Simon e Jean-Marc Troussier, 24 luglio 1978, 1000 m, ED) trovando in eccellenti condizioni il tiro chiave di misto. Superata la crepaccia terminale alle 10.17, Haley ha concluso la salita 3 ore e 26 minuti più tardi (contro le 12-20 indicate nella Guida Vallot) e durante la discesa ha pensato che, al posto della corda, avrebbe fatto meglio a portare con sé gli sci, che gli avrebbero facilitato non poco il ritorno alla stazione del Montenvers (dove è arrivato in tempo per l'ultimo treno). Quattro giorni dopo le Droites, in compagnia del canadese Maxime Turgeon (www.intotherocks.splinder.com/post/14731805) con cui aveva già scalato il Cerro Standhardt e il Fitz Roy, Haley si è spostato sull'altro lato del ghiacciaio d'Argentière, ha salito l'Aiguille omonima (3902 m) per la via normale ed è quindi sceso con gli sci lungo il couloir Barbey (42° di inclinazione secondo la Guida Vallot). Il 15 aprile, dopo aver rinunciato per le condizioni del tempo al Supercouloir di Gabarrou e Colin Haley Droites 2Boivin sul Mont Blanc du Tacul (4248 m), il nostro protagonista ha superato in solitaria la parete nord dell'Aiguille du Midi (3842 m) e cinque giorni dopo, il 20 aprile, l'ha scesa con gli sci lungo il ripido (50-55°) couloir Eugster in compagnia dell'asso svedese Andreas Fransson. Per finire: il 21 aprile, con l'italiano Luca Pandolfi, Haley ha risalito il Couloir des Capucines tra il Grand e il Petit Capucin (3838 e 3693 m), ha raggiunto la Brèche du Carabinier (3608 m) tra le due cime e da lì, per il couloir Macho (Bernard Macho in discesa, 28 dicembre 1975), è arrivato al Col du Diable (3955 m), sulla cresta sud-est del Mont Blanc du Tacul. Dal colle, ovviamente, il ritorno si è svolto in entusiasmante scivolata.

In alto: Colin Haley dopo il tratto più ripido sulla Nord delle Droites. Qui sopra: salendo all'Aiguille d'Argentière con, sullo sfondo, le Nord delle Droites (al centro) e dell'Aiguille Verte (a destra)

Colin Haley Capucin

Luca Pandolfi lungo il couloir Macho. A sinistra, l'imponente mole del Grand Capucin (foto: Colin Haley, www.colinhaley.blogspot.com)

* * * * * * *

Da Colin Haley ad un irresistibile terzetto britannico - Ian Parnell, Nick Bullock e Andy Houseman (www.intotherocks.splinder.com/post/12389343) – che una settimana fa, messi gli occhi sulla splendida parete nord dell'Aiguille Sans Nom (3982 m: dal punto di vista orografico è la spalla occidentale dell'Aiguille Verte mentre da quello alpinistico gode una meritatissima indipendenza), l'hanno salita in due giorni combinando la parte inferiore di Roulette Russe (Valery Babanov e Thierry Braguier, 17 e 18 settembre 1997, 1000 m, ED+) con quella superiore della Direttissima Gabarrou-Silvy (Patrick Gabarrou e Philippe Silvy, 5-7 agosto 1978, 1000 m, M8 e WI6, www.intotherocks.splinder.com/post/12217434).

Ian Parnell Sans Nom

Sulla parete nord dell'Aiguille Sans Nom, lungo la parte superiore della Direttissima Gabarrou-Silvy (foto: Ian Parnell, www.ianparnell.com)

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mercoledì, 22 aprile 2009

A SINISTRA E A DESTRA

postato da carlocaccia alle 12:16 in pirenei

FANTASIA INVERNALE SULLA PALA DE IP (PIRENEI): VIE NUOVE SULLA PARETE NORD PER GLI SPAGNOLI SIMÓN E MARTÍN ELÍAS E PER I FRANCESI RÉMY THIVEL, RÉMY LABORDE E RICHARD DUPONT

Pala de IpNei Pirenei Aragonesi, in Spagna ma ad un passo dalla Francia, a ovest della stazione sciistica di El Formigal, nella Valle del Tena, la parete nord della Pala de Ip (2783 m) ha poco da invidiare ad altre più blasonate colleghe. Perché quella muraglia di 700 metri, in inverno, diventa un banco di prova di primissimo ordine, dove le avventure sono assicurate. Così, durante l'ultima concentración de alpinsimo invernal dell'Equipo Español de Alpinismo (EEA), svoltasi dal 16 al 22 marzo 2009, gli sguardi dei giovani talenti iberici non potevano non posarsi su quella larga bastionata.

Il 17 marzo Javier Bueno, Mikel Bonilla e Simón Elías, partiti da El Formigal, hanno avviato le danze ripetendo la via Ursi, trovata molto secca e, di conseguenza, con l'M6 diventato 6b e i tratti solitamente ghiacciati trasformati in terreno da dry tooling. In ogni caso, pochi giorni prima della salita di Elías e compagni, la Ursi era già stata percorsa da una cordata anonima.

Simon EliasDue giorni dopo, il 19 marzo, lo stesso Simón Elías (classe 1975, nel 1997 ha firmato la quarta salita completa della Via dei Ragni sul Cerro Torre) si è legato con il fratello Martín (classe 1982) e, notando una possibilità nel settore sinistro della parete, ha nuovamente attaccato la Pala de Ip tracciando Anarquista busca sponsor (600 m, M6, 90°). Saliti senza troppi problemi (e praticamente al buio) i primi 300 metri, Simón e Martín sono andati avanti per due lunghezze su rampe di neve interrotte da brevi risalti rocciosi (con interessanti passi di misto) e, dopo un'ulteriore lunghezza per superare una splendida goulotte (ghiaccio duro e misto verticale) chiusa da una potente cornice, hanno raggiunto la sella da cui parte la cresta nord-est. Da lì, seguendo una cascata sulla parete est e non senza un traverso obbligato per le condizioni della parete (scaldata dal sole), la cordata ha infine raggiunto la vetta.

Le notizie dalla Nord della Pala de Ip, però, non sono finite. Il giorno prima della salita dei fratelli Elías, nel settore destro della muraglia e più precisamente tra la classica Ursi e il canalone nord-est, i francesi Rémy Thivel, Rémy Laborde e Richard Dupont hanno firmato una via (rimasta senza nome) che Thivel ha trovato davvero magnifica (a parte il tratto finale, dove la neve lasciava a desiderare). La linea francese, lunga 600 metri e lasciata completamente disattrezzata, si sviluppa su placche rocciose compatte (M6 e forse qualcosa in più) e su ghiaccio fino a 70°, per un TD+ di valutazione complessiva.

In alto: la parete nord della Pala de Ip con le vie Anarquista busca sponsor (in rosso) e Thivel-Laborde-Dupont. Qui sopra, Simón Elías (www.fedme.es)

Martin Elias Pala

Martín Elías sulla parete nord della Pala de Ip (foto Simón Elías, www.fedme.es)

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lunedì, 20 aprile 2009

PROGETTI RUSSI IN NEPAL E CINA

postato da carlocaccia alle 14:30 in cina, himalaya

PUGOVKIN, BELYAEV, LOGINOV E STAROV SULLA SUD DEL PUMORI, RUCHKIN E MIKHAILOV NEL SICHUAN DA SCOPRIRE

PumoriI giovani Evgeny Belyaev (classe 1983) e Igor Loginov (classe 1985), di Krasnoyarsk, ormai li conosciamo bene. Ne abbiamo parlato due anni e un paio di mesi fa raccontando la prima invernale della Ruchkin-Odintsov sulla parete nord dell'Ak-Su (www.intotherocks.splinder.com/post/11031819). Li abbiamo poi incontrati durante l'estate successiva, impegnati sui due chilometri verticali della Nord-ovest della Grande Torre di Trango (www.intotherocks.splinder.com/post/13135500). L'anno scorso, invece, li abbiamo visti tentare la parete ovest del poderoso Skyang Kangri (www.intotherocks.splinder.com/post/17421507 e www.intotherocks.splinder.com/post/18113273). Ora, invece, ne parliamo per annunciare che nelle prossime settimane, in compagnia di Anton Pugovkin e Vladimir Starov, tenteranno di aprire una via nuova sulla parete sud del Pumori (7161 m), salita per la prima volta nell'autunno 1972 - con 3000 metri di corde fisse e ben 170 chiodi da roccia - da una spedizione dell'Ensa di Chamonix composta da Yves Pollet-Villard, Pierre Blanc, Jean Coudray, Maurice Gicquel, Yvon Masino, Georges Payot e Raymond Renaud (la vetta fu raggiunta il 3 e 4 novembre da tutti i membri della squadra). Con i ragazzi della parete sud non mancheranno anche alcuni veterani che tenteranno la via normale, aperta nel 1962 da Gerhard Lenser e compagni: di Krasnoyarsk ci saranno Alexander Kuznetsov, Valery Kohanov, Nickolay Smetanin, Vladimir Karataev (in vetta al Lhotse per la parete sud nel 1990) ed Evgeny Bakaleinikov mentre di San Pietroburgo ci saranno Alexey Paskhin, Alexey Klimin e Dmitry Pulinets.

E-GonggaDal Nepal alla Cina e precisamente al Sichuan dove, ieri, sono arrivati Alexander Ruchkin e Mikhail Mikhailov. Dalla città di Chengdu i due fuoriclasse (www.intotherocks.splinder.com/post/14487549) si sposteranno a ovest verso le poco visitate montagne del Daxue Shan e tenteranno in stile alpino la splendida parete sud-est del Mount Edgar (noto anche come E-Gongga, 6618 m), che si innalza poco a nord del Gongga Shan (o Minya Konka, 7556 m: è la cima più alta della catena). Tentato nel 1982 da una spedizione britannica guidata da Stuart Hepburn, il Mount Edgar è stato salito per la prima (e per ora unica) volta nel 2000 da una squadra coreana (probabilmente per la parete sud) ed è nuovamente finito nel mirino dei britannici nell'aprile 2004, quando Angela Benham, Chris Drinkwater, Titch Kavangh e Andrew Phillips avrebbero voluto scalarne la parete nord. Il quartetto, tuttavia, di fronte ad una pericolosa barriera di seracchi, ha preferito desistere e ripiegare su due cime vicine: lo Xiao Pangwa (5630 m, salito) e il Da Pangwa (5910 m, dove è stata raggiunta quota 5400).

Sopra: la parete sud del Pumori. Sotto: la parete sud-est del Mount Edgar (foto Tamotsu Nakamura, www.mountain.ru)

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venerdì, 17 aprile 2009

CORDILLERA VILCANOTA: I PERUVIANI COME I RUSSI

postato da carlocaccia alle 14:28 in sudamerica

CINQUE VIE NUOVE IN SIMULTANEA SUL NEVADO CAMPA, SUL NEVADO PUCAPUNTA OVEST E SUL NEVADO MARIPOSA PER LE ASPIRANTI GUIDE DI HUARAZ

Devono avere imparato dai russi, che ai tempi delle competizioni attaccavano in contemporanea una manciata di vie e in pochi giorni, inseguendo la vittoria, realizzavano quello che in condizioni normali poteva richiedere degli anni. Stiamo parlando delle aspiranti guide di Huaraz, in Perù, che nella poco frequentata Cordillera Vilcanota, nel settore meridionale del paese, a sud-est della città di Cuzco, il 4 ottobre 2009 si sono lanciate su tre montagne diverse nei pressi del Nevado Ausangate (che con i suoi 6384 metri è il re della catena) riuscendo a mettere a segno ben cinque “prime”.

Vilcanota 1

Alberto Hung e Johan Zárate, dopo il doppio forfait dei compagni Alfredo e Jesús con conseguente perdita di tempo, si sono cimentati sul Nevado Campa (o Nevado María Huamantilla, 5500 m circa), salendone la parete sud-ovest e continuando in cresta fino alla vetta. La via, chiamata YAS Gael, presenta ghiaccio a 65°, passaggi su roccia fino al III e, complessivamente, è stata valutata D+ (foto sopra).

Vilcanota 2

Sul Nevado Pucapunta Ovest (5500 m circa), Raúl Laveriano, Willy Alvarado, Beto Pinto, Claudio Llyulla, Steven Fuentes e Roger Lliuya, dopo aver atteso un miglioramento del tempo, alle 6.40 hanno attaccato la parete sud salendo prima per 120 metri su neve dura, poi per 240 metri su ghiaccio e quindi, raggiunta la cresta sommitale, hanno proseguito fino alla vetta. La via, battezzata Magno Camones, in sigle suona così: 360 m, 65°, TD. Aggiungiamo che la discesa, che nel primo tratto si è svolta lungo la cresta est fino alla sella tra i due Pucapunta, ha richiesto alcune calate in doppia (foto sopra).

Vilcanota 3

Ed eccoci infine al Nevado Mariposa (o Nevado Santa Catalina, 5818 m) dove Melesio Escolástico e Marco Luylla hanno tracciato EL JHG (350 m, 80° e III, TD, in rosso nella foto sopra), a Darío Alva e Flavio Mandura è riuscita Almita (350 m, 80° e V, TD, in blu nella foto) e Miguel Gamarra e Willy Huamán hanno firmato Denia (350 m, 60° e V, TD, in verde).

Foto: www.camycam.org

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