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Era un personaggio unico, Antonio Rusconi: un “fuori categoria” come le salite più dure del Tour de France. Ricordo che una volta, cinque o sei anni fa, in occasione di una serata organizzata dal Cai di Valmadrera, fu invitato sul palco. Ovviamente non ne voleva sapere ma qualcuno, non so chi, riuscì a convincerlo: accompagnato da un applauso lui si alzò, raggiunse la scaletta, salì quei pochi gradini e dopo qualche stretta di mano si piazzò con cura in un angolo. Una domanda alla signora Vera Cenini, una battuta di Ezio Scetti, Giorgio Redaelli che racconta che quella volta, sulla tale montagna, è successo questo e quest'altro... e così il tempo passa, il turno di Antonio non arriva e il nostro, ad un tratto, si guarda attorno e... zac! sparisce di nuovo tra il pubblico. In privato, tra amici, era naturalmente assai più socievole. Così, un giorno, mi raccontò la sua (ai più sconosciuta anche perché assai breve) carriera solitaria. «Eh, vedevo che c'era la moda di andare in giro da soli e allora mi son detto: faccio anch'io il solitario. La prima volta sono andato al Tecc di Port: qui, sopra Valmadrera – lo sai, no? -, lungo il sentiero per Pianezzo. Lì c'era la mia via - mia e di Giorgio Tessari - tutta strapiombante, da fare con le staffe... e l'ho fatta. La seconda volta, invece, ho cercato una via in libera, che ai tempi voleva dire senza corda, e allora ho salito la Cassin in Medale. La terza volta, quindi, sono andato ai Corni per fare la Elena sul Pilastrello. Ma sono caduto dalla prima sosta! Per fortuna che c'era sotto un nocciolo... non mi sono accoppato ma mi sono scassato tutto ugualmente. La mia carriera solitaria è finita lì...». Abbiamo appena menzionato Giorgio Tessari: fu lui, negli anni Sessanta del secolo scorso e quindi prima del magico periodo delle invernali, il compagno fisso di Antonio. Insieme, sulle montagne di Valmadrera, quei due giovanissimi ne combinarono di tutti i colori: la Don Arturo Pozzi sulla nord-est del Corno Orientale e la Osa (che sta per “Organizzazione sportiva alpinisti”) sulla nord del Moregallo sono sicuramente le loro creazioni più importanti. La Osa, in particolare, è stata ripetuta soltanto cinque volte: aperta nel 1965 con i “rinforzi” Castino Canali (che aveva intuito la possibilità) e Pietro Paredi, è rimasta nella memoria di Antonio perché fu risolta con un bivacco tra il sabato e la domenica e la sera del giorno di festa, al termine della bella salita, il nostro eroe riuscì persino a non perdere la messa! A proposito della Don Arturo Pozzi, invece, un giorno domandai ad Antonio se non l'avesse mai ripercorsa. E in quella sua risposta, falsamente solenne: «Paganini non ripete», mi sembrò di scorgere la serena essenza, da meraviglioso dilettante, del suo andare per creste e pareti, quella sua capacità di appartenere all'alpinismo, al grande alpinismo, senza perdere di vista il resto. Antonio, che ci ha lasciato (www.intotherocks.splinder.com/post/16732303) per un male che forse non riusciva ad accettare, non è mai stato un malato di montagna.

Antonio Rusconi sulla parete sud della Torre Trieste, durante la prima ripetizione invernale (e prima ripetizione assoluta) della Piussi-Redaelli

Sulla nord-est del Badile, lungo la Via del Fratello

Come sopra...

Ancora sul Badile: tutta la forza di Antonio

I “cinque” di Valmadrera dopo la via nuova, in inverno, sulla nord-ovest del Civetta: da sinistra a destra, con il Pelmo alle spalle, Gianni Rusconi, Gianbattista Villa, Gianbattista Crimella, Antonio Rusconi e Giorgio Tessari

Giorgio Tessari (a sinistra) e Antonio Rusconi ai tempi delle loro prime scalate

Giorgio Tessari, Castino Canali, Antonio Rusconi e Pietro Paredi appena usciti dalla via Osa sulla nord del Moregallo

Gli stessi (Rusconi, Paredi, Tessari e Canali) premiati dall'allora sindaco di Valmadrera, Emilio Moro, per la prima salita della via Osa

Verso l'attacco della via Osa sulla nord del Moregallo
Rimandiamo, per altre informazioni e immagini, a: www.intotherocks.splinder.com/post/11375346 e www.intotherocks.splinder.com/post/16144970