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ANNAPURNA
PARETE SUD. Giorni decisivi per la spedizione internazionale impegnata sulla parete sud dell'Annapurna (8091 m). La squadra, originariamente composta dallo spagnolo Iñaki Ochoa, dal rumeno Horia Colibasanu, dal canadese Don Bowie e dai russi Alexey Bolotov (in vetta al K2, nel 2007, per la parete ovest), Sergej Bogomolov, Emil Mamedov, Dmitry Sinev, Alexander Lutokhin, Ilya Rozhkov, Arcady Ryzhenko e Dmitry Frolenko, si è mossa nel settore destro della parete (il più basso e meno difficile), nei pressi della Via dei Polacchi (Jerzy Kukuczka e Artur Hajzer, 1988) e di quella risolta nell'autunno scorso, in solitaria, dallo sloveno Tomaž Humar. «Il 21 aprile – ha spiegato Ochoa – io ed Horia siamo saliti a quota 6500 lungo la via polacca, con la parete in condizioni accettabili. Il giorno successivo ci siamo quindi diretti verso la linea di Humar: si tratta di una via fantastica, logica e sicura. Ci siamo spinti fino a quasi 7000 metri, aprendo una variante di 800 metri». Ieri Ochoa e Colibasanu hanno sferrato un primo attacco alla cima salendo fino a 6200 metri ma oggi, a causa della molta neve caduta nella notte, hanno deciso di scendere al campo base: sperano di ritentare nei prossimi giorni. Purtroppo non sono chiare le notizie sul rapporto tra la cordata appena menzionata e il gruppo russo che il 4 maggio, ridotto a soli quattro elementi (nei giorni scorsi Mamedov, Sinev, Rozhkov e Ryzhenko hanno dato forfait), stava attrezzando con le corde fisse la parte superiore della parete (mentre Ochoa, Colibasanu e Bowie erano al campo 2, a quota 6200).
AGGIORNAMENTO. Giunge in questo momento la notizia che ieri, 7 maggio, il russo Alexey Bolotov, da solo, con il vento a 40 chilometri l'ora e una temperatura di -20 gradi, ha raggiunto la cima est (8029 m) dell'Annapurna. Ora si trova con i suoi compagni al campo 5, verosimilmente lungo la cresta sommitale, a quota 7300.

Il settore destro della sud dell'Annapurna con, da sinistra a destra, la via polacca, la recente variante e la via di Humar (www.navarra8000.com)
PARETE NORD-OVEST. La spedizione polacco-slovacca composta dai fuoriclasse Piotr Pustelnik, Piotr Morawski, Dariusz Zaluski e Peter Hamor, dopo aver raggiunto quota 7000 (il 28 aprile) ed essere stata cacciata in basso dal vento fortissimo, ha rinunciato al proprio obiettivo: la prima ripetizione della Via cecoslovacca, tracciata nel 1988 da un team di 15 alpinisti (in vetta, il 2 ottobre dal campo V, giunsero Jindrich Martis e Josef Nezerka) sulla parete nord-ovest dell'Annapurna. Pustelnik e compagni, colpiti da leggeri congelamenti, potrebbero aver già lasciato il campo base (in elicottero) alla volta di Pokhara.

Peter Hamor, Piotr Pustelnik e Piotr Morawski (arch. Pustelnik)
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DHAULAGIRI
Venti persone in un solo giorno in vetta al Dhaulagiri: la notizia è del 1° maggio scorso, quando a quota 8167 sono giunti i russi Valery Babanov e Nickolay Tomjanin, i cechi Radek Jaros e Zdenek Hruby, la polacca Kinga Baranowska, l'ecuadoriano Iván Vallejo, il colombiano Fernando González-Rubio, l'argentino Christian Vitri, l'austriaca Gerlinde Kaltenbrunner, il tedesco David Göttler, il nepalese Muptu Sherpa e gli spagnoli Edurne Pasabán, Ferrán Latorre, Ignacio Orviz, Asier Izaguirre, Alex Txicon, Carlos Pauner, Javier Pérez, Marta Alexandre e Jesús Morales. Tutti gli alpinisti hanno seguito la via normale per la parete nord e la cresta nord-est, tracciata nel 1960 da una spedizione svizzera diretta da Max Eiselin (i primi a toccare la cima, il 13 maggio, furono l'austriaco Kurt Diemberger, lo svizzero Albin Schelbert e il nepalese Nawang Dorje Sherpa). Diamo quindi la notizia soltanto per dire che per Babanov e Totmjanin questo successo è, in realtà, la conseguenza di un tentativo a vuoto lungo la cresta ovest della stessa montagna (post del 14 e 25 marzo e del 7, 18 e 23 aprile 2008), che per Gerlinde Kaltenbrunner ed Edurne Pasabán si tratta rispettivamente dell'undicesimo e del decimo Ottomila e che Iván Vallejo, con questa salita, ha finalmente completato la collezione delle quattordici montagne più alte della terra (è stato il quattordicesimo alpinista a raggiungere l'obiettivo e il settimo dopo Messner, Loretan, Oiarzabal, Iñurrategi, Viesturs e Mondinelli a riuscire senza mai usare l'ossigeno supplementare).

Iván Vallejo sulla vetta del Dhaulagiri, suo quattordicesimo Ottomila (www.ivanvallejo.com)