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«NATO AI PIEDI DELLE MONTAGNE, NE HO SEMPRE SUBITO LA PREPOTENTE ATTRAZIONE»
«Dopo le tante discussioni anche di carattere filosofico che già si sono avute su questo argomento, ecco che oggi ci ridomandiamo “perché l'alpinismo?”. E noi alpinisti anziani chiediamo a noi stessi per quali ragioni continuiamo ad andare in montagna. Evidentemente non è soltanto perché la nostra vita s'identifica ormai col lato pratico dell'alpinismo, ma perché grazie alla montagna abbiamo potuto darle un senso completo. Nato ai piedi delle montagne, ne ho sempre subìto la prepotente attrazione. Inizialmente esse sono state per me come un ginnasio per saggiare i miei ardori giovanili. Ma anche più in là negli anni constatai che la montagna è il banco di prova più adatto per misurare le nostre possibilità: nella lotta contro le forze della natura, talvolta benigne, talvolta ostili, che però lasciano sempre all'uomo la capacità di resistere con intelligenza ed anche di vincere. In queste parole, “anche vincere”, è il nocciolo della questione. Si può vincere anche con umiltà e modestia. Per ottenere questa vittoria non basta aver coraggio: occorre aver imparato, occorre spesso tutta una vita di sacrifici. Si comprende il valore di questa lunga conquista che è il risultato della maestria e del controllo di se stessi. E credo che per sfuggire talvolta alla supremazia ingiusta e crudele degli uomini, molti si rivolgono con amore alla montagna e all'alpinismo, attratti da un'attività, da una forma di lotta in cui possono affermare la parte migliore di loro stessi. La montagna si rivela così un autentico aiuto morale».
Così rispose Bruno Detassis, nel 1965, alla domanda da lui stesso ricordata (Tavola rotonda del Festival di Trento, si veda in proposito la Rivista mensile del Cai, 1967, pp. 94-95). Il “Re del Brenta” si è spento ieri sera nella sua casa di Madonna di Campiglio (www.intraisass.splinder.com/post/17040701). Georges Livanos, nel suo Cassin. C'era una volta il sesto grado (Dall'Oglio, Milano 1984), gli rese omaggio a modo suo, in due righe che valgono più di un libro intero: «I “più forti” allora erano cinque, sei, sette... Volendo fare una classifica ex aequo, di questi grandi maestri non citerò che i più famosi: Andrich, Carlesso, Comici, Detassis, Soldà, Vinatzer e Cassin».

Christophe Profit e Bruno Detassis al Festival di Trento (www.trentofestival.it)

Bruno Detassis e le sue montagne secondo la disegnatrice lecchese Luisa Rota Sperti (il disegno è tratto dal ciclo Dalle cattedrali della terra ai sentieri del cielo, www.luisarotasperti.com)

Bruno Detassis negli appunti di Luisa Rota Sperti (dal catalogo del ciclo Dalle cattedrali della terra ai sentieri del cielo)