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mercoledì, 30 aprile 2008

GRANDES JORASSES, SPERONE WALKER: RIFLETTORI SULLA “DESMAISON-GOUSSEAULT"

RIVEDUTA E CORRETTA LA LISTA DELLE RIPETIZIONI: LA SECONDA, DEL 1979, PORTA LE FIRME DEI CECOSLOVACCHI MROZEK E SPLICHAL E L'OTTAVA, DEL 2007, È RIUSCITA A NEIL BRODIE E MARC CHALLAMEL

Nell'inverno 1980 uno squadrone di cecoslovacchi assediò la nord-ovest del Civetta: gli eroi dell'est tornarono a casa con le prime invernali della Bellenzier sulla Torre d'Alleghe (Jan Doubal, Joska Nezerka e Stano Silkan, 28-29 febbraio), della Via degli amici (gli stessi con Zuzana Charvatova, 2-5 marzo) e della Via dei Fodomi alla Punta Civetta (Miroslav Smid e Honza Fulka, 3-7 marzo). Ma non è tutto: dal 2 al 12 marzo, sulla nord della Piccola Civetta, Jan Porvaznik e Peter Valovic si scatenarono lungo una linea nuova di 1400 metri, con difficoltà di V+ e A3. La fama di Porvaznik è tuttavia legata ad un'altra creazione: la celebre No siesta tracciata nel 1986, con Stanislav Glejdura, sulla nord delle Grandes Jorasses. Su quella parete i cecoslovacchi avevano già lasciato il segno nel 1979, aprendo un'altra via da paura: Rolling stones. In quei giorni, però, sullo Sperone Walker, Kutil, Prochaska, Slechta e Svejda non erano soli. Come avrebbero fatto l'anno seguente sulla “Parete delle pareti”, anche sulle Jorasses gli uomini dell'est si erano divisi i compiti: mentre il “gruppone” risolveva la via nuova, leggermente più a sinistra, dopo aver salito con i compagni le prime lunghezze di corda, la cordata composta da Boh Mrozek e Jurek Splichal, dal 25 al 28 luglio, metteva a segno la seconda ripetizione della Desmaison-Gousseault. L'informazione, che arriva da colui che oggi è probabilmente il più profondo conoscitore della storia alpinistica delle Grandes Jorasses, Luca Signorelli, giunge in seguito alla renaissance della Desmaison-Gousseault, culminata nell'autunno scorso con una dichiarazione di Pete Benson e Guy Robertson. I due veterani scozzesi, dopo averla ripetuta, hanno infatti definito questa salita «the best mixed climb in the world»: la migliore via di misto del mondo. Ma attenzione: annunciando il successo di Benson e Robertson (www.intotherocks.splinder.com/post/14519548) abbiamo erroneamente attribuito loro la prima ascensione in libera di quello che, oggi più che mai, è il capolavoro del mitico René. La storia, incredibile ma vero (si parla 6b/6c e M6/M7), è però diversa. I primi a passare in libera lassù furono proprio i primi ripetitori, nel lontano 1977: l'americano Tobin Sorenson (www.intotherocks.splinder.com/post/16607212) e lo scozzese Gordon Smith, autori tra l'altro della variante iniziale (più semplice dell'originale) che due anni dopo sarebbe diventata anche il primo tratto di Rolling stones. Tutto qui? Nossignori. Come abbiamo già scritto (www.intotherocks.splinder.com/post/14785010), dopo la ripetizione di Benson e Robertson, la Desmaison-Gousseault è stata ripercorsa dai francesi Pierre Labbre, Romain Wagner e Mathieu Detrie e subito prima di loro, come abbiamo scoperto pochi giorni fa e ora vi annunciamo, da Neil Brodie (sua la sesta ripetizione della Bonatti-Vaucher sulla stessa parete, www.intotherocks.splinder.com/post/14601855) e Marc Challamel. La lista completa delle ascensioni della Desmaison-Gousseault è dunque la seguente:

. René Desmaison, Giorgio Bertone e Michel Claret, 10-17 febbraio 1973

2ª. Tobin Sorenson e Gordon Smith, 7-9 settembre 1977 (con variante iniziale diretta)

3ª. Boh Mrozek e Jurek Splichal, 25-28 luglio 1979 (con variante Sorenson-Smith)

4ª. Stéphane Benoîst e Patrice Glairon-Rappaz, 13-18 gennaio 2000 (originale)

5ª. Patrick Bérhault e Philipp Magnin, 24-25 ottobre 2000 (salita parziale: la cordata è salita per il Linceul raggiungendo la Desmaison-Gousseault in corrispondenza della 15ª delle 36 lunghezze di corda)

6ª. François Marsigny e Olivier Larios, in 4 giorni, marzo 2003 (con variante Sorenson-Smith)

7ª. Benoît Drouillat, Pascal Ducroz e Franck Henry, 7-11 gennaio 2006 (originale)

8ª. Pete Benson e Guy Robertson, 13-16 ottobre 2007 (con variante Sorenson-Smith)

9ª. Neil Brodie e Marc Challamel, 1-2 novembre 2007 (con variante Sorenson-Smith)

10ª. Pierre Labbre, Romain Wagner e Mathieu Détrie, 3-6 novembre 2007 (originale)

martedì, 22 aprile 2008

BADILE, EIGER & C.

Cominciamo col dire che la salita lampo, il 17 febbraio scorso e quindi in invernale, della Cassin sulla nord-est del Badile, non è stata messa a segno, come scritto nel post del 26 febbraio (www.intotherocks.splinder.com/post/16103537), da Roger Schäli e Christoph Hainz. Con Schäli, più volte in cordata con Hainz – l'ultimo successo di rilievo dei due amici è stata Magic mushroom sulla nord dell'Eiger (www.intotherocks.splinder.com/post/14502684) -, sulla “lavagna della Bondasca” c'era un altro altoatesino: Simon Gietl (23 anni). Da notare, comunque, che con il fratello Manuel (24), Simon ha la fissa delle vie dolomitiche di Christoph, avendo ripetuto linee assai avventurose come Zauberlehrling (750 m di sviluppo, IX ossia 7b+/7c, solo chiodi normali, roccia a tratti marcia) aperta da Hainz con Oswald Celva nel 1990 sulla parete sud-ovest della Cima Scotoni. La cordata Schäli-Gietl, durante l'inverno scorso, non si è però “limitata” a salire in giornata la nord-est del Badile. I due fuoriclasse, rispettivamente l'8 gennaio e il 22 febbraio, hanno superato anche la nord della Cima Grande di Lavaredo per la Camillotto Pellissier (E. Mauro e M. Minuzzo, 20-29 luglio 1967, all'insegna dell'artificiale totale, in libera la via presenta difficoltà di 8b) e la nord del Cervino, in 6 ore e mezza, per la storica via Schmidt (F. e T. Schmidt, 31 luglio-1° agosto 1931). Schäli, inoltre, ha fatto sue le pareti nord dei Drus per il couloir Cecchinel-Jager (W. Cecchinel e C. Jager, 28-31 dicembre 1973), dell'Eiger per la Heckmair (A. Heckmair, L. Vörg, H. Harrer e F. Kasparek, 20-24 luglio 1938) e delle Grandes Jorasses per il Linceul (R. Desmaison e R. Flematty, 17-25 gennaio 1968). Sui Drus Roger è salito con Bernd Rathmayer (21 gennaio), sull'Eiger con Simon Anthamatten (28 gennaio, in 6 ore e 50 minuti) e sulle Grandes Jorasses con Marianne Ebneter (8 febbraio). Aggiungiamo che il 25 febbraio, questa volta con un cliente, l'instancabile svizzero è passato nuovamente sull'Eigerwand. Restiamo sulla nord dell'Eiger ma torniamo a Christoph Hainz: il simpatico altoatesino, il 18 febbraio (difficile, quindi, che il giorno precedente fosse sul Badile...), ha attaccato la mitica parete con due clienti d'eccezione. Il primo si chiama Dietmar Kastning e scala sull'ottavo grado (l'anno scorso era sul Fitz Roy) e il secondo, di nome Johann Wenin, è un frate francescano appassionatissimo di montagna, con il sogno di salire la “parete assassina”. La scalata, senza incidenti a parte la perdita di qualche “pezzo” dell'equipaggiamento, è terminata in vetta alle 16 del 19 febbraio: «Il tempo – ha commentato Hainz – era ancora divino... e non poteva essere altrimenti!».

Schaeli Badile

Roger Schäli, il 17 febbraio scorso, sulla nord-est del Badile (arch. Simon Gietl)

Johann 1

Johann Wenin in abito alpinistico sulla nord dell'Eiger (www.christoph-hainz.com)

Johann 2

Johann con l'abito di tutti i giorni (www.christoph-hainz.com)

mercoledì, 16 aprile 2008

GRANDES JORASSES: RIVIVE IN INVERNO LA LEGGENDA DI SVETIČIČ

postato da carlocaccia alle 12:51 in alpi occidentali

IMPORTANTE SUCCESSO DEI FRANCESI BENOÎT DROUILLAT E PASCAL DUCROZ CHE, CON LA BELGA VANESSA FRANÇOIS, DAL 19 AL 24 FEBBRAIO 2008 HANNO SALITO MANITUA SULLO SPERONE CROZ

Sulle grandi pareti si intrecciano le storie dei visionari: personaggi come Tobin Sorenson (www.intotherocks.splinder.com/post/16607212), Alex McIntyre e Slavko Svetičič. Sulla nord delle Grandes Jorasses, nel 1976, McIntyre risolse con Nick Colton la linea di ghiaccio ideale: un sogno per gli alpinisti di oggi e di ieri. L'anno dopo, sulla stessa parete, fu la volta di Sorenson: per lui, con Gordon Smith, la prima ripetizione (di cui abbiamo ancora molto da raccontare) della Serge Gousseault (o, se preferite, Desmaison). Con Svetičič, infine, dopo aver ricordato il suo successo – seconda ripetizione, con Silvo Karo e Janez Jeglič – lungo Rolling Stones e la solitaria – e anche in questo caso seconda ripetizione – di Extreme Dream, passiamo alle Punte Whymper e Croz, raggiunte dal fortissimo sloveno senza compagni per la Bonatti-Vaucher e per una poderosa via nuova, del 1991, dedicata ad un amico scomparso: Manitua. Dopo le Grandes Jorasses ecco l'Eiger con la sua intramontabile Nordwand, solcata nel mezzo dalla Direttissima John Harlin. Ebbene: la prima salita in stile alpino di quella via, che ricorda un altro visionario, porta le firme di Sorenson e McIntyre (1977) mentre la prima solitaria invernale resta uno dei tanti capolavori di Svetičič (1990). E qui, dopo aver ricordato che purtroppo i visionari raramente diventano vecchi – Harlin è morto a 31 anni, nel 1966, proprio durante l'apertura della Direttissima sull'Eiger; Sorenson è caduto a 25, nel 1980, tentando in solitaria la nord del Mount Alberta; McIntyre è scomparso a 28, nel 1982, sulla sud dell'Annapurna; Svetičič ci ha lasciati a 37, nel 1995, nel corso di un tentativo solitario sulla ovest del Gasherbrum IV -, dopo aver ricordato tutto questo annunciamo finalmente la notizia di oggi (che comunque avete già letto nell'occhiello...): i francesi Benoît Drouillat e Pascal Ducroz, con la belga Vanessa François, dal 19 al 24 febbraio scorsi hanno messo a segno la seconda salita invernale, dopo quella del 1993 firmata dai polacchi Jacek Fluder, Janusz Golob, Stanislas Piecuch e Bogdan Samborski, della pochissimo ripetuta (non siamo in grado, per ora, di fornirvi l'elenco completo delle salite) Manitua, che sale lungo lo “scudo” del fianco sinistro dello sperone Croz della parete nord delle Grandes Jorasses. La grande via di Slavko Svetičič, costata al suo artefice quattro giorni di scalata, è lunga 1100 metri con difficoltà di 6c e A3+ (a suon di skyhooks) e, a detta di Christophe Moulin, resta una delle più ardue sfide del massiccio del Monte Bianco: un parere convalidato da Ducroz che, avendo ripetuto anche la vicina No siesta, ha dichiarato che la celebre via di Porvaznik e Glejdura è meno impegnativa di Manitua (che in buone condizioni potrebbe essere superata completamente in libera). Chiudiamo ricordando che per Drouillat e Ducroz quella di Manitua non è stata la prima importante invernale sulla nord delle Grandes Jorasses: i due amici, infatti, in compagnia di Franck Henry, tra il 7 e l'11 gennaio 2006 l'avevano spuntata anche con la mitica Serge Gousseault, mettendone a segno la quinta (o forse sesta) ripetizione.

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Slavko Svetičič (www.caranorte.com)

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mercoledì, 05 marzo 2008

NICK BULLOCK SULLE TRACCE DI NICK BULLOCK

postato da carlocaccia alle 12:15 in alpi occidentali

MONTE BIANCO, POINTE LACHENAL: UN ANNO DOPO L'APERTURA DI TENTATION, IL GHIACCIATORE BRITANNICO “RISCOPRE” LA CECCHINEL-JAGER E LE REGALA UNA NOTEVOLE VARIANTE D'ATTACCO

Nick Bullock è tornato sulla Pointe Lachenal (3613 m), il più settentrionale dei “satelliti” del Mont Blanc du Tacul (Monte Bianco). Dopo Tentation, aperta il 19 dicembre 2006 in compagnia del forte Jon Bracey (www.intotherocks.splinder.com/post/10772301), il 10 gennaio 2008 ha tracciato con Matt Helliker un'importante variante d'attacco alla Cecchinel-Jager sulla parete sud-est e, proseguendo fino in vetta per la via originale, l'ha trovata davvero impegnativa. «Non abbiamo mai abbandonato le piccozze e i ramponi – ha spiegato Bullock -, in un crescendo di difficoltà fino al penultimo tiro». Helliker, dal canto suo, non ha esitato ad affermare che mai, nelle Alpi, aveva affrontato una salita del genere: «Tra le vie percorribili in giornata è sicuramente la più sostenuta. Non dà mai tregua ed è molto più dura di tutte le altre vie della zona, compresa Scotch on the rocks (Haston e Gouault, 1995, ndr)». La variante d'attacco dei due britannici, a sinistra dell'originale, consiste in tre lunghezze di corda (in gradi scozzesi: V/6, 30 m; VI/7, 30 m e VI/6, 25 m) oltre le quali si prosegue per altri quattro tiri (VI/7, 40 m; VI/6, 50 m; VII/8, 60 m e VI/6, 25 m). Walter Cecchinel e Claude Jager superarono la sud-est della Pointe Lachenal poco meno di quarant'anni fa, il 21 aprile 1968. La loro creazione, che forza un diedro a sinistra della ragnatela di vie molto frequentate durante la stagione estiva – ricordiamo la storica Contamine, del 1959, e quelle di Romain Vogler e soci -, è liquidata dalla guida Monte Bianco di Gino Buscaini (collana “Guida dei monti d'Italia” del Cai-Tci, 1994) in appena mezza riga: «Via poco attraente, di V e A1. Mancano particolari». Nel dicembre 1998 Philippe Batoux e Benoît Robert la salirono per la prima volta in inverno ma, a detta di Bullock, la loro relazione è poco chiara visto che piazza il tratto chiave (valutato “appena” M5+) in corrispondenza della seconda lunghezza di corda.

Nick_Bullock Lachenal

Nick Bullock in azione lungo la Cecchinel-Jager sulla sud-est della Pointe Lachenal (arch. Bullock, www.dmmclimbing.com)

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mercoledì, 27 febbraio 2008

DUECENTO METRI IN TRE GIORNI

postato da carlocaccia alle 11:53 in alpi occidentali

GRAN LAVORO IN ARTIFICIALE SULLA OVEST DEL GRAND PIC DE LA LAUZIÈRE PER MANU PELLISSIER, SÉBASTIEN RATEL E DIMITRI MESSINA

Un chiodo dopo l'altro, in inverno, i francesi Manu Pellissier, Sébastien Ratel e Dimitri Messina hanno vinto la partita della pazienza sulla parete ovest del Grand Pic de la Lauzière che, con i suoi 2829 metri, è la cima più alta del piccolo omonimo massiccio delle Alpi francesi, situato a sud di Albertville, tra i fiumi Isère (a est e a nord) e Arc (a ovest) e geograficamente poco distinto dal più famoso massiccio della Vanoise (in Savoia, tra la Tarentaise a nord e la Maurienne a sud). Il terzetto ha impiegato ben tre giorni (anche se non “pieni”), dall'8 al 10 febbraio 2008, per completare Si ça t'arrive en vrai: una linea di 200 metri, già tentata nel 2004, risolta quasi esclusivamente in artificiale (la relazione parla di sette lunghezze di corda valutate, nell'ordine, A2+, A3, A3+, VI/A2, A3+, A2/VI e VI+). «Dopo quattro ore di cammino – racconta Manu Pellissier – abbiamo attaccato la parete nel primo pomeriggio, ritrovando le vecchie corde fisse. Abbiamo tuttavia raggiunto la prima sosta per una fessura diagonale, evitando il diedro originale. Lungo il secondo tiro, dopo una decina di metri, Dimitri si è regalato un bel volo, facendo precipitare un blocco di circa un quintale che ha tranciato, proprio a metà, la corda fissata sotto». Bivacco alla base della parete, in una truna, e il giorno dopo avanti, guadagnando quattro difficili lunghezze seguendo una vena di quarzo. «La seconda notte – continua Pellissier – l'abbiamo passata in parete, nelle portaledge, e il terzo giorno, dopo un volo (niente di eccezionale) di Sébastien, Dimitri ha risolto in libera l'ultima lunghezza. In sintesi: una bella via, che sognavo da tempo, e tre giornate fantastiche in buona compagnia». Piccola nota finale: ricordiamo che il giovane Sébastien Ratel, tra il 22 e il 24 settembre 2007, ha messo a segno con l'esperto Stéphane Benoist l'ottava ripetizione di No siesta (Jan Porvaznik e Stanislav Glejdura, 21-23 luglio 1986, 1100 m, VI+ e A2, M6, 90°) sullo Sperone Croz della parete nord delle Grandes Jorasses (www.intotherocks.splinder.com/post/14686302).

Lauziere 4

La parete ovest del Grand Pic de la Lauzière con il tracciato di Si ça t'arrive en vrai

Lauziere 1

Manu Pellissier risale e schioda la seconda lunghezza di corda

Lauziere 2

Sébastien Ratel impegnato sul terzo tiro

Lauziere 3

Ancora Sébastien: ultima sosta, la vetta è vicina

Foto: www.gmhm.terre.defense.gouv.fr

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giovedì, 14 febbraio 2008

EIGER: STECK SALE LA NORD IN 2 ORE E 47 MINUTI

postato da carlocaccia alle 10:10 in alpi occidentali

IL FUORICLASSE SVIZZERO POLVERIZZA SE STESSO: NUOVO INCREDIBILE RECORD SULLA MITICA HECKMAIR

Velocissimo, più di un fulmine: ieri, 13 febbraio 2008, Ueli Steck ha superato se stesso. Il fuoriclasse svizzero, che nei prossimi mesi tornerà a sfidare la sud dell'Annapurna, ha salito la via Heckmair sulla nord dell'Eiger in 2 ore e 47 minuti, abbattendo di oltre un'ora il già incredibile record di 3 ore e 54 minuti che proprio lui aveva stabilito meno di un anno fa, il 21 febbraio 2007. Insomma: Steck è sempre di più il re della mitica Eigerwand, visto che l'ha salita in tutto 23 volte per 9 vie diverse (10 le ripetizioni della Heckmair e 2 le linee nuove tra cui la fantastica The young spider) passando lassù, complessivamente, ben 49 giorni (spesso da solo). Da notare che non più di una settimana fa, parlando del “vecchio” record, Ueli ci spiegava di esserne molto orgoglioso, aggiungendo che «in futuro arriverà un giovane alpinista in grado di stabilire un nuovo primato, ancora più veloce».

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Un meditativo Ueli Steck

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Ueli spiega il suo alpinismo...

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Gestualità italica di un alpinista elvetico

Foto: arch. Carlo Caccia

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giovedì, 29 novembre 2007

TRA TERRA E CIELO

postato da carlocaccia alle 09:09 in alpi occidentali

GABARROU E DUMAREST: PELLEGRINAGGIO NEL SANTUARIO DEL FRÊNEY - LEGGI GRANDE VIA NUOVA (800 m, VIII+ e A1) SUL PILONE NASCOSTO - PER RICORDARE IL SOGNATORE JEAN-CHRI

«Per la prima volta mi affacciai sul versante del Frêney. Neanche nei sogni avevo immaginato un mondo così selvaggio, puro e fantastico. Senza fiatare, fermo, sentendomi immensamente piccolo, cominciai con lo sguardo a percorrere il ghiacciaio sottostante, tutto una crepa, tutto un buco, e poi su, su fino a incontrare una parete perfetta, immensa, dove tre pilastri di rosso protogino sorreggevano una volta invisibile, la stessa cupola del cielo dal blu impenetrabile, la cupola di una cattedrale gotica fatta di ghiaccio e di granito». Così Gian Piero Motti nell'introduzione alla sua monumentale, visionaria monografia (Scandere, 1979) sui Piloni del Frêney del Monte Bianco: un santuario dell'alpinismo, un luogo separato dove entrare con rispetto pensando a Giusto Gervasutti e Paolo Bollini, ad Andrea Oggioni, Antoine Vieille, Robert Guillaume e Pierre Kohlmann. E poi a René Desmaison, Renato Casarotto, Jöri Bardill, John Harlin e al piccolo-grande Jean-Christophe Lafaille che lassù, tra il 14 e il 15 agosto 1991, passò senza compagni per una via nuova (L'écume des jours sul Pilone Centrale) dopo aver salito, nei tre giorni precedenti, la parete est del Grand Pilier d'Angle. Lo sguardo di GabarrouJean-Christophe, però, era finito anche un po' più a sinistra, sul Pilone Nascosto (Pilier Dérobé) che nei primi due giorni di agosto del 1963 aveva visto la memorabile salita di Harlin e Tom Frost: una creazione fantastica (800 m, VI e A3 o VII+ in un ambiente severissimo) ripetuta per la prima volta tra il 18 e il 19 luglio 1969 dagli sloveni S. Belak e B. Krivic, per la seconda il 4 agosto 1981 da un solitario Marco Bernardi e poi, in inverno, dalla cordata di Eric Escoffier (23 e 24 gennaio 1983). Il sogno di Jean-Christophe stava a destra del capolavoro degli americani: un'altra linea da favola nel santuario del santuario, visto che il Pilone Nascosto – furono i suoi primi salitori a battezzarlo così: Hidden Buttress – se ne sta incassato, in posizione arretrata, tra quello Sud a sinistra e quello Centrale a destra. Un mondo a sé, insomma, separato dal caos del ghiacciaio da un lungo e pericoloso canalone che è la porta dell'angolo magico, lontano e segreto (Dérobé). Tutti i sogni, però, possono trasformarsi in realtà. Passando dal “volere” al “desiderare ardentemente”, con tutte le proprie forze, si avrà in mano la chiave di ogni porta: compresa quella del Pilone Nascosto, del sogno di Lafaille in uno degli angoli più remoti del massiccio del Monte Bianco. È così che lassù, quando l'ultima estate volgeva ormai al termine, due uomini hanno raggiunto l'obiettivo; sono riusciti a trovare una compagna alla Frost-Harlin rendendo concreta un'idea chiamata poi, semplicemente e affettuosamente, Jean-Chri. Come se fosse un gioco, niente di più, mentre in realtà è qualcosa di difficile, di molto difficile: un'altra moneta d'oro nel già pesante forziere del più “anziano” dei due artefici. Patrick Gabarrou ha colpito ancora: con il giovane Christophe Dumarest, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa, l'instancabile maestro ha lasciato la sua firma anche sul Pilone Nascosto del Frêney. Ci ha provato una prima volta, poi una seconda ed è passato: a 56 anni suonati, 35 anni dopo aver ripercorso le orme di Bonatti sul Petit Dru, 34 anni dopo la laurea in filosofia alla Sorbona e il Dumarestbrevetto di guida alpina, 32 anni dopo il Supercouloir del Mont Blanc du Tacul, 23 anni dopo Divine Providence sul Grand Pilier d'Angle, 22 anni dopo essere salito leggermente più a sinistra, nell'orrida gola tra il Pilone Sud e il Pilone Nascosto, e, facendo un balzo, un anno dopo il Gran diedro della parete est delle Grandes Jorasses (con Dumarest). La cronaca dell'ultimo successo, come detto poco fa, comprende un primo tentativo bloccato dal maltempo all'inizio delle difficoltà, dove Patrick e Christophe hanno lasciato uno zaino di materiale. Poche settimane più tardi la cordata si è rimessa all'opera: dai bivacchi Eccles (sono due, poco distanti l'uno dell'altro), a 3850 metri nei pressi della cresta dell'Innominata, i due amici hanno raggiunto il ghiacciaio del Frêney, hanno risalito per la seconda volta il canale d'accesso ai 350 metri del Pilone e, recuperato lo zaino, hanno cominciato l'arrampicata “vera” sul lato destro del grande obelisco granitico (a quota 4200). Ad un certo punto, dopo alcune lunghezze di corda, hanno traversato a sinistra per forzare la sezione chiave - i 150 metri del “Muro rosso” - e lì il maestro ha lasciato scatenare l'allievo. Dumarest, in testa alla cordata, è salito in parte in libera (fino all'VIII+) e in parte in artificiale, con l'impressione che il suo A1 potrebbe un giorno trasformarsi, a tu per tu con un ripetitore piuttosto preparato (siamo a più di 4400 metri...), in un magnifico IX (7c/7c+). E finalmente, a più di 600 metri dalla crepaccia terminale, ecco la sommità del Pilone e il bivacco (all'aperto, questa volta). Il giorno seguente, in piena bufera, Patrick e Christophe hanno raggiunto la cresta del Brouillard e con il vento a più di 100 chilometri l'ora, procedendo carponi con entrambe le piccozze per non essere strappati dalla montagna, hanno concluso il loro arduo pellegrinaggio tra terra e cielo a quota 4807, sulla placida vetta del Monte Bianco.

Pilier

I Piloni del Frêney (la freccia indica il Pilone Nascosto, tra il Pilone Sud e il Pilone Centrale). Nel testo, dall'alto: Patrick Gabarrou (arch. V. Neirinck, www.mountainwilderness.com) e Christophe Dumarest (www.shiningwall.com)

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lunedì, 19 novembre 2007

MONTE BIANCO: UN DITTICO DI ROCCIA E GHIACCIO

postato da carlocaccia alle 10:29 in alpi occidentali

CHRISTOPHE DUMAREST E THOMAS EMONET FIRMANO TIFENN (1100 m, V/6, A1 e M8+) SULLA NORD DELL'AIGUILLE SANS NOM

La storia di Tifenn, la recente creazione di Christophe Dumarest e Thomas Emonet sulla parete nord dell'Aiguille Sans Nom (3982 m, Monte Bianco, tra l'Aiguille Verte e i Drus), è cominciata tra il 15 e il 16 marzo 2006 quando lo stesso Dumarest, intento a ripetere in libera con Aymeric Clouet la storica (1978) Direttissima Gabarrou-Silvy sulla medesima parete, scopriva che lassù c'era ancora qualcosa da fare. Il sogno è diventato realtà tra il 13 e il 14 luglio 2007. Christophe, in compagnia di Thomas Emonet, ha attaccato i circa 350 metri del pilastro roccioso iniziale a sinistra della Gabarrou-Silvy, ha raggiunto il ripido nevaio mediano e ha bivaccato. Il giorno seguente, superato il seracco e rimontato il pendio nevoso, la cordata è arrivata ai piedi della terza sezione della parete: un ripido “muro” solcato da un'evidente fessura e da una serie di goulottes (nei pressi della via del 1978) che hanno portato Christophe e Thomas in vetta all'Aiguille Sans Nom. Conclusa la nuova creazione i due amici si sono diretti verso la vicina Aiguille Verte (4122 m) ma, sorpresi dal buio, sono stati costretti ad un secondo bivacco sulla Pointe Croux (4023 m, poco prima della cima dell'Aiguille Verte). In numeri la via suona piuttosto bene (1100 m, V/6, A1 e M8+) e il commento di Dumarest non è per niente “dimesso”: «Si tratta di una linea molto bella, moderna, alpinisticamente completa con misto, ghiaccio e artificiale. Una via di grande respiro, insomma, che non solo regge il confronto con la vicina Gabarrou-Silvy ma, presentando una seconda parte tecnicamente più sostenuta, risulta di sicuro più impegnativa. La nostra avventura è stata uno straordinario momento d'alpinismo su una delle pareti mitiche del massicio del Monte Bianco». Nota conclusiva: ricordiamo che la Gabarrou-Silvy, oltre che da Dumarest e Clouet, è stata salita in libera anche dagli sloveni Marko Lukic e Andrej Grmovsek (17-18 marzo 2007, si veda il post del 16 maggio) che hanno parlato di difficoltà di sesto grado su ghiaccio di fusione (WI6) e M8.

Dumarest Sans Nom 1

La parete nord dell'Aiguille Sans Nom (3982 m) con il tracciato di Tifenn (arch. Christophe Dumarest)

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GRANDES JORASSES: SETTIMA RIPETIZIONE DELLA GOUSSEAULT PER PIERRE LABBRE, ROMAIN WAGNER E MATHIEU DETRIE

I francesi Pierre Labbre e Romain Wagner, soltanto un paio di settimane dopo il loro exploit lungo No Siesta sulla parete nord delle Grandes Jorasses (11-14 ottobre 2007, ne abbiamo parlato il 12 novembre), hanno passato altri quattro giorni da quelle parti mettendo a segno, con Mathieu Detrie, la settima ripetizione della mitica Gousseault, aperta da René Desmaison, Michel Claret e Giorgio Bertone dal 10 al 17 gennaio 1973 (dopo il tragico tentativo dello stesso Desmaison con Serge Gousseault). La scalata, però, questa volta stava prendendo un aspetto poco simpatico perché Detrie, non troppo in forma già all'inizio dell'avventura, durante il terzo bivacco ha manifestato chiari sintomi di edema polmonare e lo spettro della tragedia del 1971, costata la vita a Gousseault, è immediatamente apparso minaccioso. Per fortuna la cose sono andate in maniera diversa: il giorno seguente, una volta raggiunta la vetta (alle 15.30), Pierre e Romain hanno subito chiamato aiuto e neppure venti minuti dopo l'elicottero era lassù, nei pressi della Punta Walker, per recuperare lo sfortunato Mathieu (che ora sta decisamente meglio). Un'annotazione: Labbre e compagni, come Guy Robertson e Pete Benson qualche giorno prima in occasione della sesta ripetizione della via (si veda il post del 31 ottobre), l'hanno salita completamente in libera, percorrendo integralmente la linea del 1973 senza nessuna variante d'attacco (e dichiarando difficoltà di 6b contro il 6c degli scozzesi).

Desmaison settima ripetizione

Grandes Jorasses, parete nord: un momento della settima ripetizione della Gousseault (arch. Romain Wagner, www.bealplanet.com)

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lunedì, 12 novembre 2007

GRANDES JORASSES: NON C'È DUE SENZA TRE

postato da carlocaccia alle 10:15 in alpi occidentali

ANCORA NOVITÀ DALLA MITICA NORD: FRANCESI ALLA RISCOSSA SU NO SIESTA (TRE SALITE IN UN MESE) E SULLA VIA DEI POLACCHI 1975

Nord Jorasses tutte

Le Grandes Jorasses da sinistra a destra, come se stessimo leggendo un libro. Siamo partiti dalla Punta Walker, con la Serge Gousseault ripetuta da Guy Robertson e Pete Benson (post del 31 ottobre); siamo passati per la Punta Whymper, con la Bonatti-Vaucher salita da Jon Bracey e Neil Brodie (post del 6 novembre) e oggi tocca alla Punta Croz, con la leggendaria No Siesta scalata tre volte in un mese (dopo sette salite in vent'anni). Anzi: visto che ci siamo proseguiremo verso la Punta Elena (senza raggiungerla) con la Via dei Polacchi 1975, dove ultimamente si sono divertite un paio di cordate. E se nelle due “puntate” precedenti abbiamo dato spazio agli ospiti (britannici), oggi i protagonisti saranno i padroni di casa dell'Équipe Exellence Alpinisme FFCAM (“Fédération Française des Clubs Alpins e de Montagne”).

NO SIESTA. La via, come raccontavamo martedì scorso, era nel mirino di Jon Bracey e Neil Brodie: i due amici, però, giunti al cospetto della parete, hanno subito visto gente sulla loro “prima scelta” e hanno così deciso di “ripiegare” sulla Bonatti-Vaucher. Ma chi c'era lassù, alle prese con il capolavoro di Porvaznik e Glejdura? I “guastafeste” erano Patrick Pessi, Basile Ferran e Damien Tomasi che, attaccata la via il 7 settembre alle 4.30 pronti a quattro bivacchi, sono invece sbucati in cresta soltanto due giorni dopo, il 9 settembre, alle 18.30: la settima ripetizione di No Siesta (con una variante a sinistra in corrispondenza della 17ª lunghezza di corda secondo la relazione di Stéphane Benoist) era realtà. L'ottava ripetizione è arrivata un paio di settimane più tardi, tra il 22 e il 24 settembre, ad opera dell'appena citato Benoist (che lassù era già passato e che questa volta, per un soffio, non ha salito tutta la via in libera) e di Sebastien Ratel. Fine delle danze? Nossignori. Il 10 ottobre, viste le ottime previsioni meteorologiche, Pierre Labbre e Romain Wagner sono partiti a piedi da Chamonix e il giorno seguente, per nulla stanchi dopo sette ore di marcia (con zaini piuttosto pesanti...), hanno attaccato No Siesta per concludere la loro avventura il 14 ottobre. Pillola storica - Ricordiamo che No Siesta, tracciata dai già menzionati slovacchi Jan Porvaznik e Stanislav Glejdura dal 21 al 23 luglio 1986 sul lato sinistro dello Sperone Croz (poco a destra della Bonatti-Vaucher alla Punta Whymper), in numeri suona così: 1100 m, 6a e A2, M6, 90°. La prima ripetizione, escludendo l'inverosimile solitaria di Tomo Česen (che, nel 1987, dichiarò di aver risolto il problema in 14 ore...), risale al 1997 e porta le firme dei francesi François Marsigny e Olivier Larios (che colsero il successo in tre giorni, con una variante tra la 24ª e la 25ª lunghezza di corda). In seguito, prima del recente revival, No Siesta è stata salita dai russi Alexander Ruchkin e Rinat Zaitov (in 36 ore, nel luglio 1998), dal francese Patrice Glairon-Rappaz (prima solitaria, dal 27 al 30 giugno 2000, con due giorni di cattivo tempo), dai tedeschi Robert Jasper e Markus Stofer (prima invernale, dal 17 al 19 marzo 2003: libera integrale per Jasper, che ha dichiarato difficoltà di M8), da Stéphane Benoist e compagno e, inoltre, da Dubois e Ducroz (con un paio di varianti in corrispondenza della 18ª e poi della 23ª e 24ª lunghezza di corda).

VIA DEI POLACCHI 1975. L'anno è indispensabile perché le Vie dei Polacchi, sulla nord delle Grandes Jorasses, sono due. Entrambe salgono a destra dello Sperone Croz, raggiungendo la cresta sommitale a sinistra della Punta Elena, e la prima (quella più a destra) è stata aperta da Eugeniusz Chrobak, Jacek Poreba e Wojtek Wroz (24-25 luglio 1970). Quella che ci interessa è però la seconda, con i suoi 800 metri (TD con passaggi di V+ secondo la Guida Vallot) risolti tra il 3 e il 4 agosto 1975 da un terzetto che non ha bisogno di presentazioni: Jerzy Kukuczka, Wojciech Kurtyka e Marek Lukaszewski. È dunque sulle tracce di questi illustri personaggi che, rispettivamente l'8 settembre e il 7 ottobre 2007, i “soliti” Stéphane Benoist e Patrice Glairon-Rappaz (in 10 ore) e poi Christophe Moulin con Sébastien Ibanez (in 8 ore) hanno dato sfogo alla loro energia arrampicatoria. Un'ultima annotazione: se i britannici che sognavano No Siesta hanno dovuto cambiare direzione a causa di Patrick Pessi e soci, il veterano Moulin e il suo giovane compagno - che, a detta del “maestro”, «arrampica come un gatto» -, dopo aver pensato che la nord delle Grandes Jorasses è abbastanza grande per non cacciarsi in troppi sulla stessa via (e anche perché Christophe aveva con sé la fresca relazione di Benoist della Polacchi 1975...), hanno lasciato volentieri la McIntyre-Colton a due svizzeri assai simpatici, incontrati casualmente al rifugio Leschaux.

In alto: la parete nord delle Grandes Jorasses con, da sinistra a destra, le vie Gousseault (con le due varianti d'attacco, l'originale è in mezzo), Bonatti-Vaucher (in giallo), No Siesta (in verde) e Polacchi 1975 (arch. Luca Signorelli, www.summitpost.org)

No Siesta Pessi

Grandes Jorasses, parete nord, via No Siesta: un momento della settima ripetizione, firmata dai francesi Pessi, Ferran e Tomasi dal 7 al 9 settembre scorsi (www.nice-climb.com)

No Siesta Pessi 2

Non è posto per burattini” (No Siesta, settima ripetizione, www.nice-climb.com)

No Siesta Labbre

In azione sulla nord delle Grandes Jorasses, con i Drus e l'Aiguille Verte che stanno a guardare (No Siesta, ottava ripetizione, www.ffcam.fr)

Polacchi Grandes Jorasses Moulin

Per finire: lungo la Via dei Polacchi 1975 (www.ffcam.fr)

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martedì, 06 novembre 2007

UNA SETTIMANA INDIMENTICABILE

postato da carlocaccia alle 09:55 in alpi occidentali

GRANDES JORASSES, PARETE NORD: JON BRACEY SALE IN POCHI GIORNI LA BONATTI-VAUCHER (CON NEIL BRODIE, PRIMA BRITANNICA) E LA McINTYRE-COLTON (CON JONNY BAIRD)

Grandes Jorasses, parete nord, atto secondo. Dopo la prima libera della Serge Gousseault firmata da Guy Robertson e Pete Benson, di cui vi abbiamo parlato il 31 ottobre, oggi tocca alla doppietta di un altro asso d'oltremanica, Jon Bracey, che giusto un paio di mesi fa, all'inizio di settembre, nel giro di una settimana ha messo in bacheca la Bonatti-Vaucher (prima britannica, con Neil Brodie) e la McIntyre-Colton (con Jonny Baird).

LE VIE. La Bonatti-Vaucher, tracciata dal 6 al 9 agosto 1964, in condizioni particolarmente difficili, da Walter Bonatti e Michel Vaucher, sale lo sperone della Punta Whymper a destra della Directe de l'Amitié (Yannick Seigneur, Louis Audoubert, Michel Feuillarade e Marc Galy, 19-27 gennaio 1974). La Guida Vallot parla di una «scalata di 1100 metri, ED superiore, di grande respiro». Aggiunge poi cosa deve aspettarsi un aspirante ripetitore: «Prevalenza di terreno misto e di scalata libera, sebbene i passaggi in artificiale siano numerosi e problematici. Diversi muri di ghiaccio tra i 70 e gli 80 gradi. Numerosi passaggi di VI, A2 e A3 su roccia marcia, con chiodatura assai difficile. Grande il pericolo di scariche di sassi. I primi salitori hanno piantato più di 200 chiodi, lasciandone 6». In sintesi: una via terribile, le cui caratteristiche giustificano le pochissime (sei?) ripetizioni tra le quali la prima (e prima invernale) ad opera di Pierre Béghin e Xavier Fargeas (dal 25 al 29 dicembre 1976), le solitarie di Slavko Sveticic e Giovanni Bassanini e l'incredibile “corsa” di François Marsigny e socio che, nel settembre 2004, con la parete in condizioni perfette, riuscirono a spuntarla in 14 ore. Assai più frequentata della Bonatti-Vaucher (e a detta di Marsigny anche meno impegnativa), la McIntyre-Colton (1200 m, VI/6 e M6) porta le firme di Alex McIntyre e Nick Colton che, dopo un tentativo di Chris Bonington e compagni del 1972 (bloccato a 350 metri dalla vetta), tra il 6 e il 7 agosto 1976 risolsero quella che è probabilmente la linea di ghiaccio più logica dell'intera parete. Chiudiamo con due osservazioni. La prima: la via originale, battezzata senza fortuna Rollerwand, è oggi solitamente seguita soltanto in parte, visto che tra il primo e il secondo nevaio i ripetitori preferiscono procedere lungo Alexis (Patrick Gabarrou e Benoît Robert, 23-25 luglio 1993) mentre in alto, al posto di forzare l'uscita sullo Sperone Walker (soluzione più elegante ma anche meno spesso in condizioni e, soprattutto, più difficile), è ormai abitudine puntare alla forcella (4143 m) tra le Punte Walker e Whymper (seguendo l'ultimo tratto del Couloir giapponese, salito da Yashuo Kanda e compagni nell'inverno 1972). Seconda osservazione: Bracey e Baird, diversamente dalle odierne usanze, giunti al “bivio” superiore non hanno esitato a piegare a sinistra, salendo su misto per la linea originale fino ai 4206 metri della Punta Walker.

Jorasses2LA CRONACA. La “prima scelta” di Bracey e Brodie era No Siesta: il capolavoro di Jan Porvaznik e Stanislav Glejdura che, dal 21 al 23 luglio 1986, forzarono il settore sinistro dello Sperone Croz tracciando una linea di grandissimo impegno, assai ambita. Tuttavia, giunti alla base della parete, i nostri protagonisti hanno subito notato che quella via era già “occupata”e hanno così deciso di tentare quella immediatamente a sinistra: la Bonatti-Vaucher. Dopo 200 metri saliti di conserva, Neil ha brillantemente superato in dry tooling il primo impegnativo tratto roccioso (ex artificiale). «Abbiamo quindi incontrato ghiaccio sottile e terreno misto – racconta Bracey –, progredendo bene fino alla prima di due scorbutiche lunghezze di roccia cattiva, risolte in parte con gli attrezzi e in parte senza. Giunti al “Ragno” alle 19, speravamo di trovare un buon posto per bivaccare. Dopo un lungo traverso a destra, Neil ha individuato una piccola cresta nevosa, dove siamo riusciti a scavare un ripiano. Seduti lassù, su quello stretto gradino di neve, senza sacco a pelo, non abbiamo passato quella che si dice una buona notte (“leggero e veloce” significano “freddo e miserabile”...). La mattina dopo abbiamo quindi deciso di tentare a destra della linea originale, pensando che saremmo stati più veloci». Tuttavia quelle ripide rocce sfasciate hanno fatto cambiare subito idea ai due amici, che non hanno potuto far altro che riprendere le tracce di Bonatti e Vaucher. «Neil – continua Bracey – ha “tirato” un tratto davvero impressionante, su roccia pessima e in pratica senza protezioni. Soltanto dopo altre due lunghezze di quel genere abbiamo nuovamente raggiunto il ghiaccio e, con grande sollievo, la cornice sommitale». Pochi giorni di “pausa” e poi ecco una telefonata: «Era il mio amico Jonny Baird – racconta Jon -, che voleva a tutti i costi salire la McIntyre-Colton sulla nord delle Grandes Jorasses. Erano le 13 di sabato e per lunedì era previsto l'arrivo di una perturbazione...». Dodici ore dopo, all'una di notte, la sveglia della cordata suona al rifugio Leschaux, di fronte alla leggendaria muraglia. La crepaccia terminale crea qualche problema in più rispetto a sei giorni prima ma la via è in condizioni eccellenti. Così, senza eccessivi problemi, il sogno di Baird diventa realtà. E Bracey? Cosa pensava lassù, sulla Punta Walker? Semplice: «Due vie sulla nord delle Grandes Jorasses, in pochi giorni, mi hanno regalato una delle migliori settimane della mia vita!».

NOTA. Ricordiamo, per concludere in bellezza, alcune delle più recenti imprese di Jon Bracey. Il nostro protagonista, tra il 14 e il 15 ottobre 2006, in compagnia del connazionale Nick Bullock, ha tracciato Snotty's gully (1000 m, WI5 e M5+, ED+) sul Phari Lapcha Ovest (5977 m, Himalaya del Khumbu). Sempre con Bullock, il 19 dicembre 2006, ha aperto Tentation (260 m, III/6) sulla parete est della Pointe Lachenal (3613 m, Monte Bianco, ne abbiamo parlato il 31 gennaio) e quindi, tra l'8 e il 10 maggio 2007, con Andrew Houseman, ha messo a segno la prima ripetizione della temibile Via dei francesi (Benoît Grison e Yves Tedeschi, 1984) sul North Buttress del Mount Hunter (4441 m, Alaska, si veda il post del 28 maggio).

Sopra: Neil Brodie alle prese con la Bonatti-Vaucher, a 900 metri dal ghiacciaio, su roccia pessima e protezioni assenti (arch. Jon Bracey, www.dmmclimbing.com)

Nord Jorasses

La parete nord delle Grandes Jorasses con la Bonatti-Vaucher (in blu) e la McIntyre-Colton (in verde). In rosso sottile, da sinistra a destra, ecco invece il Linceul (variante a sinistra, originale a destra), la Cassin sullo Sperone Walker e la Peters (con due varianti d'attacco, la linea originale è quella più a sinistra) sullo Sperone Croz (arch. Luca Signorelli, www.summitpost.com)

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