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giovedì, 29 gennaio 2009

ANTARTIDE: MILITARI FRANCESI ALL'ASSALTO

postato da carlocaccia alle 12:33 in antartide

NON SOLO GLI HUBER E SIEGRIST: I PICCHI DELLA QUEEN MAUD LAND, NEL DICEMBRE SCORSO, HANNO VISTO IN AZIONE ANCHE GLI UOMINI DEL GMHM, AUTORI DI UN BEL SUCCESSO SUL PILASTRO NORD DELL'HOLSTIND, DI UN NOTEVOLE TENTATIVO SULL'ULVETANNA E DI QUATTRO PRIME ASSOLUTE SULLE KING OLAF MOUNTAINS

Holtanna tracciatiAndare ai confini del mondo, sperare (anzi: essere convinti al cento per cento) di starsene in pace, da soli, a scalare montagne fantastiche e poi... sorpresa! Ai confini del mondo c'è altra gente, ci sono altri alpinisti. Niente ressa, per l'amor del cielo, perché dieci al posto di sei o quattro (a seconda dei punti di vista) non fa molta differenza. Ma è comunque abbastanza curioso che laggiù, in Antartide, tra le Fenriskjeften Mountains della Queen Maud Land, nei mesi di novembre e dicembre 2008 si siano ritrovati da una parte i fratelli Alex e Thomas Huber, Stephan Siegrist e il fotografo Max Reichel (ieri abbiamo raccontato la loro storia: www.intotherocks.splinder.com/post/19698388) e dall'altra sei francesi del GMHM (Groupe Militaire de Haute Montagne): Sébastien Ratel (20 anni, in bacheca l'ottava ripetizione di No Siesta sulla parete nord delle Grandes Jorasses), Dimitri Munoz, Lionel Albrieux, Didier Jourdain, Thomas Faucheur e François Savary. Se nel mirino degli Huber e di Siegrist è finita la parete ovest dell'Holtanna (2650 m), i francesi hanno attaccato il pilastro nord della cima di fronte - l'Holstind (2577 m) – e hanno raggiunto il loro obiettivo arrivando al completo in vetta (terza salita della montagna dopo quelle del 1994 e del 2001) dopo 650 metri (19 lunghezze) di scalata su terreno vergine, con difficoltà di A2 e A3. La via è stata battezzata Pilier de Choudens Renard in omaggio ad Antoine de Choudens e Philippe Renard: due membri del GMHM scomparsi nel 2003 nella regione dello Shisha Pangma. Nei giorni seguenti la squadra si è divisa. Albrieux, Faucheur e Savary si sono spostati nella zona delle King Olaf Mountains, ad una ventina di chilometri dal campo base (piazzato al cospetto della parete ovest dell'Holtanna), riuscendo a mettere a segno quattro prime ascensioni assolute: quella del Klevetind (2910 m) e quelle di tre cime senza nome che, a parte una battezzata Pointe Clara, sono rimaste innominate. Ratel, Jourdain e Munoz, invece, non hanno resistito al fascino dell'Ulvetanna e, lasciata da parte la splendida parete nord, hanno tentato l'impresa sulla cresta sud, caratterizzata da un poderoso pilastro iniziale (la Bouteille: 9 lunghezze in artificiale preventivamente attrezzate). Risaliti dunque quei 300 metri di corde fisse, il terzetto ha attraversato il grande plateau nevoso sulla sommità della Bouteille, ha raggiunto e percorso un assai delicato crinale orizzontale e, dopo un'ulteriore lunghezza in artificiale, si è trovato a tu per tu con il ripido risalto finale della cresta. Avanti ancora per altri otto tiri (misto e roccia) fino alla spalla e poi più su, fino a circa 100-150 metri dalla vetta. Lì, però, l'incantesimo si è spezzato: Ratel e compagni, dopo 24 ore di scalata ininterrotta, temendo un drammatico peggioramento del tempo, hanno deciso di fermarsi e di cominciare la non semplice discesa (ricordiamo il lungo tratto orizzontale) per raggiungere il ghiacciaio dopo altre 12 ore di fatica.

Sopra: l'Holstind (a sinistra) e l'Holtanna, sui quali si fronteggiano le vie del GMHM (gialla) e degli Huber e Siegrist (www.ulvetanna.no)

Ulvetanna sud

Il fianco meridionale dell'Ulvetanna, caratterizzato dalla poderosa Bouteille, con il notevole tentativo di Ratel e compagni (www.gmhm.terre.defense.gouv.fr)

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mercoledì, 28 gennaio 2009

SCALATE IN FRIGORIFERO PER GLI HUBER E STEPHAN SIEGRIST

postato da carlocaccia alle 14:31 in antartide

LA CORDATA IN AZIONE IN ANTARTIDE: TRIS DI PRIME SULL'ULVETANNA E SULL'HOLTANNA

UlvetannaAssurdi miraggi in un deserto di ghiaccio? No: quei giganteschi denti scuri, che sembrano infilzare il cielo della Queen Maud Land, in Antartide (nei pressi della costa affacciata sull'Atlantico, a est del Mare di Weddell), sono assolutamente reali, assai concreti. Sono lame di granito altissime, dalle forme fantastiche, che caratterizzano il settore orientale delle Fenriskjeften Mountains e da nord a sud si chiamano Ulvetanna (2960 m, ad oggi tre salite: nel 1994, 2006 e 2008), Hel (2335 m, prima ed unica salita nel 1994), Stetind (2558 m, tre salite, di cui due nel 2001 e una nel 2006), Kinntanna (2724 m, tre salite: la prima nel 1994 e le altre nel 2001), Holstind (2577 m, tre salite: nel 1994, 2001 e 2008) e Holtanna (2650 m, quattro salite: la prima nel 2000, la seconda nel 2001 e le altre nel 2008). Si tratta dunque di cime frequentate soltanto (e poco) in tempi recenti, che impongono di superare notevolissime difficoltà tecniche in condizioni climatiche estreme: basti pensare che, anche quando il tempo è dalla parte degli alpinisti, il termometro non esita a scendere abbondantemente sotto lo zero. L'Ulvetanna (“Dente del lupo”) è sicuramente la più celebre ed ambita di queste straordinarie cuspidi, anche perché la sua parete nord, alta quasi 1000 metri, si presenta armoniosa e perfetta: una tentazione irresistibile per i norvegesi Robert Caspersen e Ivar Tollefsen che, dopo aver compiuto la prima ascensione assoluta della montagna (con il connazionale Sjur Nesheim, dal 24 gennaio al 4 febbraio 1994, per la parete nord-ovest, 1150 m, VIII, A2 e 70°), nel 2006 sono tornati laggiù per risolvere il gran problema (con Stein-Ivar Gravdal e Trond Hilde, dal 5 al 20 novembre, 960 m, VI+ e A4, www.intotherocks.splinder.com/post/11604808). La terza ascensione dell'Ulvetanna è invece cronaca del dicembre scorso, firmata dai fratelli Alex e Thomas Huber e da Stephan Siegrist. Il terzetto, che sognava grandi imprese in completa arrampicata libera (davanti alla telecamera di Max Reichel), si è scontrato con temperature per nulla ideali a simili cimenti e sull'Ulvetanna, in due giorni, ha tracciato Sound of Silence (850 m, 20 lunghezze, VIII-, A2 e 60°) sul pilastro nord-ovest. Il “Dente del lupo”, comunque, è stato soltanto la seconda scelta del dream team germanico-elvetico. In precedenza, infatti, gli Huber e Siegrist si erano cimentati con successo sull'Holtanna (“Dente cavo”), passando nell'ordine sull'ardua parete ovest e poi sul pilastro nord. Sulla prima hanno tracciato Eiszeit (“Era glaciale”, 750 m, 24 lunghezze, VII+ e A4) mentre sul secondo hanno risolto Skywalk (450 m, 10 lunghezze, VII-).

Holtanna

In alto: veduta aerea dei 1000 metri della parete nord dell'Ulvetanna. Qui sopra: le vertiginose pareti ovest dell'Holstind (a sinistra) e dell'Holtanna (www.ulvetanna.no)

Ulvetanna e cugini

Antartide, Queen Maud Land: le Fenriskjeften Mountains da ovest, dall'Ulvetanna (a sinistra) all'Holtanna (foto scattata da Ivar Tollefsen durante la spedizione del 1994 e pubblicata sull'American Alpine Journal, 1996, p. 57)

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mercoledì, 16 gennaio 2008

ANTARTIDE: NON C'È DUE SENZA TRE

postato da carlocaccia alle 12:29 in antartide

DOPO LE VIE NUOVE SUL MOUNT VINSON E SUL MOUNT EPPERLY, A MARIA PAZ IBARRA E DAMIEN GILDEA RIESCE LA PRIMA ASSOLUTA DEL MOUNT RYAN

Il 7 gennaio 2008, nonostante il cattivo tempo, la cilena Maria Paz Ibarra e l'australiano Damien Gildea hanno messo a segno la prima ascensione assoluta del Mount Ryan, cima di 3890 metri all'estremità settentrionale del massiccio del Mount Gardner (4573 m) che si innalza in Antartide a circa sedici chilometri, in direzione nord, dal Mount Vinson (4892 m). Tutte le montagne citate fanno parte della Sentinel Range, che costituisce a sua volta il settore settentrionale delle Ellsworth Mountains: una catena che si sviluppa per alcune centinaia di chilometri immediatamente a sud-ovest della Barriera (Ice Shelf) di Ronne, affacciata sull'Oceano Atlantico (Mare di Weddell) a est della lunga e sinuosa Penisola Antartica (che si spinge a nord in direzione della Terra del Fuoco, dalla quale la separa il Canale di Drake). Dopo i successi sul Mount Vinson (20 dicembre 2007) e sul Mount Epperly (4512 m, 27 e 28 dicembre 2007, si veda in proposito il post dell'8 gennaio 2008), la squadra di Gildea puntava alla salita del Mount Tyree (la quota ufficiale, 4852 metri, è probabilmente superiore a quella reale) ma non c'è stato niente da fare. Damien e soci – la già nominata Maria Paz Ibarra e il suo connazionale Camilo Rada – hanno tentato la scalata il 6 gennaio, attaccando la parete est del Mount Gardner per raggiungere la cresta che lo unisce al Mount Tyree e quindi la vetta di quest'ultimo. Ma, giunti a quota 4120, sono stati costretti a rinunciare: la visibilità era ridotta a zero (total whiteout) ed è stato necessario ricorrere al Gps. Durante la discesa, per non tornare alle tende completamente a mani vuote, Damien e Maria hanno deciso di sfruttare l'opportunità – in verità piuttosto misera... – offerta dall'inviolato Mount Ryan e ne hanno facilmente raggiunto la cima concludendo la loro avventura, dopo un ritorno reso insidioso dal ghiaccio scoperto sul pendio, alle 2 del mattino dell'8 gennaio.

Antartide

Nella foto di John Evans, tratta dall'American Alpine Journal (1967), il versante occidentale della Sentinel Range con, da sinistra a destra, il Mount Gardner (1), il Mount Tyree (2), il Mount Epperly (3), il Mount Shinn (4) e il Mount Vinson (5)

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martedì, 08 gennaio 2008

DONNE IN ANTARTIDE

postato da carlocaccia alle 11:30 in antartide

VIA NUOVA SUL MOUNT VINSON E DOPPIO SUCCESSO (SULLE TRACCE DI ERHARD LORETAN) SUL MOUNT EPPERLY

È troppo caro, punto. Così molti grandi alpinisti – Steve House compreso, per fare un esempio – all'Antartide non pensano proprio. La conseguenza è che da quelle parti, di solito, si vedono soltanto i danarosi aspiranti conquistatori delle Seven summits: membri di spedizioni commerciali che puntano al Mount Vinson che, con i suoi 4892 metri, nella stagione 2005-06 (è il dato più recente in nostro possesso) è stato salito da ben 140 persone (sempre per la facile via normale). Ma c'è anche chi, come l'australiano Damien Gildea, laggiù capita di frequente e in buona compagnia, riuscendo a mettere a segno delle significative prime ascensioni. Così nel 2006 con l'americano Jed Brown (ne abbiamo parlato nei post del 16.02, 22.03, 15.05, 17.07 e 26.09 2007) e i cileni Camilo Rada e Maria Paz Ibarra (seconda salita assoluta del Mount Atkinson per una via nuova da nord, seconda salita assoluta del Mount Slaughter e prima assoluta, per i 2000 metri della parete ovest, del Mount Rutford) e così nel 2007 con gli stessi compagni (Brown escluso) ai quali si è aggiunta Jarmila Tyrril. Ed è stata proprio l'alpinista slovacca, australiana d'adozione, 31 anni e fortissima su roccia (8b), a firmare con Maria Paz Ibarra il primo successo dell'ultima spedizione di Gildea: una prima al femminile nel settore sinistro della parete ovest del Mount Vinson. Le due ragazze hanno attaccato alle 19 del 20 dicembre scorso e a mezzanotte erano già sulla cresta sommitale, dopo 1200 metri di scalata su terreno misto. Hanno quindi proseguito lungo la via normale e alle 5 del mattino hanno calcato la vetta, in condizioni di whiteout (ossia con la visibilità ridotta a zero). La discesa non ha comunque riservato sorprese e, alle 10.20 del mattino seguente, la cordata era già di ritorno al campo. Una settimana dopo, il 27 dicembre, Damien Gildea e Camilo Rada hanno invece attaccato e risolto una nuova linea sulla parete sud del Mount Epperly, che si innalza a una dozzina di chilometri, in direzione nord, dal Mount Vinson. La via, battezzata The fifth element e ripetuta il 28 dicembre da Jarmila e Maria, supera un dislivello di ben 2100 metri prima su ghiaccio e poi su roccia mediamente impegnativa, ed è la più lunga e difficile tra quelle tracciate da Gildea sulle cime antartiche. Da notare che il Mount Epperly, che secondo le misure di Gildea è alto ben 4512 metri (e non 4359), in precedenza era stato salito soltanto due volte, nel 1994 e nel 1995, per uno stretto canale nel centro della parete sud a sinistra della creazione di Damien e Camilo. Autore di entrambe le scalate (la seconda per effettuare alcune riprese cinematografiche), il solitario fuoriclasse svizzero Erhard Loretan.

Gildea 1

Il versante ovest del Mount Vinson (4892 m) con la via tracciata il 20 dicembre 2007 dalla slovacca Jarmila Tyrril e dalla cilena Maria Paz Ibarra

Gildea 2

La parete sud del Mount Epperly (4512 m) con la linea firmata dall'australiano Damien Gildea e dal cileno Camilo Rada il 27 dicembre 2007 e ripetuta il giorno seguente da Jarmila Tyrril e Maria Paz Ibarra. Si nota, al centro della parete, il canale salito da Erhard Loretan nel 1994 e 1995

Foto: arch. Damien Gildea (www.climbing.com)

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giovedì, 12 luglio 2007

A TUTTA VELOCITÀ

LE SEVEN SUMMITS IN 157 GIORNI: RECORD DI IAN McKEEVER

IanMcKeever www wicklow comImpresa? Qualche dubbio è legittimo... Tuttavia la collezione-lampo dell'irlandese Ian McKeever, 37 anni (nella foto, www.wicklow.com), che in 157 giorni – dal 25 gennaio al 30 giugno 2007 – ha fatto sue le Seven Summits, merita almeno di essere segnalata. Il primo successo della singolare avventura risale, come appena detto, al 25 gennaio scorso, quando McKeever ha messo piede sulla vetta del Mount Vinson che, con i suoi 4897 metri, è il punto culminante dell'Antartide, scalato per la prima volta il 18 dicembre 1966 da Pete Schoening, John Evans, Barry Corbet e Bill Long, membri dell'American Antarctic Mountaineering Expedition (nei due giorni successivi giunsero in vetta anche tutti gli altri componenti della spedizione: prima Eiichi Fukushima, Charley Hollister e Brian Marts e poi Nick Clinch, Dick Wahlstrom e Sam Silverstein; aggiungiamo che la seconda salita del Mount Vinson risale al 22 dicembre 1979: autori della scalata furono i tedeschi Peter von Gizycki e Werner Buggisch e il sovietico Vladimir Samsonov). Ma andiamo avanti con la collezione di McKeever. L'11 febbraio l'irlandese ha fatto sua l'Aconcagua (6959 m), la montagna più alta del Sudamerica (prima salita: Mattia Zurbriggen in solitaria, 14 gennaio 1897), e il 3 marzo il Kilimangiaro (5895 m), gigante tra i giganti africani conquistato il 6 ottobre 1889 dal tedesco Hans Meyer con l'austriaco Ludwig Purtscheller. Il quarto “pezzo” di McKeever, precipitatosi dall'Africa all'Oceania, è invece arrivato il 16 marzo: si tratta della vetta della Carstensz Pyramid, che tocca quota 4884 ed è stata scalata per la prima volta nel 1962 da una spedizione guidata da Heinrich Harrer (la seconda ascensione, del 1971, fu invece messa a segno da Reinhold Messner per la cresta est). Il 16 maggio Ian McKeever ha coronato il sogno di calcare la sommità dell'Everest, tetto dell'Asia e del mondo (8848 m, la prima salita di Hillary e Tensing risale al 29 maggio 1953) e il 31 maggio l'ha avuta vinta con la montagna più alta d'Europa: l'Elbrus (5642 m, prima salita nel 1874 grazie a F. Crawford-Grove, F. Gardiner, Horace Walker e Peter Knubel). Gran finale della collezione il 30 giugno sul gigante dell'Alaska e del Nordamerica: il magnifico McKinley (6194 m, prima assoluta il 7 giugno 1913 da parte di Hudson Stuck, Harry Karstens e dei giovani Robert Tatum e Walter Harper). E chiudiamo ricordando che, prima del record di McKeever, il primato di velocità sulle Seven Summits apparteneva al canadese Daniel Griffith, riuscito a “balzare” da una montagna all'altra in 188 giorni.

lunedì, 02 aprile 2007

AI CONFINI DEL MONDO

postato da carlocaccia alle 10:12 in antartide

SUCCESSO NORVEGESE IN ANTARTIDE: BRIVIDI POLARI SUL "DENTE DEL LUPO"

Antartide 2Impresa degli scandinavi Robert Caspersen, Ivar Tollefsen, Stein-Ivar Gravdal e Trond Hilde sulla parete nord dell'Ulvetanna ("Dente del lupo"), elegantissimo picco granitico che si innalza fino a quota 2960 tra i ghiacci della Queen Maud Land (Antartide). Dopo la prima assoluta della montagna, messa a segno per la parete nord-ovest nel 1994 (in 12 giorni, con Sjur Nesheim), Caspersen e Tollefsen hanno voluto rimettere le mani su quella guglia e con i due nuovi soci, procedendo in stile capsula (la portaledge, in parete, è stata piazzata in tre posti diversi), tra il 5 e il 20 novembre 2006 hanno tracciato una linea di 21 lunghezze di corda che, attrezzata con 45 spit (la maggior parte di sosta), supera nel mezzo i mille metri verticali della muraglia. Le condizioni meteorologiche, con sole 48 ore di tempesta (il termometro, comunque, è sceso fino a –20°), hanno favorito il quartetto norvegese che nella prima parte della via è stato costretto ad una complessa progressione in artificiale (A4) ma ha potuto divertirsi di più lungo gli ultimi 8 tiri, caratterizzati da difficoltà in libera di VI e VI+. Il giudizio dei primi salitori? "Grande arrampicata, lungo una linea molto estetica che ha tutti i requisiti per diventare… una classica!". In seguito Caspersen e soci si sono spostati nella zona delle Holtedahl Mountains (30 chilometri più a est, dove nel 2005 lo statunitense Mike Libecki aveva messo a segno due belle imprese solitarie), lì hanno salito altre sei cime (si tratta, probabilmente, di prime assolute) e sono infine tornati nella zona dell'Ulvetanna riuscendo a compiere, per concludere in bellezza la lunga spedizione (un'avventura di 40 giorni, dal 2 novembre al 10 dicembre 2006), una serie di altre più facili prime ascensioni.

Nella foto sopra, la parete nord dell'Ulvetanna con il tracciato della via norvegese. Qui sotto, scatto in parete con la portaledge (www.ulvetanna.no)

antartide

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