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CAUCASO: SUCCESSO SULLA NORD DEL GESTOLA PER ALEXANDER GUKOV E COMPAGNI
Da San Pietroburgo al Caucaso per scalare la nord del Gestola in inverno: una lunga trasferta che non ha lasciato i suoi protagonisti a mani vuote. Alexander Gukov (leader), Alik Izotov, Viktor Koval e Sergey Kondrashin, nelle scorse settimane, hanno attaccato la parete per la via Khergiani (5B ex 6A nella scala russa, che corrispondono rispettivamente a TD+ ed ED in quella occidentale), cogliendo un bel successo sulla cima che, salita per la prima volta alla fine dell'Ottocento, tocca quota 4860 nella valle di Bezengi (Caucaso centrale). Ricordiamo che in quella zona, poche decine di chilometri a sud-est dell'Elbrus (5642 m), si innalzano anche la seconda e la terza cima della catena: il Dyhtau (5198 m) e il Koshtantau (5150 m).
LE SEVEN SUMMITS IN 157 GIORNI: RECORD DI IAN McKEEVER
Impresa? Qualche dubbio è legittimo... Tuttavia la collezione-lampo dell'irlandese Ian McKeever, 37 anni (nella foto, www.wicklow.com), che in 157 giorni – dal 25 gennaio al 30 giugno 2007 – ha fatto sue le Seven Summits, merita almeno di essere segnalata. Il primo successo della singolare avventura risale, come appena detto, al 25 gennaio scorso, quando McKeever ha messo piede sulla vetta del Mount Vinson che, con i suoi 4897 metri, è il punto culminante dell'Antartide, scalato per la prima volta il 18 dicembre 1966 da Pete Schoening, John Evans, Barry Corbet e Bill Long, membri dell'American Antarctic Mountaineering Expedition (nei due giorni successivi giunsero in vetta anche tutti gli altri componenti della spedizione: prima Eiichi Fukushima, Charley Hollister e Brian Marts e poi Nick Clinch, Dick Wahlstrom e Sam Silverstein; aggiungiamo che la seconda salita del Mount Vinson risale al 22 dicembre 1979: autori della scalata furono i tedeschi Peter von Gizycki e Werner Buggisch e il sovietico Vladimir Samsonov). Ma andiamo avanti con la collezione di McKeever. L'11 febbraio l'irlandese ha fatto sua l'Aconcagua (6959 m), la montagna più alta del Sudamerica (prima salita: Mattia Zurbriggen in solitaria, 14 gennaio 1897), e il 3 marzo il Kilimangiaro (5895 m), gigante tra i giganti africani conquistato il 6 ottobre 1889 dal tedesco Hans Meyer con l'austriaco Ludwig Purtscheller. Il quarto “pezzo” di McKeever, precipitatosi dall'Africa all'Oceania, è invece arrivato il 16 marzo: si tratta della vetta della Carstensz Pyramid, che tocca quota 4884 ed è stata scalata per la prima volta nel 1962 da una spedizione guidata da Heinrich Harrer (la seconda ascensione, del 1971, fu invece messa a segno da Reinhold Messner per la cresta est). Il 16 maggio Ian McKeever ha coronato il sogno di calcare la sommità dell'Everest, tetto dell'Asia e del mondo (8848 m, la prima salita di Hillary e Tensing risale al 29 maggio 1953) e il 31 maggio l'ha avuta vinta con la montagna più alta d'Europa: l'Elbrus (5642 m, prima salita nel 1874 grazie a F. Crawford-Grove, F. Gardiner, Horace Walker e Peter Knubel). Gran finale della collezione il 30 giugno sul gigante dell'Alaska e del Nordamerica: il magnifico McKinley (6194 m, prima assoluta il 7 giugno 1913 da parte di Hudson Stuck, Harry Karstens e dei giovani Robert Tatum e Walter Harper). E chiudiamo ricordando che, prima del record di McKeever, il primato di velocità sulle Seven Summits apparteneva al canadese Daniel Griffith, riuscito a “balzare” da una montagna all'altra in 188 giorni.
IMPRESA INVERNALE SULLA NORD DEL GIGANTE DEL CAUCASO: NILOV, KOROL E DORONIN SALGONO LA PROIBITIVA MYSHLYAEV
La prima volta è andata male. Così anche la seconda. E la terza? Vedi sopra, in ossequio alla regola del "non c'è due senza tre". Ma il russo Sergey Nilov è un duro: deporre le armi? Neanche per sogno: all'invernale del Chatyn, gigante di 4368 metri del Caucaso centrale, in Georgia, non poteva rinunciare. Così, rimasto senza compagni, è riuscito a convincere i connazionali Evgeny Korol e Sergey Doronin e, nel gennaio scorso, si è lanciato alla conquista della nord della montagna dei suoi sogni: "Tutti coloro che venivano a sapere delle nostre intenzioni – ha raccontato Korol – ci davano dei matti". Nel mirino della cordata, improvvisata ma molto esplosiva, la difficile via Myshlyaev (6A nella scala russa) che risolve una ripida muraglia rocciosa iniziale di 600 metri, dalla caratteristica forma romboidale. Pronti via il 17 gennaio, con un avvicinamento di 14 ore: una fatica bestiale per giungere a tu per tu con il gran problema, affrontato a suon di corde fisse, lottando con il ghiaccio e il freddo per una settimana (di notte il termometro scendeva fino a -30°). Il successo - potrebbe trattarsi della seconda invernale assoluta della montagna - è arrivato il 25 gennaio, a 23 anni dalla prima grande impresa durante la stagione fredda sul Chatyn: una scalata firmata nel 1984 da Anatoly Moshnikov, Boris Barulin, Sergey Kalmikov e Victor Sazanov lungo la più facile (5B) via aperta dagli stessi Moshnikov e Barulin con i connazionali Basmakov e Glushkovsky.
Nella foto sopra: in azione sulla nord del Chatyn (www.mountain.ru, come tutte le immagini pubblicate qui sotto)

La nord del Chatyn con il tracciato della Myshlyaev, che supera il grande rombo roccioso

Il grande rombo roccioso della parete nord del Chatyn. In evidenza la Myshlyaev, che segue un logico sistema di spaccature

All'attacco della parete: comincia la grande avventura...

Come ai tempi di René Desmaison...

L'impresa continua: evidenti le pessime condizioni della parete. Per finire, qui sotto, i tre protagonisti della durissima avventura


SUCCESSO INVERNALE DEI RUSSI SULLA GRANDE PARETE DEL DAGESTAN (CAUCASO)
Durante la seconda metà di febbraio, con una permanenza in parete di diversi giorni, una squadra del club alpinistico "Gornyak" di San Pietroburgo composta da D. Polenov, R. Nagaev, D. Krasnov, R. Kirichenko, O. Koltunov e D. Veyko ha coronato il proprio sogno: salire in invernale la difficile via Efimov (1000 m, 6A nella scala russa, del 1981) sulla poderosa parete nord-ovest dell'Erydag (3925 m, valle Chekhy-Tchay, Caucaso nord-orientale, tra il Dagestan e l'Azerbaijan). Si tratta di una larga bastionata, alta da 300 a 1000 metri, sulla quale gli alpinisti dell'ex Unione Sovietica, soprattutto negli anni Ottanta del secolo scorso, hanno tracciato numerose vie. E la Efimov, che si inoltra nello Zerkalo ("Lo specchio") della parte sinistra del settore centrale della parete, è una delle più impegnative, come le vicine Shchedrin (1000 m, 6A, 1981) e Babitsky (1000 m, 6A, 1981). Attaccata la bastionata e superata la sezione iniziale, gli alpinisti si sono trovati a tu per tu con lo "specchio": il compatto tratto chiave della scalata, lungo circa 200 metri. E, se durante il primo giorno di salita su quel muro liscio, il tempo si è mantenuto buono, in seguito le condizioni sono drasticamente peggiorate. Ma la squadra non ha mollato. Superando un paio di lunghezze al giorno, in artificiale, con il freddo e il vento a rendere ogni cosa assai complicata, gli irriducibili russi hanno risolto un problema alla volta giungendo, finalmente, alla base del "libro": un enorme diedro di 400 metri che incide tutta la parte superiore della muraglia ed è quindi, una volta superato lo "specchio", una sorta di via diretta verso la cima. Che è arrivata (probabilmente il 26 febbraio: non siamo in grado, purtroppo, di fornire una data certa) dopo altri giorni di maltempo e una sorpresa finale… Perché l'ultimo tiro della via, originariamente di quinto grado, in seguito alla caduta di un grosso blocco durante l'estate scorsa, si è trasformato in una tosta lunghezza di A3: giusto quello che ci voleva per chiudere in bellezza la festa, sulla sommità di una montagna che, nel mare magnum di Internet, è come un fantasma. Che significa? Semplice: se al potente motore di ricerca Google chiedete di scovarvi l'Erydag, scegliendo per curiosità o per qualsiasi altra ragione l'opzione "pagine in italiano", vi ritroverete davanti lo sconsolante messaggio "La ricerca nella lingua scelta non ha prodotto alcun risultato". E così è anche per questo, appassionati italici lettori, che ne abbiamo parlato molto volentieri.
Nella foto sopra, il settore della parete nord-ovest dell'Erydag con la via Efimov (www.mountain.ru)

Veduta complessiva della nord-ovest dell'Erydag, con i tracciati di tutte le vie e la Efimov evidenziata in rosso (www.mountain.ru)

Un'altra immagine della nord-ovest dell'Erydag con, illuminato dal sole, il settore della Efimov (www.mountain.ru)

In azione sullo "specchio" della Efimov durante una ripetizione estiva (www.mountain.ru)

Così si presenta, in estate, il superbo diedro finale di 400 metri ("Il libro") sulla nord-ovest dell'Erydag (www.mountain.ru)