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L'INOSSIDABILE INGLESE, A QUARANT'ANNI DAL CAPOLAVORO CON MIKE KOSTERLITZ SULLA EST-NORD-EST DEL BADILE, CERCA ANCORA L'AVVENTURA TRA LE SELVAGGE MONTAGNE DEL SICHUAN
Nati entrambi nel 1943, scozzese il primo e inglese il secondo, Mike Kosterlitz e Dick Isherwood si trovarono insieme per realizzare un capolavoro (senza saperlo...) sulla est-nord-est del Badile. I due, sulla mitica parete della Bondasca, puntavano alla prima ripetizione della via di Claudio Corti e Felice Battaglia (600 m, VI+ e A2, 17-18 agosto 1953) ma, “ingannati” dalla magnifica serie di fessure che continuava sopra le loro teste, al termine della terza lunghezza di corda proseguirono direttamente, senza traversare a sinistra. Nacque così, tra l'8 e il 9 luglio 1968, uno degli itinerari più belli e ambiti delle Alpi Centrali e non solo, quella Via degli inglesi (dei britannici, in verità...) che in 550 metri oppone difficoltà di VI e A2 (VIII in libera) e che i suoi artefici, ad opera conclusa, registrarono così sul libro di vetta: «Corti-Battaglia, 2nd ascent». L'anno seguente, però, le strade di Kosterlitz e Isherwood si divisero: Mike intraprese la carriera accademica (che da Torino lo portò negli Stati Uniti, dove oggi è un fisico affermato) mentre Dick, esperto in scienze agrarie, si trasferì a Bangkok e poi in Nepal, dove diresse un istituto di ricerca prima di curare diversi progetti di sanità pubblica (in Nepal e in Bangladesh). Non trascurò tuttavia l'alpinismo, visto che nel 1969 mise in bacheca due prime assolute nell'Hindu Raj e fece lo stesso il 17 e 18 settembre 1973 sul Parbati South (6127 m, Himachal Pradesh, India) per i 1000 metri della parete sud, il 27 aprile 1974 sul Lamjung Himal (6983 m, Nepal) per la cresta sud-est e nell'agosto 1979 sul Buni Zom (6551 m, Hindu Raj, Pakistan) per la parete sud. Da non dimenticare poi il successo del 16 ottobre 1976 sul Kanjiroba (6883 m, Nepal, via nuova per la parete sud e la cresta sud-est), il tentativo del 1978, in stile alpino con Rob Collister, sull'Annapurna II (7937 m) e la prima ascensione (non ufficiale in quanto compiuta senza permesso nel 1979) del Dorje Lhakpa (6966 m, Nepal). Ma non è finita. Nel 2005, tra settembre e ottobre, in compagnia di Toto Gronlund, Peter Rowat e Dave Wynne Jones, Isherwood ha tentato il Kawarani I (5992 m) e il Kawarani II (5928 m) - due cime della piccola catena Gongkala, nel Sichuan occidentale (Cina) – e l'Haizi Shan (5833 m, Daxue Shan), di cui il 3 maggio 2004 aveva già raggiunto la cima nord. Questa lunga “premessa” ci ha portati, viaggiando nel tempo e nello spazio, all'ultima notizia: l'avventura vissuta nell'ottobre 2007 da Isherwood - con Steve Hunt e gli appena menzionati Peter Rowat e Dave Wynne Jones – sull'inviolato Yangmolong (6066 m), cima del Shaluli Shan (Sichuan occidentale) a nord del massiccio del Genyen. Lo Yangmolong, già tentato dai giapponesi nel 1991, non ha concesso nulla neppure ai britannici e l'instancabile Dick, con alcuni problemi respiratori, questa volta non ha potuto neppure partecipare alla salita “di consolazione”: l'apertura di una via nuova sulla nord del Dangchezhengla (5833 m), già salito nel giugno 2002 dai giapponesi Kiyoaki Miyagawa e Junta Murayama e poi nel marzo 2007 da una squadra cinese. La nuova linea sulla nord, valutata nel complesso D, supera prima un pilastro roccioso e poi una cresta di neve che finisce sulla via dei primi salitori. La cresta finale ha riservato ai soci di Isherwood – che starà già pensando alla “rivincita”... - anche una lunghezza di 70 metri con neve profonda ed inconsistente, letteralmente scavata da Wynne Jones che sbucava dal manto bianco soltanto dalle spalle in su.

Il giovane Dick Isherwood (foto tratta da: Marco Volken e Giuseppe Miotti, BADILE. CATTEDRALE DI GRANITO, Bellavite Editore, Missaglia (LC) 2007, p. 147)

La cresta finale del Dangchezhengla (www.aack.or.jp)
SICHUAN: RIUSCITA AI BRITANNICI DAVID GERRARD E DAVID SYKES LA PRIMA SALITA ASSOLUTA DELL'HATI (5524 m). NIENTE DA FARE, INVECE, SULLA SUD DELL'HAIZI SHAN
Il 13 ottobre 2005 la neozelandese Patricia Deavoll e la canadese Karen McNeill – che pochi mesi dopo, nel maggio 2006, sarebbe scomparsa con Sue Nott tentando l'Infinite Spur del Mount Foraker, in Alaska – mettevano in bacheca per la parete sud e la cresta sud-ovest la prima assoluta dello Xiashe, che si innalza fino a quota 5833 nel Shaluli Shan (Sichuan, Cina). La seconda assoluta della stessa montagna è arrivata soltanto quattro giorni dopo, per una via diversa (lungo la parete nord), ad opera dei britannici Ed Douglas e Duncan Tunstall. Naturalmente, dalla vetta ma non solo, entrambe le cordate si sono guardate per bene attorno e hanno notato, a nord-est dello Xiashe, una bella cima isolata: l'inviolato Hati (o Nazdenka, 5524 m). Nel maggio 2007, però, anche il punto più alto dell'Hati è stato calpestato: la prima ascensione è riuscita ad un'altra coppia di britannici, David Gerrard e David Sykes, saliti per un canale lungo il versante nord-ovest. La via, tra le poche percorribili dopo un brusco innalzamento della temperatura successivo all'arrivo dei nostri protagonisti nella Zhopu Valley, è lunga circa 500 metri: inizialmente molto facile, diventa in seguito più ripida con neve, ghiaccio e tratti su roccia. I due amici hanno quindi deciso di scendere per il versante opposto (prima verso sud lungo una cresta nevosa e poi a ovest) realizzando così un'elegante traversata della montagna. In seguito - dopo aver deciso di anticipare il volo verso casa per le non ideali condizioni meteorologiche e dopo aver cambiato idea una volta lasciato il campo base dell'Hati – Gerrard e Sykes hanno raggiunto un altro campo base: quello ai piedi dell'inviolato versante sud dell'Haizi Shan che, come lo Xiashe, è alto 5833 metri ed è stato salito per la prima volta da Patricia Deavoll (con il britannico Malcom Bass, da nord, nell'ottobre 2006 e quindi esattamente un anno dopo lo Xiashe). Ma non c'è stato niente da fare: a causa del caldo per la stagione ormai avanzata – Gerrard e socio hanno capito che avrebbero dovuto anticipare di un mese le loro vacanze alpinistiche – la grande parete era ormai proprietà esclusiva delle cascate e delle valanghe.
CHANGPING VALLEY: RIUSCITA A JOE PURYEAR, CHAD KELLOGG E JAY JANOUSEK LA PRIMA SALITA DEL LARA SHAN

Changping Valley: ne abbiamo parlato lunedì e ne riparliamo oggi, segnalando così ai nostri lettori, per il terzo giorno consecutivo, una significativa prima ascensione assoluta (l'alpinismo non è morto!). Dunque: in quella splendida valle del Sichuan (Cina) dove, come abbiamo già scritto, “la grande avventura attende ancora i suoi cavalieri”, il 18 aprile scorso è stata finalmente salita una cima senza nome di 5700 metri, già tentata dai cinesi e da Charlie Fowler e chiamata dai suoi “conquistatori” Lara Shan. Autori della “conquista”, per una complessa via battezzata American Standard (1100 m, 65°) sulla parete ovest, i forti Joe Puryear e Chad Kellogg con l'amico Jay Janousek. Giunti in Cina il 4 aprile e piazzato il campo base nella Changping Valley a circa 3600 metri di quota, i tre alpinisti hanno subito adocchiato la “loro” montagna, che si innalza appena a nord del Siguniang (6250 m): magnifica e difficile cima che era il vero obiettivo della spedizione (e che Puryear e Kellogg, con Stoney Richards, avevano già tentato nell'ottobre 2005, per la parete nord-ovest, arrivando a quota 5500). L'attacco al Lara Shan è partito dal campo alto, a 4600 metri: da lì uno stretto canale nevoso, lungo circa 200 metri, ha permesso di raggiungere la parete principale, alta 650 metri. «Se i crepacci non ci hanno creato troppi problemi – ha spiegato Puryear -, una notevole seraccata nella parte inferiore del versante ci ha creato qualche pensiero. Ma anche più in alto ci siamo ritrovati nel mirino di due giganti di ghiaccio: davvero enormi ma apparentemente tranquilli. Superando alcuni ripidi (ma brevi) risalti ghiacciati abbiamo quindi raggiunto il termine della parete vera e propria, a circa 5500 metri di quota, e poi la vetta, dove l'aria era tanto limpida e tranquilla che siamo riusciti a scorgere il Gonnga Shan, che con i suoi 7556 metri è la più alta montagna del Sichuan. Abbiamo rimesso piede al campo alto al tramonto, dopo dodici doppie da 60 metri e alcuni tratti di arrampicata». Qualche giorno dopo, cessati gli applausi al bel preludio del potenziale capolavoro sul Siguniang, il sipario si è bruscamente chiuso con una notizia terribile, che ha travolto i tre amici come il più smisurato dei seracchi, imponendo loro un desolato ritorno a casa: il 23 aprile, mentre si stava ritirando in doppia dal Mount Wake (2774 m, Ruth Gorge, Alaska) tentato con Jed Brown, Lara Karena Kellogg, 38 anni, moglie di Chad, era precipitata senza speranza. Per questo, oggi, quella maestosa cima non più inviolata della Changping Valley, nel lontano Sichuan, si chiama Lara Shan.
Sopra: la parete ovest del Lara Shan (5700 m) con la via dei primi salitori (arch. Joe Puryear, www.alpinist.com)

Chad Kellogg sui muri di ghiaccio del Lara Shan (arch. Joe Puryear, www.climbing.com)

Lara Karena Kellogg (www.fs.fed.us)
ESPLORAZIONE "DOC" NELLA CHANGPING VALLEY (SICHUAN) PER SILVESTRO STUCCHI, ELENA DAVILA, GIOVANNI MORETTI E RICCARDO REDAELLI: RIUSCITA LA PRIMA SALITA DEL PEAK 4764 (BERGAMO PEAK)
Sulle montagne cinesi, cari lettori, non circolano soltanto Mick Fowler e i suoi amici inglesi. Sulle montagne cinesi, con le loro valli inesplorate, può capitare anche di incontrare dei bergamaschi colmi fino all'orlo di fantasia, che sognano strade nuove e che, coerenti con se stessi, non temono di percorrerle. Personaggi che preferiscono stare nell'ombra, che non amano i fastidiosi fasci dei riflettori ma che, come Silvestro Stucchi – lo ricordate sul Pilastro dei Bellunesi dello Spiz di Lagunaz in compagnia di Ivo Ferrari? - sono tra gli alfieri di quell'alpinismo "resistente" che è come un fiume sotterraneo: un flusso invisibile ma anche inestinguibile che di tanto in tanto alza la voce (e si fa sentire). Ma andiamo avanti. Con Stucchi, durante lo scorso mese di agosto, gli altri bergamaschi impegnati sulle montagne cinesi erano Elena Davila, Giovanni Moretti e Riccardo Redaelli. E al quartetto, recatosi nell'inesplorata Changping Valley (Sichuan) per ricordare il cinquantesimo di fondazione della scuola "Leone Pelliccioli" della sezione del Cai del capoluogo orobico, il 23 agosto è riuscita la prima salita assoluta del Peak 4764 (Bergamo Peak): una montagna che si innalza in un autentico paradiso verticale, ricco di alte pareti inviolate (e intentate...) e dove, di conseguenza, la grande avventura attende ancora i suoi cavalieri. La scalata di Stucchi e compagni, un "viaggio" di 12 ore tra andata e ritorno, si è svolta per lo cinaspigolo sud-est: una linea di 400 metri con difficoltà fino al VI (con un passo di A0) battezzata Xie-Xie ("Grazie"). Il successo – e concludiamo – è stato letteralmente rubato al maltempo, trasformandosi nella pietra preziosa di una spedizione a tutta velocità – il tour è durato in tutto poco più di una settimana – e cominciata con parecchie incognite: un esempio di made in China che non fa paura, un gioco per chi, rimasto un po' bambino, con spirito antico sogna ancora cose nuove e le vuole vedere, conoscere, toccare con le mani e coi piedi.

Il quartetto orobico, il 23 agosto scorso, sulla vetta del Peak 4764, ribattezzato Bergamo Peak (arch. Silvestro Stucchi, www.planetmountain.com)