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venerdì, 22 agosto 2008

SI DIA INIZIO AI NUOVI POST - IO TRASMIGRO

postato da intrablog alle 18:29 in editoriale
ssm_paris_080808_art1cari amici & blogger [di Alberto Peruffo],

a seguito del grande segnale di affetto ricevuto da più parti dopo il mio editoriale e sotto diversi aspetti, non ultimo la straordinaria partecipazione a
Sad Smoky Mountains, ritornando da Parigi ho deciso di compiere un ulteriore sforzo. Manterrò attiva, cercando nuove forme di coinvolgimento, la rete dei nostri blog. Tuttavia non scriverò più di alpinismo, perlomeno sotto forme consuete (i miei detrattori, paurosi, tutti pronti a scrivermi, quasi a giustificarsi, ne saranno contenti. In verità, che non mi appartiene, ho già scritto abbastanza: pensate che il conduttore radio mi ha pure attribuito un saggio che non ho mai scritto e mi domando ancora dove abbia pescato la mia citazione, deviando completamente la mia attenzione, già di per sé piuttosto deviata, da quel che speravo la trasmissione fosse: un dibattito sull’attualità, non dei monologhi, seppur seri e di grande interesse, sui massimi sistemi della montagna). Insomma, da oggi io, agli occhi degli alpinisti, scompaio, o meglio trasmigro. Dalle montagne reali... sorveglierò la rete e non scriverò più di alpinismo se non nella forma che avevo intrapreso qualche anno fa e che ora vorrei definitivamente portare a termine. L’ultima spedizione di Bruno Brunelt.

Si dia inizio ai nuovi post ;-)
link al post | categoria editoriale
mercoledì, 23 luglio 2008

DOVE VA L'ALPINISMO ITALIANO

postato da intrablog alle 12:00 in editoriale
alberto_peruffo_vicenza_performance2007Dove va l’alpinismo italiano? [di Alberto Peruffo]

«Dove va l’alpinismo italiano dopo la morte di Karl Unterkircher e le questioni sollevate da Gabriele, uno dei blogger storici della tua rete?» mi ha chiesto una giornalista italiana che se non lavorasse in un giornale così poco convenzionale [ Il Resto del Padrino, un giornale situazionista che sarà pubblicato dopo la morte di Berlusconi ] come quello in cui lavora, potrebbe essere la mia coscienza. Che ne so io, le ho riposto gentilmente. Io oramai è come se fossi costantemente confinato tra la sella di due montagne e con il binocolo cogliessi solo segnali. Segnali di fumo. Sì, è anche vero che per anni mi sono alimentato di salite e storia dell’alpinismo e che forse una prospettiva storica potrei ancora averla. Anzi, il distacco degli ultimi anni potrebbe forse concedermi un’obiettività che ai compilatori di cronaca e ai praticanti della disciplina non può essere tecnicamente concessa. Potrei quindi procedere per paradossi, ovverosia per segnali, più o meno fumosi, decifrabili, che in realtà sono rimasti impressi nella mia memoria da quando mi sono affacciato in quella ipotetica sella. Nel 2002. Dopo aver letto un libro.

Cominciamo da quel libro.

Dove va l’alpinismo italiano quando uno dei suoi massimi scrittori, uomo di pensiero, come Spiro Dalla Porta Xydias, presidente del
GISM, scrive nel 2002 un libro, istituzionalmente edito dal CAI, dal titolo L’etica dell’alpinismo, che è una delle più grandi nefandezze teoriche, sottolineo nefandezze teoriche, scritte da quando l’alpinismo esiste, anacronistico per il tempo in cui è stato scritto, che uccide in un colpo solo l’alpinismo del futuro e ammanta di trascendenze retoriche l’alpinismo del passato? Ivi, si recita, l’importante è «raggiungere la cima di un monte», anzi «eticamente quello che importa non è il modo, ma il fatto stesso di raggiungere una cima», corsivo dell’autore! Poi, ergo, che le nefandezze teoriche portino a conseguenze pratiche lo si sa, specie quando il credito attribuito a tali autori si manifesta in decine di libri, articoli, conferenze, pubblicazioni che invadono di anno in anno le coscienze degli alpinisti. Ad esempio, è di questi giorni la scoperta dell’acqua calda in montagna, il trad fa trend, dicono alcuni, quando in realtà il vero alpinismo è sempre stato trad e tutto il resto è stato trend. Punto, io direi. Ma tornando al nostro caro vecchio – attenzione, non è l’età che genera il pensiero ma è il pensiero che genera l’età – mi piace constatare che quelle asserzioni hanno giustificato cose incomprensibili per chi scrive di montagna. Come potrebbe altrimenti diventare membro del GISM, gruppo italiano scrittori di montagna, l’ex ministro Gianni Alemanno che a mia conoscenza non ha mai scritto niente di memorabile sulla montagna se non forse qualche firma al momento giusto e nel luogo giusto, fisico o cartaceo esso sia? Certo, in ossequio a quei principi sappiamo che il ministro e ora sindaco di Roma in montagna ci va da un pezzo e con ogni mezzo. Pensate che nel suo curriculum ci sono salite mai salite (lo Shisha Pangma!) e ovviamente mezzi non plus ultra. Celebri sono gli avvicinamenti con l’elicottero di questo «campione dell’alpinismo senza allenamento», così si definisce. E così, «raggiunta la cima del monte», ci ritroviamo tra gli scrittori di montagna doc e d’oil, PetrolOIL, marchiati dal GISM, Gianni Alemanno.

Bene, cari amici alpinisti, dove va l’alpinismo italiano quando gli scrittori di montagna non sanno più dare la rotta e prestano il loro nome a “
cani e porci”, si fa per dire, a volte involontariamente, o in buona fede, io credo, come è capitato al Mauro Corona nazionale, sempre in rapporto con l’Alemanno di cui sopra... Non so. Ma anche questo sembra riflettersi nelle asettiche riviste, sia istituzionali che di storica e profonda concezione. Oramai larve. Senza distinzione. Sopravvivono facendo pena a se stesse. Lo vedi da cosa scrivono e da come appaiono. Con grafiche di stampo nazionale-socialista, vetero-comunista, con spazi consegnati ai soliti noti, senza “a monte” alcuna selezione critica. Non è un caso che il nostro caro Mauro riesca a lanciare un Decalogo dalle pagine dello Scarpone che di Decalogo ha solo il nome e le buone intenzioni dello scrivente, mentre buona parte di ciò che formula appare scontato o di eterea, improbabile, natura, neve firmata “incompresa”, o disattesa. Sulle stesse pagine a questi decaloghi in verità ci aveva già abituati lo Spiro Nazional Popolare con i suoi precetti agli alpinisti, pagine che a cavar fuori una notizia oltre a quelle che si spediscono in redazione è impresa estrema. Sembra che nessuno si sia accorto che l’11 maggio più di cento montagne abbiano fumato. Explorersweb, il più importante portale al mondo per l’esplorazione, sede a New York, gli ha già dedicato 4 copertine! Forse non piaceva il colore, rosso, o forse bisognava redigere un comunicato bell’e fatto come avviene nella maggior parte delle redazioni oggi giorno. Per non dire che, se non per qualche diplomatico cenno, sembra che presso le alte cariche del CAI e nei loro giornali la vicenda del marzo tibetano e dell’Everest blindato, soggiogato, fatto oggetto di sopruso, sia affare di poco conto. Una di quelle cose da affrontare con più fretta possibile, senza palle, con le mani a pararsi i punti deboli, gli interessi, per poi dimenticare, subito, quindi non compromettersi. Per fortuna la base è buona e agisce indipendente dai legami nazionali con chi l’alpinismo lo fa sulle sedie. Le tristi montagne fumanti lo hanno dimostrato.

Dove va l’alpinismo italiano che emerge nei media nazionali solo quando la morte annuncia la sua assurdità, ossia richiede silenzio e rispetto, e invece giornalisti e manager ne fanno un caso nazionale per riattivare l’attenzione dei soliti oramai ben noti adepti, ministeri, centri di ricerca nazionali, uffici stampa globali e iperlocali, in una sorta di occulta autoalimentazione... Non so. Ma anche, dopo la morte di Karl Unterkircher, il legittimo tentativo di soccorrere gli amici rimasti in parete mi è parso una panna troppo montata da mani sapienti per alimentare future scorte. Mi spiace per Karl, che conoscevo e avevo imparato a stimare, circondato com’era da un non so che e da un non so chi. Come l’anno scorso per Zavka sul K2, anche questa volta l’alpinismo viene tinto solo come fosca tragedia, pronta ad essere messa in scena da un branco di avvoltoi. Ricordo come fosse ieri la blasfema webparodia tenuta da Marco Mazzocchi, con i pronti interventi di sua santità Agostino Da Polenza, non a caso, citando un titolo celebre della commedia all’italiana sovente in uso per le partnership creative, “
culo e camicia” con Alemanno (non dite il contrario: la striscia di testa di www.montagna.org ha avuto il ministro in bella vista per oltre due anni). Sì, è proprio in gamba questo manager italiano che vuole, per competenza e storie passate, avere l’ultima parola su tutto, anche su Unterkircher che non ha ascoltato la sua quasi profezia che invitava di starsene a casa, di non andare su quella folle parete, come aveva quasi preannunciato la tragedia di Zavka perché agiva fuori dai circuiti delle sue spedizioni, supersicure e superstatali. E pensare che in giornali locali la parete del Nanga Parbat è arrivata ad essere di 7000 metri e qualcuno ha cercato di fare paragoni assurdi, alpinistici!, tra la vicenda di Zavka e quella di Unterkircher! Per riabilitare chi?


Dove va l’alpinismo italiano dopo Unterkircher, uno dei pochi italiani, altoatesini, che aveva messo il sogno oltre la realtà... Se dovessi fare un’affermazione da storico, oggi 23 luglio 2008, io credo che la storia dell’alpinismo, la Storia con la s maiuscola, quella internazionale, non quella locale o di partito, dopo Renato Casarotto, morto nel 1986, e lasciando oramai come recepita negli annali la triade altoatesina capitanata da Reinhold Messner, faro ancora insuperato, seguiti da Hans Kammerlander e Christoph Hainz (al quale si stava per aggiungere Unterkircher), si ricorderà solo di Ermanno Salvaterra. Ermanno Salvaterra, i suoi grandi compagni e la sua straordinaria Patagonia. Sì, per carità, molti altri nomi hanno fatto qualcosa negli ultimi vent’anni, ma il tempo fagocita i molti per fare emergere gli unici. Credete forse voi che la storia si ricorderà di un Agostino Da Polenza e delle sue spedi/speculazioni (anche in senso intellettuale, visto che è autore di piccozzate, a volte non firmate)? O di Silvio Mondinelli, grande alpinista e grande uomo, senza dubbio, impegnato su mille fronti, talmente grande da poter vendere il suo corpo nudo a un marchio o rifiutare il privilegio di poter assistere alla nascita di un figlio (caro Silvio, perdonami se sbaglio, ma mi è sempre rimasta impressa la tua scelta di essere impegnato su una grande montagna himalayana mentre tua figlia, o figlio, nasceva)? O di un Simone Moro, che dall’8a all’8000 strada ne ha fatta, ma quel suo primo stile, che guarda di più all’apparenza che alla sostanza, non pare mai essersi sopito del tutto? Grandi cose annunciate, grandi montagne fatte, non dubito, e grandi bla bla di qua e di là, ma quando è il momento di essere chiamato in causa per quello che stava accadendo il maggio scorso sull’Everest ha preferito con-siderare, usare la diplomazia chiesta ai politici, per poi asserire che gli alpinisti come lui, piuttosto di andare incontro alla possibilità di perdere «l’intera loro passione» per il fatto di avere restrizioni in un’aerea specifica, per quanto “alpinisticamente” importante,
è meglio che non alzino la voce. E lo dice uno che di voce ne ha una che si fa ben sentire e riconoscere. E cosa possiamo fare noi se non alzare la voce! I politici? I diplomatici? Ma insomma, alpinisti italiani e stranieri, non provate vergogna andare in Tibet a scalare montagne mentre stanno uccidendo, massacrando un intero popolo? Non vi sentite complici, certo. Ma il silenzio diventa assenso quando si sa e si tace. Guardate qui e d’ora in poi sarete complici!. Io, per vari motivi, non metterò più piede in Tibet.

Ecco, dove va l’alpinismo italiano non so, ma so dove va il mio alpinismo e dove getterò le mie reti: se riceverò, con le modalità scritte in calce, almeno 50 adesioni per blog, ossia 100 per intraisass + intotherocks, al progetto
Sadsmokymountains (circa il 10% dei lettori quotidiani a cui non ho mai chiesto neanche un grammo di lire, senza per questo farli affogare nella pubblicità o nella banalità, rischiando giorno dopo giorno la bancarotta e il divorzio con mia moglie e con tutto il mondo), se riceverò questo, bene, si va avanti. Altrimenti, andando ben oltre ciò che scrisse Gian Piero Motti, non so cosa farmene di una alpinismo totalmente disimpegnato, scollegato con ciò che pesta sotto i piedi, montagne e tradizioni dei popoli con cui ha a che fare di giorno in giorno, spedizione dopo spedizione.

Sì, oggi ho voglia di lanciare ques’ultima provocazione visto che Gabriele ha scritto «... mentre Alberto, in uno slancio di impegno civile, si appresta ad accendere le città dopo essere riuscito ad accendere le montagne, qualcuno teme che sia il blog a rischiare di spegnersi...».

E’ da 10 anni che lavoro per il bene della nostra causa. Un alpinismo resistente alle mode del momento e il cui unico principio è la libertà e il rispetto di ciò che affronti, montagna o uomo, altro da te o te stesso. Sono stanco, potrei dire, ma non lo sono.

Le cose che vengono scritte sui nostri blog sono uniche, io credo e, i commenti affermano, di grande valore. Ma se non raggiungerò l’obiettivo qui richiesto, il giorno dopo potrei chiudere. Sì chiudere tutto, rispettando gli impegni presi con chi gli ho presi e poi basta. Perché forse, dopo quanto detto, è finita un’epoca. La mia epoca. Di colui che tira il carro senza avere i buoi visto che i buoi ha preferito lasciarli liberi a pascolare perché questo gli dà immenso piacere. Impagabile. Le news di alpinismo esplorativo gli italiani andranno a leggersele in inglese, visto che in Italia, a parte i comunicati stampa inviati alle redazioni, è una miseria. E le storie del blog non le leggeranno da nessun’altra parte. Di questo sono certo.

O forse potrebbe cominciarne un’altra. Di epoca. Se supero gli obiettivi potrei fondare una rivista, con direttore Luca Visentini, grande scrittore di epoca post-alpinista, dove negli editoriali scriverà cose inaudite, dove Gabriele racconterà i suoi monti, antichi, Mario le sue cattedrali, di pensiero, Mauro, le sue profondità marine, irraggiungibili ai semplici alpinisti, ML, un Tibet libero, Carlo l’alpinismo vero, Davide, il dove che non raggiungeremo mai, Giovanni, i libri che il tempo ha perduto. E io, sotto l’ultima triste montagna fumante, scriverò a chiare lettere, cubitali, rosse, catarifrangenti, visibili anche di notte, il titolo della nuova rivista, della nuova epoca, in cui saliremo le montagne per dove ci piace e ci pare, senza dire niente a nessuno, se non agli amici, perdendoci nella Storia, rifiutandola dopo averla vissuta, intensamente, esplorando all’incontrario come nel sogno premonitore che Franco Michieli un tempo, non tanto remoto, mi raccontò.

«Io sarò là», con il vecchio caro Arturo Galinòt da Garés, mio occulto maestro, morto. Io sarò là.

alberto_peruffo_intrablog

PS >> da oggi fino all’8 agosto gli aggiornamenti sono interrotti. Le adesioni a questo ultimo appello di
www.sadsmokymountains.net vanno indirizzate a sadsmoky@antersass.it con oggetto: BLOG x SSM.

PS2 >> oggi, 23 luglio 2008 ha aderito ufficialmente all'azione
www.sadsmokymountains.net la più prestigiosa Cattedra e Università d'Italia per I Diritti Umani, di riferimento a livello europeo.

PS3 >> agli amici di Roma e del Centro Italia in genere, 
straordinari nella prima accensione, invio un appello accorato: fate fumare la capitale di rosso! Niente di personale contro il sindaco, ma dopo questo post capirete... che la voce degl alpinisti dovrebbe o potrebbe davvero diventare importante, visibile, solidale, quando può. E poi, con i governanti che abbiamo e con i gestacci che fanno, una semplice e nobile azione artistica e civile, per quanto singolare, non porterà danno a nessuno. Ma solo piacere. Immenso piacere. Agli occhi, al cuore, alla mente.
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sabato, 03 maggio 2008

GIORNI PIENI DI SOLE, LUCE E FUMO

postato da intrablog alle 18:53 in editoriale

Cari amici di intotherocks e intraisass,

i nostri meteorologi, classici e culturali, preannunciano giorni pieni di sole, luce e fumo.

Eccovi due date fondamentali per il nostro futuro:

Cervino SMoKy by foto Carlo Paschetto - Grafica LorenzoLivioSgrevaDomenica 11 maggio: prima accensione simultanea di The Sad Smoky Mountains. Dal sito ufficiale trascrivo le modalità di esecuzione al momento ipotizzate: ACCENSIONE PRINCIPALE SIMULTANEA - DOMENICA 11 MAGGIO ORE 13.00 l.t. - Come per ogni evento culminante con un grado massimo (l'accensione principale simultanea), sono consentiti preludi ed epiloghi, pre-accensioni e post-accensioni, a seconda delle condizioni alpinistiche, meteorologiche e organizzative dei numerosi gruppi impegnati sulle diverse montagne. Pre-accensioni e post-accensioni sono quindi possibili in prossimità della data indicata se non si può fare altrimenti o ci si trova in zone remote raggiungibili in un determinato periodo (alcuni alpinisti sono impegnati in questo momento in montagne difficili da raggiungere e programmate per questo periodo): importante è documentare e veicolare le accensioni avvenute scrivendo e inviando il materiale al centro di raccolta dati
sadsmoky@antersass.it. Prevediamo, dopo consultazioni avvenute, alcune PRE-ACCENSIONI DI AVVERTIMENTO nelle zone cittadine, collinari o pedemontane di facile accesso come nelle Colline attorno a VICENZA dove è prevista una pre-accensione persabato 10 maggio ore 19.00 l.t. (orario di ottime condizioni di luce e di grande visibilità dalla città).
Perciò, per chi vuole partecipare alla prima accensione (che ha avuto
una partecipazione e un coinvolgimento nazionale e internazionale davvero imprevedibile e straordinario), datevi da fare, iscrivetevi nella lista: sarà un'accensione crediamo memorabile e non parteciparvi, col senno di poi, potrà risultare un'occasione persa, non più ripetibile.

COPERTINA intraisassblog3Domenica 1 giugno: riunione dei blogger di intraisass e presentazione ufficiale di intraisass3 a
Malga Sorgazza, in Lagorai. E' uscito infatti dalle stampe in questi giorni e sarà presto distribuito l'atteso nuovo volume cartaceo di intraisass, con un nuovo formato e dedicato alle due piattaforme blog in cui il progetto originale si è evoluto. Scritti di Maria Luisa Nodari, Franco Michieli, Mauro Corona, Mario Crespan, Luca Visentini, Gabriele Villa, Mauro Mazzetti, Davide Sapienza, inediti di Paola Favero, Leopoldo Roman, Lorenzo Massarotto, Valery Babanov, Luca Matteraglia, Alessio Roverato, Alessandro Baù, Daniele Geremia, Orietta Bonaldo, Hans Peter Eisendle, le news di Carlo Caccia, il tutto coordinato dai nostri Paola Lugo e Lorenzo Livio Sgreva, con la copertina costruita su due celebri scatti di Loris De Barba e che in anteprima pubblichiamo qui a fianco. Insomma, un alpinismo che resiste e una rete resistente, giunta oramai al 9° anno di vita. Ecco, questa volta niente presentazioni teatrali, niente palcoscenici artificiali, ma un ritrovo in ambiente, quasi una festa che cercheremo di costruire su uno dei luoghi simbolo della nostra passione, nel cuore del Lagorai ospitati da Maurizio ICE Caleffi e Carla tra le pieghe del loro sogno, Malga Sorgazza, a cavallo del fine settimana che ha come centro DOMENICA 1° GIUGNO e che potrà avere come prologo, per stare ancora di più insieme, il sabato prefestivo e come epilogo lunedì 2 giugno, giorno di festa nazionale.
Che altro dire, se non "citare la citazione" che chiude la prefazione del nuovo volume, tratta da Il libro dell'inquietudine: «la vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente». Così fu, così sia.

Vi aspetto numerosi sulle tristi montagne fumanti e nel gioioso weekend di Malga Sorgazza.

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mercoledì, 02 aprile 2008

THE SAD SMOKY MOUNTAINS

postato da intrablog alle 12:00 in editoriale
Cervino SMoKy by foto Carlo Paschetto - Grafica LorenzoLivioSgrevaTHE SAD SMOKY MOUNTAINS
UN’AZIONE CIVILE E UN’OPERA D’ARTE
 
Cari amici & blogger di Intraisass e Intotherocks,
 
la settimana scorsa, uscendo dallo studio del Prof. Antonio Papisca, luminare di Diritto Internazionale presso il Centro Diritti Umani di Padova [Cattedra UNESCO Diritti Umani, Democrazia e Pace], mi sono detto: «coraggio, bisogna agire, le idee in apparenza folli devono diventare realtà». Poco prima, durante l’esposizione della mia strategia per la Conferenza Nazionale Unesco a favore della mia città, Vicenza, il professore, edotto sulla mia passione per le montagne e per l’esplorazione, soffermandoci sull’insostenibile situazione in Tibet, mi disse: «Non dobbiamo lasciare da solo il Dalai Lama. Ha dimostrato grande coerenza morale in questi giorni». Non c’è dubbio, dissi io e quasi con prudenza che anticipa l’audacia, gli rivelai: «a dire il vero avrei escogitato un’altra opera civile sullo stile della precedente». Così a freddo – si tratta, come subito noterete, di una cosa calda, che accende – spinto dalla sua disponibilità, direi entusiasmo, nei confronti delle mie azioni, lanciai, come un dardo che non sa cosa va a centrare, il titolo del nuovo progetto: “The Sad Smoky Mountains”. Credo centrai il cuore.
Eccomi quindi a voi, amici alpinisti e non solo. L’idea che vi sottoporrò è una cosa molto semplice e di facile ideazione, accessibile a tutti. Tuttavia l’idea sola non basta. Ha bisogno di una forma organica che possa darle integrità e continuità, e magari anche una liberatoria nei confronti di chi è scettico o contrario alle azioni civili. L’idea deve insomma diventare un’opera d’arte, come accadde nella mia “precedente” opera-azione accennata prima [vedi The Wandering Cemetery e portfolio immagini conseguenti], dove feci scendere, di notte, 400 croci bianche dagli altipiani veneti, un cimitero vagante simbolo delle decine di migliaia di caduti nelle guerre che venivano a visitare la città per vedere come agiscono i vivi. L’opera diede una bella scossa alla città di Vicenza e alle sue male vicissitudini, dando inizio a un percorso – tra cui la Biennale di Venezia - che porterà prossimamente alla Conferenza Nazionale Unesco per Vicenza.

Questa è in sintesi la nuova idea: «accendere il cuore infranto delle montagne e degli uomini con il colore della vergogna-tristezza-indignazione e offrire alimento per chi resiste».

So
tto faccio seguire lo sviluppo organico, la forma concettuale che trasforma l’idea in arte, in un’azione che possa durare e non disperdersi inutilmente. Tecnicamente quest’azione è meno difficile della precedente, anche se non posso ancora prevedere gli sviluppi, probabilmente superiori. Gli amici miei sono molti, moltissimi, specie tra gli alpinisti. Faccio appello a loro e alla serietà [velata sicuramente di “sana follia”] che mi riconoscono.

Io – con un gruppo che già si sta formando – nei primi di maggio, mentre sarà violato l’Everest, salirò il Cervino. Le altre montagne – e chi combatte per la libertà e la dignità dei popoli che le abitano – saranno lì ad aspettare.
Vediamo come va. Time will tell. Abbracci.
albertoperuffo
PS sito WEB dedicato a THE SAD SMOKY MOUNTAINS con versione inglese a seguire in tempi brevissimi...
  
26/03/2008 >> Progetto dell’opera
____________________________
 
ALPINISTI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI
– reali o virtuali, di azione o di pensiero –
THE SAD SMOKY MOUNTAINS & skyscrapers
accensione, mediante simboli e pensieri, del cuore infranto delle montagne e di chi le percorre
a land living sculpture_una scultura socioambientale
concepita e diretta da Alberto Peruffo
 
[All over the world in prossimità dell’arrivo della fiaccola olimpica sulla cima
del Monte Everest
 + il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino]
 
 
 
Sintesi narrativa dell’opera
L’uomo ha perso il controllo su se stesso e su ciò che lui chiama natura. I governanti del mondo alimentano la fiaccola olimpica dell’ipocrisia. Uno stuolo incontrollabile di uomini e montagne accendono menti e cuori per tracciare in cielo una rete di segnali visibili in lontananza, una rete ingovernabile di indignazione, tristezza e ribellione contro la quotidiana violazione dei diritti fondamentali. Ciò che resta dell’uomo che non ha rispetto per l’altro da sé, sia esso un suo simile o una natura piegata senza rimedio, è fumo. Evanescenza colore del sangue versato, vergogna per chi ha sempre taciuto. Alimento per chi vuole resistere.
 
Prima accensione
Alle ore 13.00 l.t.(local time), una mattina di cielo limpido e poco ventoso della prima decina di maggio 2008 (periodo previsto del passaggio della fiaccola olimpica sul Monte Everest) sulle montagne simbolo dell’alpinismo, specie nelle Alpi, quali Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino, Monviso, etc. (non ci sono limiti, né geografici né di altitudine, ma si cercherà di concentrare le forze sulle cime più importanti, alpine e, se lo si vorrà, extra-alpine, non disdegnando tuttavia chi sceglie cime minori).
 
Seconda accensione
Come sopra, esteso alle città, in ogni dove. Alle ore 13.00 l.t., la mattina dell’8 agosto 2008, giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino, su tutte le cime di montagne, colline o rilievi importanti dal punto di vista panoramico, compreso costruzioni artificiali, come grattacieli et similia.
 
Modalità esecuzione opera
Diversamente dalla rete di reti che si riunisce in un solo punto applicata all’opera The Wandering Cemetery, The Sad Smoky Mountains prevede una rete di reti che si sviluppa in senso diffuso e non controllabile (quasi a contrastare ciò che si vuole combattere), una rete senza confini e applicabile ovunque. La modalità di esecuzione punto per punto della rete è estremamente semplice e si realizza con mezzi economici. Prevede, a parte lo zaino e tutta l’attrezzatura necessaria per salire ciò che si vuole salire e riportare a valle ciò che si è inevitabilmente consumato, i seguenti 4 elementi fondamentali:
 
1 buon paio di gambe :-[ applicate ad una testa pensante ]-: per chi salirà le montagne :-[ meglio agire in compagnia, con un gruppo di amici, sia per l’effetto d’insieme dell’accensione sia per la sicurezza delle cordate ]-:
1 set di fumogeni SMOKE 2 o SMOKE 3 di colore rosso reperibile in qualsiasi punto vendita dedito al mare, o armerie, cartolerie, ferramenta, etc. Il costo varia da 1,5 a 10 euro al fumogeno. Si consiglia di acquistarne almeno un paio a persona (una cinquina nel caso si trovasse il fumogeno di tipo più piccolo, SMOKE 1 o altri a miccia, i quali vanno accesi tutti insieme per creare un effetto consistente) e si fa obbligo di riportare a valle gli involucri che racchiudono la miscela naturale di nitrato di potassio e zucchero (miscela con cui si costruiscono i fumogeni).
1 apparecchio fotografico o una telecamera digitale per documentare l’accensione/ascensione.
1 orologio sincronizzato con l’ora legale (local time).
 
Per la prima accensione, al giorno stabilito da un centro di elaborazioni dati – riassumibile in una regia strettamente a contatto con un centro meteorologico e l’evoluzione degli eventi in Tibet, lungo la Cresta Nord dell’Everest – si accenderanno sulle cime delle montagne, in contemporanea (se possibile, ma non necessariamente), i fumogeni, cercando di catturare le immagini non solo della propria accensione, ma anche di quelle visibili in lontananza.
 
Per la seconda accensione, a prescindere dalle condizioni atmosferiche, si procederà come sopra nel giorno ufficiale dell’inaugurazione olimpica.
 
Come centro di raccolta dati, nonché delle coperture montane e cittadine, sarà a disposizione il sito www.sadsmokymountains.net con referenti di zona. Le accensioni saranno coordinate per aree geografiche e relativi local time (l.t.)
 
Scopo dichiarato dell’opera
- In un’epoca di crescenti soprusi e insostenibili ipocrisie, come quelle emerse dalle incombenti Olimpiadi di Pechino, dove si violano i diritti fondamentali del popolo tibetano o si irretisce la più alta montagna della Terra soggiogandola alle esigenze del gioco commerciale, olimpico, divenuto gioco perverso, simbolo non più di libertà e finitezza, ma di onnipotenza e autocompiacimento, di ciò che si può creare all’interno di un circuito costruito per il piacere e la gloria dell’uomo, spesso violando i limiti stessi della natura umana o manipolando le condizioni naturali in cui agiamo, costruendoci false libertà;
- in un epoca di grande fumo negli occhi dei governanti del mondo e di chi li ha voluti al potere;
- nei giorni dell’imminente celebrazione olimpica
si vuole lanciare un segnale di allarme agli uomini di buona volontà, un segnale di sostegno alle persone che combattono quotidianamente per i diritti fondamentali dell’uomo e dell’inalienabile suo ambiente, un segno di solidarietà a leader coraggiosi quali il Dalai Lama la cui dirittura e lungimiranza dovrebbero essere guida ed esempio per contrastare la devastante oscurità creata dalla negligenza morale di decine, centinaia di politici, uomini di potere e intellettuali senza dignità e senza scrupolo che credono, o pretendono, di essere padroni invincibili del nostro destino, il loro ultimo prodotto mercificabile.
 
Invito all’opera
Gentili amiche ed amici,
cosa vi si chiede di fare può sembrare ancora una volta folle o di troppa effimera natura per avere effetti artistici e civili determinanti per lo scopo che noi tutti, autori e co-autori, ci prefiggiamo di raggiungere: lasciare un segno rosso nel cielo per esprimere il nostro dissenso contro i soprusi e le ipocrisie del nostro tempo. Un segno simbolicamente eruttato dalla Terra, dalle montagne, dalle nostre coscienze nel momento in cui si sta per accendere una fiamma olimpica che al posto di garantire gli alti principi a cui essa si ispira, riflette tragicamente le grandi contraddizioni della nostra epoca, diventata un mercato dove tutto si vende, perfino il destino dell’uomo e dell’ambiente in cui esso oramai miseramente vive. Sembra quasi che la fiamma olimpica che passerà sulla Cima dell’Everest sia destinata ad essere convogliata dentro le viscere della terra, metabolizzata, rifiutata e rigurgitata sotto diversa forma sulle altre montagne del mondo (siano esse reali o artificiali, picchi rocciosi o coscienze assopite) per tingere il cielo con il colore del sangue, della vergogna, della tristezza e in ultima analisi, della ribellione, il nostro individuale atto di dissenso che nessuno può controllare perché è singolo e inafferrabile. Se i governi, le commissioni, le squadre, gli atleti tacciono di fronte agli inaccettabili fatti di questi giorni in Tibet, per non parlare di quelli occultati in altre parti del mondo, “Occidente civile” compreso, lo facciano pure; noi non ci abbasseremo alle compiacenze della politica e dell’economia, parleremo con un semplice gesto visibile in lontananza e che ognuno di noi può fare senza troppa fatica e senza essere in alcun modo toccato perché nessun danno e nessuna violenza useremo contro alcuno. La nostra unica arma sarà l’arte, la creatività libera e documentabile, una rete di reti che si passerà informazioni, immagini, documenti per costruire un’opera d’arte il cui scopo civile è superiore ad ogni altro scopo, una scultura sociale fatta sul paesaggio per rimarcare l’indissolubile alleanza tra l’uomo e l’ambiente, tra l’uomo e l’altro da sé, sia esso paesaggio animale-vegetale-minerale o un suo simile, un se stesso riflesso sull’altro e la cui violazione proclama la morte di entrambi.
 
Cari amici, vi aspetto tutti sulle cime delle montagne, accendiamo il coraggio e l’indignazione che c’è in noi!
 
Namasté.
Tashi delek.
Assalamu-alaikum.
La pace sia con voi.
 
Alberto Peruffo, Montecchio Maggiore, Vicenza, Italy
 
Prodotto da: Fattoria Artistica Antersass e IntoTheRocks + Intraisass + FRONTEdellaCULTURA Communities
Foto di Carlo Paschetto [http://www.orizzontintorno.com/]
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