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NEW YORK 26/12/08
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A CURA DI CARLO CACCIA >> REDAZIONE redazione@intraisass.it >> LECCO-VICENZA ITALY
DETERMINAZIONE A TUTTA PER IL FUORICLASSE SPAGNOLO CHE, CON FERRÁN MARTÍNEZ, DAL 18 AL 23 FEBBRAIO 2009 HA MESSO A SEGNO LA SECONDA INVERNALE DELLA LEGGENDARIA SUEÑOS DE INVIERNO
Álvaro Novellón (nella foto, www.summitpost.org) ha colpito ancora. Dopo la quarta invernale di Pilar del Cantábrico (Jesús Gálvez e Antonio Gómez Bohórquez, agosto 1981, 400 m, A2 e 6a) messa a segno soltanto un paio di mesi fa (www.intotherocks.splinder.com/post/19860273), il trentunenne madrileno è tornato sulla Ovest del Naranjo de Bulnes (2519 m, Picos de Europa, Cordillera Cantábrica, Spagna) e tra il 18 e il 23 febbraio 2009, con il catalano Ferrán Martínez, ha fatto sua la seconda invernale di Sueños de invierno: via leggendaria dell'alpinismo iberico, aperta tra il 1° marzo e l'8 maggio 1983 (69 giorni di permanenza ininterrotta in parete) dagli allora ventiquattrenni Miguel Ángel Díez Vives e José Luis García Gallego. La relazione della salita parla di quindici lunghezze di corda (500 m) di cui una di A5 e ben tre di A4 e, per quanto riguarda la libera, non manca una “punta” di VI+ lungo il settimo tiro. Insomma: un affare assai serio affiancato a sinistra dalla non meno ostica Tramuntana (A4+ e
7a+) di Silvia Vidal e Pep Masip, del 1998, e a destra da Principado de Asturias (A4+) di Fito e Luis Santamaría e Claudio Sánchez, del 1989. Da notare che i medesimi Sánchez e Fito Santamaría compaiono tra gli autori, rispettivamente, della prima e della seconda ripetizione di Sueños de invierno: la prima, con numerose varianti, risale all'agosto 1983 (Sánchez, Alberto Merino e Joaquín Olmo) mentre la seconda è dell'agosto 1995 (Fito Santamaría e Rafael Escandón). Tentata dal catalano Jaume Clotet (El Paca), Sueños de invierno è poi finita nel mirino dei francesi Stéphane Benoist e Jérôme Thinieres che nel gennaio 1998, con undici bivacchi consecutivi, l'hanno ripetuta soltanto parzialmente, uscendo in vetta seguendo le ultime lunghezze della classica Rabadá-Navarro (Alberto Rabadá ed Ernesto Navarro, 1962: si tratta della storica prima salita della parete ovest). La terza ripetizione e prima invernale integrale di Sueños de invierno, che dà anche la misura del successo di Novellón e Martínez, risale al 2001 e porta le firme dei russi Nickolay Totmjanin, Anatoly Moshnikov, Alexander Klenov e Viktor Volodin. Un simile quartetto, abituato alle scalate più dure nelle condizioni peggiori, sul Naranjo de Bulnes (che in inverno, lo ricordiamo, diventa assolutamente proibitivo) ha avuto ragione della parete soltanto dopo undici giorni di fatica: i primi cinque impiegati ad attrezzare le prime lunghezze e gli altri, dal 18 al 23 febbraio (esattamente come Novellón e compagno...), per concludere l'attacco fino in vetta.
Qui sopra: una storica immagine della prima salita di Sueños de invierno (http://bulnesland.blogspot.com)

Lo strapiombante settore sinistro della parete ovest del Naranjo de Bulnes, dove passano le durissime Tramuntana, Sueños de invierno e Principado de Asturias. Nel riquadro, la portaledge di Novellón e Martínez durante la seconda invernale di Sueños de invierno (foto di Eric Pérez, www.caranorte.com)

La parte superiore della Ovest del Naranjo de Bulnes. Anche qui il riquadro evidenzia la portaledge di Novellón e compagno (foto di Eric Pérez, www.caranorte.com)
Dopo la cronaca scritta, in attesa di parlare ancora della celebre cima dei Picos de Europa (Cordillera Cantábrica, Spagna), ecco qualche fotografia della recente salita invernale del Pilar del Cantábrico, riuscita in sei giorni a Óscar Palacios e compagni (www.intotherocks.splinder.com/post/19860273).

La parete ovest del Naranjo de Bulnes (2519 m) in veste invernale. Pilar del Cantábrico si svolge nell'estremo settore sinistro della muraglia, prima forzando lo strapiombo giallo a destra delle colate nere e poi, approssimativamente, seguendo lo spigolo contro il cielo. In primo piano, il rifugio Vega Urriellu

Al di là della verticale: in azione lungo la difficile sezione iniziale della via

Come direbbe Alessandro Gogna (Sentieri verticali, p.138): “Il naufrago dell'oceano giallo”

Il “campo” in parete: camera con vista per chi non soffre di vertigini

Lungo la parte alta della via, dove l'inclinazione della muraglia si riduce considerevolmente

Ritorno a casa (dopo cinque giorni di attesa al rifugio)
Foto: arch. Palacios-Novellón (www.barrabes.com)
SUCCESSO INVERNALE SUL NARANJO DE BULNES (PICOS DE EUROPA, SPAGNA) PER ÓSCAR PALACIOS E COMPAGNI: SALITA IN SEI GIORNI LA DURA PILAR DEL CANTÁBRICO
In inverno, sul Naranjo de Bulnes, bisogna essere pronti a soffrire. La montagna mitica degli alpinisti spagnoli, dove Pedro Pidal e Gregorio Pérez, il 5 agosto 1904, inaugurarono la gloriosa storia dell'arrampicata iberica, si innalza nel massiccio dei Picos de Europa (Cordillera Cantábrica, a pochi chilometri dalla costa atlantica, tra Oviedo e Santander) e tocca appena i 2519 metri di quota. Eppure, sulle sue pareti, tra dicembre e marzo l'avventura è assicurata: ingenti nevicate e vento costante fino a 120 chilometri l'ora rendono il Naranjo de Bulnes (o Picu Urriellu) un banco di prova di prim'ordine. Basti pensare che anche i russi Nickolay Totmjanin, Anatoly Moshnikov, Alexander Klenov e Viktor Volodin, nel febbraio 2001, hanno dovuto lottare undici giorni per avere ragione, in prima invernale (terza ripetizione assoluta) di Sueños de invierno: 500 metri di A5 e 6a costati ai primi salitori, Miguel Ángel Díez e José Luis García Gallego, ben 69 giorni di permanenza ininterrotta in parete (dal 1° marzo all'8 maggio 1983). Ancora: a sinistra di Sueños de invierno (siamo sulla celebre muraglia ovest della montagna), nel marzo 1998, Silvia Vidal e Pep Masip hanno impiegato dodici giorni per tracciare la durissima Tramuntana (300 m, A4+ e 7a+) e uscire in vetta per la classica Rabadá-Navarro. E a sinistra di Tramuntana, lungo la rinomata Pilar del Cantábrico (400 m, A2 e 6a), è durata dal 29 dicembre 2008 al 3 gennaio 2009 la scalata di Óscar Palacios, Álvaro Novellón e dell'amico Unai che, dopo un cambio di programma, hanno messo a segno la probabile quarta salita invernale della via aperta nell'agosto 1981 da Jesús Gálvez e Antonio Gómez Bohórquez: una linea di gran classe che dall'exploit del 1992 di Paco Fernández seguito da quelli di Dani Andrada (1995), Iker Pou (1997) e Josune Bereciartu (2002), rappresenta una sfida di alto livello anche per i maghi dell'arrampicata libera (le sue dodici lunghezze, senza tirare i chiodi, suonano così: 7b+, 8a, 8a+, 7c+, 7a+, 7a, 6c+, 6c, 6b+, V, V, 6a). Tornando all'invernale: Pilar del Cantábrico, in verità, era nel mirino di Óscar e Unai ai quali, soltanto in un secondo momento, si è aggiunto Novellón. Il forte madrileno, classe 1978, autore tra l'altro della terza salita assoluta del Latok III (6949 m, Karakorum, www.intotherocks.splinder.com/post/14813780) e di una via nuova sulla parete est del Cerro Adela Central (2938 m, Patagonia, www.intotherocks.splinder.com/post/15111858), era infatti intenzionato a cimentarsi con Sueños de invierno e soltanto un malore del suo socio lo ha costretto a “ripiegare” su Pilar del Cantábrico.
LA CRONACA DELLA SCALATA. Il 29 dicembre, mentre Álvaro era impegnato a trasportare le ultime cose alla base della parete, Óscar e Unai hanno salito le prime due lunghezze, tornando a terra per passare la notte più comodi. Il giorno seguente, risalite le fisse (in compagnia di una nevicata...), il terzetto ha aggiunto altre due lunghezze all'opera e ha attrezzato il primo “campo” in parete. Tra il 31 dicembre e il 1° gennaio ecco altre quattro lunghezze e un nuovo “campo” (al termine del settimo tiro). Il 2 gennaio la cordata si è spinta a dieci lunghezze dalla base, al termine della lunga sezione in artificiale della via, e il giorno seguente, guadagnati gli ultimi due tiri del Pilar e raggiunta così la Rabadá-Navarro (al termine della sua diciottesima lunghezza, a un centinaio di metri dalla cima), Óscar e compagni l'hanno percorsa a tutta velocità fino al punto più alto. Dopo la festa, con le foto di rito e allietata dal sole, ecco la prima serie di doppie fino alle portaledges, l'ennesimo bivacco in parete e, il 4 gennaio, le calate fino alla base e la camminata per raggiungere il rifugio Vega Urriellu. Tutto bene? Nossignori: nella notte tra il 4 e il 5 gennaio il maltempo si è scatenato, la montagna si è caricata di neve e i nostri eroi, che speravano di tornare in fretta a Sotres (dove si lascia l'automobile), non hanno potuto fare altro che cominciare ad aspettare. L'attesa, incredibile ma vero, è durata addirittura cinque giorni!
Nella foto: il settore sinistro, in versione estiva, del versante ovest del Naranjo de Bulnes. Pilar del Cantábrico si svolge, approssimativamente, al centro dell'immagine (www.summitpost.org)
Il tempo è tiranno, purtroppo. Così oggi siamo costretti a salvarci in corner, con un paio di notizie piccine piccine (in attesa di proporvi, nei prossimi giorni, alcune storie assai interessanti: il nostro regalo di Natale...). Prima notizia: dopo la salita degli argentini Alfredo Cevallos e Federico Sacchi, in vetta il 4 ottobre 2007 (post del 12 dicembre), durante l'ultima stagione postmonsonica la Via britannica sulla parete sud dello Shisha Pangma (8046 m) è stata ripetuta anche da Kim Jae-Soo, Go Mi-Sun (coreani), Tarke Sherpa, Tshering Jangbu Sherpa e Jumic Bhote, giunti in cima il 5 ottobre. Tre giorni dopo ecco quindi il successo dei baschi José Ramón “Koke” Lasa e Alex Txikon. Con gli spagnoli potrebbe essere salito anche Josef Moravec ma il suo arrivo in vetta non è stato ancora confermato. Anche la seconda notizia ci porta ad un post dei giorni scorsi (quello del 6 dicembre) e lo aggiorna con una scalata che ci era “sfuggita”. Perché, oltre a quelle già segnalate, esiste un'altra recente linea di Alexander Lavrinenko di Odessa sulle pareti della Crimea. Si chiama Ne tuda! (“Non quella via!”) e, aperta nel febbraio scorso da Lavrinenko e Taras Tsushko sul Mshatka-Kaja, è in pratica una variante superiore di circa 150 metri (VII e A3) a Treugolnik sleva (“Triangolo a sinistra”), con la quale ha in comune le prime lunghezze di corda. Alexander e socio, in realtà, pensavano di superare direttamente il grande tetto che chiude in alto la parete ma, una volta a tu per tu con quel notevole “naso”, hanno subito la beffa: ciò che dal basso sembrava una fessura, la chiave del problema, era in realtà il segno lasciato dalla caduta di un blocco di roccia. Ai due amici non è quindi rimasto altro da fare che traversare a destra, aggirando bravamente l'ostacolo.

La parete del Mshatka-Kaja (Crimea) con Ne tuda! (in blu), variante superiore di Treugolnik sleva (arch. Lavrinenko, www.mountain.ru)
SERIE DI VIE NUOVE IN CRIMEA PER ALEXANDER LAVRINENKO E COMPAGNI
Il titolo, innanzitutto: cosa significa Alpinismo minore? Semplice: due dei personaggi di cui parleremo tra poco sono uomini da parete nord-ovest della Grande Torre di Trango e da parete sud del Peak P3 del Simnang Himal. Tuttavia, oggi, li incontreremo sulle domestiche cime della Crimea che, per loro, sono un'ottima palestra dove prepararsi per i più ardui cimenti. Partiamo allora dalla parete sud-est del Sokol. Lì, durante lo scorso mese di dicembre, dopo un tentativo bloccato da un vento insolitamente forte e gelido, Alexander Lavrinenko di Odessa in compagnia di A. Kuzmenko e S. Nadtochy ha tracciato Vspomnit vse (“Ricordare ogni cosa”, 270 m, VI+ e A2). Lo stesso Lavrinenko, che oggi sarà il nostro protagonista, sulla medesima parete ha quindi aperto, con Taras Tsushko, Non stop (5 gennaio 2007, in 7 ore, 250 m, VII e A2, il primo tratto è in comune con Zapiataia e l'ultimo con Bodun) e poi Zlobny Karlik (“Gnomo dispettoso”, 7 gennaio 2007, in 6 ore, 250 m, VII e A2, a sinistra di Vspomnit vse). Passando dal Sokol al Merdven-Kaja sono da segnalare Podarok (“Presente”, 220 m, VI+ e A1, salita da Lavrinenko e Tsushko) e, alla sua destra, Fiesta (270 m, VI/VI+ e A1, Lavrinenko e O. Miriuk). Ricordiamo, tornando alla Grande Torre di Trango (6286 m, Karakoram), che Alexander Lavrinenko, nel 2003, era stato tra i protagonisti di un importante tentativo lungo il settore sinistro della gigantesca muraglia. Il team ucraino, composto anche da Vladimir Mogila, Vitali Yarichveski e Alexey Zhilin, risolse ben 46 lunghezze di corda (VII+ e A4, con soli 12 spit di passaggio) fino ad un centinaio di metri dalla vetta. La ritirata fu imposta dalla mancanza di cibo e di combustibile e la linea, come alcuni lettori ricorderanno, è stata completata dal 6 al 16 luglio scorsi dai siberiani Oleg Khvostenko, Vladimir Arkhipov, Andrey Litvinov, Yuri Glazyrin, Serguey Cherezov, Denis Prokof'ev e Alexander Yanushevich (post del 19 luglio). Per completezza ricordiamo anche il tentativo sulla parete sud del Peak P3 del Simnang Himal (6251 m, Himalaya) che, svoltosi durante la primavera scorsa nell'ambito di una grossa spedizione ucraina riuscita a salire la parete nord-est dell'Himal Chuli (7893 m), si è purtroppo arenato dopo 1050 metri di difficile progressione su roccia, con la cresta sommitale ormai a portata di mano. Con Lavrinenko e Taras Tsushko, sul Peak P3, c'erano Vladimir Mogila e Vladimir Klebansky (per altre informazioni si vedano i post del 4 aprile e del 23 e 30 maggio).

Il monte Merdven-Kaja, in Crimea, con le vie Podarok (a sinistra) e Fiesta (arch. Lavrinenko, www.mountain.ru)
NARANJO DE BULNES: A NOVE ANNI DALL'APERTURA (VIDAL E MASIP) RIUSCITA LA PRIMA RIPETIZIONE DELLA PROIBITIVA TRAMUNTANA

Silvia Vidal: dobbiamo (vogliamo) ancora parlare di lei. Perché una delle sue mitiche realizzazioni, che nel post dei giorni scorsi non abbiamo volutamente citato per dar spazio alle scalate extraeuropee, è stata finalmente ripetuta. Gli artefici dell'impresa sono gli spagnoli David Palmada (Pelut), Xavier Sánchez e Bruno Bonastre, che in cinque giorni hanno ripercorso Tramuntana: 300 metri (10 lunghezze di corda) di impegno puro (A4+ e 7a+) sulla parete ovest del Naranjo de Bulnes, che tocca quota 2519 nel cuore del massiccio dei Picos de Europa (Cordillera Cantábrica, Spagna settentrionale, a pochi chilometri dalla costa atlantica tra Oviedo e Santander). Erano nove anni, dall'odissea di Silvia e Pep Masip (undici giorni in parete, nel marzo 1998), che Tramuntana attendeva di tornare sotto i riflettori e questa volta, dopo il tentativo dello scorso anno – da parte dello stesso Pelut con Santi Llop – arenatosi al termine della seconda lunghezza di corda, ha avuto quello che si meritava. Perché, tra le decine di vie che solcano le pareti del Naranjo, è certamente una delle più impegnative (se non la più tosta in assoluto): un autentico capolavoro, una prova di forza che attacca tra le mitiche Pilar del Cantábrico (Jesús Gálvez e Antonio Gómez Bohórquez, 1981, 6b e A2+, 8a+ in libera) a sinistra e Sueños de invierno (Miguel Ángel Díez e José Luis García Gallego, dal 1° marzo all'8 maggio 1983 – 69 giorni di permanenza ininterrotta in parete!, 6a e A4) a destra. Da segnalare che Pelut e compagni, nella metà superiore della via, hanno risolto una variante diretta di 40 metri (A2+) a destra della linea originale e, inoltre, i 20 anni di Bonastre: un talento che, dopo i blocchi e l'arrampicata sportiva, ha voluto provare qualcosa di nuovo, appassionandosi e cavandosela egregiamente. Per concludere: ricordiamo che la prima salita del repulsivo Naranjo de Bulnes porta le firme di Pedro Pidal e Gregorio Pérez, giunti in vetta da nord il 5 agosto 1904 per un itinerario di 600 metri con difficoltà fino al quinto grado. I due amici, quel giorno, scrissero quella che oggi è considerata la prima, importante pagina, della storia dell'arrampicata tecnica nella solare terra iberica.
Sopra: Xavier Sánchez impegnatissimo durante la prima ripetizione di Tramuntana (www.desnivel.com)

Naranjo de Bulnes, parete ovest: bivacco lungo Tramuntana (Silvia Vidal e Pep Masip, marzo 1998, 300 m, A4+ e 7a+)

La levigatissima e strapiombante parete ovest del Naranjo de Bulnes (2519 m, Cordillera Cantábrica, Spagna), solcata da numerose vie di grande difficoltà