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Il tempo è tiranno, purtroppo. Così oggi siamo costretti a salvarci in corner, con un paio di notizie piccine piccine (in attesa di proporvi, nei prossimi giorni, alcune storie assai interessanti: il nostro regalo di Natale...). Prima notizia: dopo la salita degli argentini Alfredo Cevallos e Federico Sacchi, in vetta il 4 ottobre 2007 (post del 12 dicembre), durante l'ultima stagione postmonsonica la Via britannica sulla parete sud dello Shisha Pangma (8046 m) è stata ripetuta anche da Kim Jae-Soo, Go Mi-Sun (coreani), Tarke Sherpa, Tshering Jangbu Sherpa e Jumic Bhote, giunti in cima il 5 ottobre. Tre giorni dopo ecco quindi il successo dei baschi José Ramón “Koke” Lasa e Alex Txikon. Con gli spagnoli potrebbe essere salito anche Josef Moravec ma il suo arrivo in vetta non è stato ancora confermato. Anche la seconda notizia ci porta ad un post dei giorni scorsi (quello del 6 dicembre) e lo aggiorna con una scalata che ci era “sfuggita”. Perché, oltre a quelle già segnalate, esiste un'altra recente linea di Alexander Lavrinenko di Odessa sulle pareti della Crimea. Si chiama Ne tuda! (“Non quella via!”) e, aperta nel febbraio scorso da Lavrinenko e Taras Tsushko sul Mshatka-Kaja, è in pratica una variante superiore di circa 150 metri (VII e A3) a Treugolnik sleva (“Triangolo a sinistra”), con la quale ha in comune le prime lunghezze di corda. Alexander e socio, in realtà, pensavano di superare direttamente il grande tetto che chiude in alto la parete ma, una volta a tu per tu con quel notevole “naso”, hanno subito la beffa: ciò che dal basso sembrava una fessura, la chiave del problema, era in realtà il segno lasciato dalla caduta di un blocco di roccia. Ai due amici non è quindi rimasto altro da fare che traversare a destra, aggirando bravamente l'ostacolo.

La parete del Mshatka-Kaja (Crimea) con Ne tuda! (in blu), variante superiore di Treugolnik sleva (arch. Lavrinenko, www.mountain.ru)
SERIE DI VIE NUOVE IN CRIMEA PER ALEXANDER LAVRINENKO E COMPAGNI
Il titolo, innanzitutto: cosa significa Alpinismo minore? Semplice: due dei personaggi di cui parleremo tra poco sono uomini da parete nord-ovest della Grande Torre di Trango e da parete sud del Peak P3 del Simnang Himal. Tuttavia, oggi, li incontreremo sulle domestiche cime della Crimea che, per loro, sono un'ottima palestra dove prepararsi per i più ardui cimenti. Partiamo allora dalla parete sud-est del Sokol. Lì, durante lo scorso mese di dicembre, dopo un tentativo bloccato da un vento insolitamente forte e gelido, Alexander Lavrinenko di Odessa in compagnia di A. Kuzmenko e S. Nadtochy ha tracciato Vspomnit vse (“Ricordare ogni cosa”, 270 m, VI+ e A2). Lo stesso Lavrinenko, che oggi sarà il nostro protagonista, sulla medesima parete ha quindi aperto, con Taras Tsushko, Non stop (5 gennaio 2007, in 7 ore, 250 m, VII e A2, il primo tratto è in comune con Zapiataia e l'ultimo con Bodun) e poi Zlobny Karlik (“Gnomo dispettoso”, 7 gennaio 2007, in 6 ore, 250 m, VII e A2, a sinistra di Vspomnit vse). Passando dal Sokol al Merdven-Kaja sono da segnalare Podarok (“Presente”, 220 m, VI+ e A1, salita da Lavrinenko e Tsushko) e, alla sua destra, Fiesta (270 m, VI/VI+ e A1, Lavrinenko e O. Miriuk). Ricordiamo, tornando alla Grande Torre di Trango (6286 m, Karakoram), che Alexander Lavrinenko, nel 2003, era stato tra i protagonisti di un importante tentativo lungo il settore sinistro della gigantesca muraglia. Il team ucraino, composto anche da Vladimir Mogila, Vitali Yarichveski e Alexey Zhilin, risolse ben 46 lunghezze di corda (VII+ e A4, con soli 12 spit di passaggio) fino ad un centinaio di metri dalla vetta. La ritirata fu imposta dalla mancanza di cibo e di combustibile e la linea, come alcuni lettori ricorderanno, è stata completata dal 6 al 16 luglio scorsi dai siberiani Oleg Khvostenko, Vladimir Arkhipov, Andrey Litvinov, Yuri Glazyrin, Serguey Cherezov, Denis Prokof'ev e Alexander Yanushevich (post del 19 luglio). Per completezza ricordiamo anche il tentativo sulla parete sud del Peak P3 del Simnang Himal (6251 m, Himalaya) che, svoltosi durante la primavera scorsa nell'ambito di una grossa spedizione ucraina riuscita a salire la parete nord-est dell'Himal Chuli (7893 m), si è purtroppo arenato dopo 1050 metri di difficile progressione su roccia, con la cresta sommitale ormai a portata di mano. Con Lavrinenko e Taras Tsushko, sul Peak P3, c'erano Vladimir Mogila e Vladimir Klebansky (per altre informazioni si vedano i post del 4 aprile e del 23 e 30 maggio).

Il monte Merdven-Kaja, in Crimea, con le vie Podarok (a sinistra) e Fiesta (arch. Lavrinenko, www.mountain.ru)
NARANJO DE BULNES: A NOVE ANNI DALL'APERTURA (VIDAL E MASIP) RIUSCITA LA PRIMA RIPETIZIONE DELLA PROIBITIVA TRAMUNTANA

Silvia Vidal: dobbiamo (vogliamo) ancora parlare di lei. Perché una delle sue mitiche realizzazioni, che nel post dei giorni scorsi non abbiamo volutamente citato per dar spazio alle scalate extraeuropee, è stata finalmente ripetuta. Gli artefici dell'impresa sono gli spagnoli David Palmada (Pelut), Xavier Sánchez e Bruno Bonastre, che in cinque giorni hanno ripercorso Tramuntana: 300 metri (10 lunghezze di corda) di impegno puro (A4+ e 7a+) sulla parete ovest del Naranjo de Bulnes, che tocca quota 2519 nel cuore del massiccio dei Picos de Europa (Cordillera Cantábrica, Spagna settentrionale, a pochi chilometri dalla costa atlantica tra Oviedo e Santander). Erano nove anni, dall'odissea di Silvia e Pep Masip (undici giorni in parete, nel marzo 1998), che Tramuntana attendeva di tornare sotto i riflettori e questa volta, dopo il tentativo dello scorso anno – da parte dello stesso Pelut con Santi Llop – arenatosi al termine della seconda lunghezza di corda, ha avuto quello che si meritava. Perché, tra le decine di vie che solcano le pareti del Naranjo, è certamente una delle più impegnative (se non la più tosta in assoluto): un autentico capolavoro, una prova di forza che attacca tra le mitiche Pilar del Cantábrico (Jesús Gálvez e Antonio Gómez Bohórquez, 1981, 6b e A2+, 8a+ in libera) a sinistra e Sueños de invierno (Miguel Ángel Díez e José Luis García Gallego, dal 1° marzo all'8 maggio 1983 – 69 giorni di permanenza ininterrotta in parete!, 6a e A4) a destra. Da segnalare che Pelut e compagni, nella metà superiore della via, hanno risolto una variante diretta di 40 metri (A2+) a destra della linea originale e, inoltre, i 20 anni di Bonastre: un talento che, dopo i blocchi e l'arrampicata sportiva, ha voluto provare qualcosa di nuovo, appassionandosi e cavandosela egregiamente. Per concludere: ricordiamo che la prima salita del repulsivo Naranjo de Bulnes porta le firme di Pedro Pidal e Gregorio Pérez, giunti in vetta da nord il 5 agosto 1904 per un itinerario di 600 metri con difficoltà fino al quinto grado. I due amici, quel giorno, scrissero quella che oggi è considerata la prima, importante pagina, della storia dell'arrampicata tecnica nella solare terra iberica.
Sopra: Xavier Sánchez impegnatissimo durante la prima ripetizione di Tramuntana (www.desnivel.com)

Naranjo de Bulnes, parete ovest: bivacco lungo Tramuntana (Silvia Vidal e Pep Masip, marzo 1998, 300 m, A4+ e 7a+)

La levigatissima e strapiombante parete ovest del Naranjo de Bulnes (2519 m, Cordillera Cantábrica, Spagna), solcata da numerose vie di grande difficoltà