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ISOLE SVALBARD: COLLEZIONE DI "PRIME" PER ROBERT JASPER E MARKUS STOFER
Il richiamo del nord: l'abbiamo sentito mercoledì scorso e anche oggi ci ha conquistati. Il motivo è semplice: dal 17 al 25 aprile 2007, approfittando di condizioni meteorologiche straordinariamente favorevoli – anche se il freddo, visto il posto, non è mancato: -28° in tenda e -40° in parete all'ombra -, gli infaticabili Robert Jasper e Markus Stofer (nella foto a lato, arch. Jasper come tutte quelle pubblicate) hanno fatto meraviglie sulle cime dell'Atomfjella, che si innalzano nel settore settentrionale dell'isola Spitzbergen Occidentale, la maggiore dell'arcipelago artico delle Svalbard (che politicamente appartiene alla Norvegia). I due tedeschi, giunti al 79° parallelo in compagnia degli sloveni Boris e Klemen Zupanc, Grega Kresal e Andrej Erceg, hanno piazzato il campo base nella parte superiore del ghiacciaio Tryggvebreen e, quasi senza fermarsi, hanno tracciato 5 impegnative linee di misto. «Ci siamo trovati a tu per tu con tantissime pareti – ha spiegato Jasper -: muraglie di 900 metri, simili alle nord delle Alpi e per la maggior parte inviolate». Un autentico paradiso verticale, insomma, reso ancora più selvaggio dalla poco tranquillizzante presenza degli orsi polari (che non hanno tuttavia guastato la festa ai nostri eroi).
Il 17 aprile, sulla parete nord dell'anticima settentrionale (1600 m circa) del Chadwickryggen (1640 m), ha visto la luce Knut: 600 metri con difficoltà di M5 saliti in poco meno di 3 ore (foto sopra).
Due giorni dopo, il 19 aprile, Jasper e Stofer hanno invece affrontato la parete ovest del Ceresfjellet (1675 m), riuscendo a risolvere in 4 ore Northern siesta (750 m, M6, foto sopra).
Il tris è arrivato il 20 aprile sulla parete sud del Perriertoppen (1712 m): Ich möchte kein Eisbär sein si sviluppa per 900 metri, saliti in poco meno di 5 ore nonostante le non banali difficoltà su misto (M7, foto sopra).
Ritorno al Chadwickryggen il 22 aprile, con l'apertura in 4 ore di Polar pow(d)er (700 m, M6) sulla parete est della cima principale (foto sopra).
Il 24 aprile, "abbandonato" da Stofer, Robert Jasper si è infine legato con Andrej Erceg, concludendo in 7 ore una Deutsch-Slowenische Freundschaft ("Amicizia tedesco-slovena", 450 m, M7) sulla parete nord-ovest della cima battezzata "Triangle" (foto sopra). Il tutto in stile impeccabile, senza piantare un solo spit, e mettendo la ciliegina sulla torta il 25 aprile. In che modo? Aprendo Mission North Pole, 30 metri di M9 saliti in libera al secondo tentativo da Jasper e ripetuti, due giorni dopo, da un ancora pimpante Stofer (in libera a vista).

Robert Jasper in azione sulle pareti dell'isola Spitzbergen Occidentale (Svalbard)

Il campo base di Jasper e Stofer sul ghiacciaio Tryggvebreen
NORVEGIA: VIA NUOVA SUL BLAMANNEN PER BJARTE BO E ANNE GRETE NEBELL
Prendiamoci una pausa: di tanto in tanto ci vuole. E torniamo, dopo tanto vagare da un colosso asiatico all'altro, alle pareti del vecchio continente. Ma non basta: oltre che nello spazio muoviamoci anche nel tempo e torniamo allo scorso inverno quando, se dalle nostre parti il freddo non era granché, ben diversa era la situazione in Norvegia. Lassù, sulla parete settentrionale del Blamannen (sull'isola di Kvaoya a quasi 70 gradi di latitudine nord), dal 21 al 26 febbraio, i norvegesi Bjarte Bo e Anne Grete Nebell hanno lottato con il freddo (-15°) riuscendo a tracciare Frost, una linea di 400 metri (9 lunghezze) con difficoltà di A3 e M5. La nuova via, salita in stile capsula – i primi 2 tiri sono stati risolti bivaccando alla base della parete – si svolge a destra di Pishtaco (8 lunghezze di A2 e VI+/VII- aperte dalla stessa cordata nell'estate 1998) e presenta una prima sezione in arrampicata artificiale, lungo fessure ghiacciate superate limitando al minimo gli spit. Dopo 5 lunghezze e mezza, però, la musica cambia e la seconda parte dell'itinerario, meno ripida ma anche più pericolosa, è caratterizzata da lunghi tratti in libera. Ricordiamo che la parete nord del Blamannen, di ottimo granito e quasi sempre strapiombante, è solcata da una decina di vie di media lunghezza (400-450 metri) che, aperte in artificiale, rappresentano una sfida per i campioni della libera. Ed è stato proprio uno di loro, lo svizzero Didier Berthod (protagonista di First ascent: la pellicola di Peter Mortimer premiata con la Genziana d'oro per il miglior film di montagna e alpinismo all'ultima edizione del festival di Trento), a portare i riflettori sulla bella parete norvegese. Nel 2005, infatti, Berthod si è aggiudicato la prima salita in libera dei 450 metri (14 lunghezze) di Arctandria (Daehli e compagni, 1981), il cui originale A2+ si è trasformato in un luccicante 8a/8a+.

Bjarte Bo lungo il primo tiro di Frost sulla parete nord del Blamannen(www.alpinist.com)