Utente: intrablog
Nome: © ANTERSASS CASA EDITRICE - Concept, credits & disclaimer by Alberto Peruffo + www.intraisass.it -> community

PRIMO PIANO
haeréo


ANTIGRAVITY SYSTEM INSTRUMENTs
IL NUOVO ATTACCO DI MONTURA
superleggero e tecnologico
PER LO SCI ALPINISMO

sostenitori
ricerca STORICO-CULTURALE


>> Cles
>>
Bruneck
>>
Bassano Del Grappa
>> Salzburg
>> Isera
>>
Tarvisio

>> brianza
>> milano


NEWS + nuovi prodotti
>> weekend
ski alp race 28/29 novembre 2009
>> nuova racchetta de neve
snow cube


Spedizioni e trekking
IN TUTTO IL MONDO
>> PARTENZE WORK IN PROGRESS


S.C.A.R.P.A.
>> Skiing
>> Climbing


a un passo dal cielo
la nuova alpguide antersass

Festival Flowers - Antersass Casa Editrice in collaborazione con il TRENTOfilmFESTIVAL
24 nuovi itinerari alpinistici
e racconti sulle PICCOLE DOLOMITI

€22,00 richiedila << qui >>
(incluse spese spedizione)


le guide
ANTERSASS

antersass
varazze block
alto vicentino
lumignano

the sad smoky mountains
& skyscrapers
>> Throughout the world in proximity of the arrival of the Olympic torch on the summit of Mount Everest + the inauguration of the Olympics in Peking >>
NEW YORK 26/12/08
Alberto Peruffo + The Sad Smoky Mountains

THE EXPLORERS WEB AWARDS

intraisass3

è arrivata la nuova raccolta €18,00 richiedila << qui >>
(incluse spese spedizione)

redazione



utilità

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

visite

visitato *loading* volte

A CURA DI CARLO CACCIA >> REDAZIONE  redazione@intraisass.it >> LECCO-VICENZA ITALY

mercoledì, 25 novembre 2009

BHAGIRATHI 2009: LE IMMAGINI DI MARKO PREZELJ (4)

postato da carlocaccia alle 16:06 in himalaya

In attesa di tornare, domani, sulle tracce di Mick Fowler (il “cammino” è cominciato qui: www.intotherocks.splinder.com/post/21682634), oggi seguiamo ancora Marko Prezelj, Rok Blagus e Luka Lindic impegnati nel bacino del Gangotri Glacier (Himalaya del Garhwal, India, www.intotherocks.splinder.com/post/21586191 ). Nelle scorse “puntate” abbiamo visto i nostri arrivare al campo base (www.intotherocks.splinder.com/post/21624499), aspettare pazientemente il bel tempo (www.intotherocks.splinder.com/post/21676587) e salire al cospetto delle pareti (www.intotherocks.splinder.com/post/21724885). Qui sotto, finalmente, li vedremo in azione sul Bhagirathi IV (6193 m): il primo successo (datato 15 settembre 2009) della loro assai positiva spedizione.

* * * * *

BHAGIRATHI IV: PRIMA ASCENSIONE ASSOLUTA

P1110878 (1)

15 settembre 2009: l'avventura sta entrando nel vivo. Prezelj e compagni si stanno dirigendo verso il canalone nevoso che, risalendo il fianco sud-ovest del Bhagirathi II, permette di raggiungere la fascia di misto sopra cui una volta stava un pericoloso seracco e quindi, a destra, la cresta nord del Bhagirathi IV.

* * * * *

P1110960

Azione: Blagus e Lindic a testa bassa, nell'ombra, lungo il canalone.

* * * * *

P1120002

Il canalone è ormai liquidato e il gioco, lungo la fascia di misto sovrastata dalla “testa” di rocce scistose del Bhagirathi II, sta per diventare più complicato (vedi sotto).

* * * * *

P1120016 (1)

Il gioco si è fatto più complicato (vedi sopra). La corda, all'inizio, però rimane nello zaino e Lindic (nella foto), nonostante i suoi 21 anni, si dimostra assai sicuro di sé.

* * * * *

P1120059 (1)

Un'ora e mezza dopo, lasciata sotto di loro la fascia di misto, i nostri puntano decisi all'inviolata (ancora per poco) vetta del Bhagirathi IV.

* * * * *

P1120066 (1)

La salita, tecnicamente non difficile, richiede parecchia attenzione. Notate, alle spalle di Blagus (davanti) e Lindic (nascosto), la parte inferiore della per nulla rassicurante fascia scistosa sommitale del Bhagirathi II.

* * * * *

P1120107 (1)

Autoscatto in vetta, dopo circa sette ore di scalata. Da sinistra: Marko Prezelj, Rok Blagus e Luka Lindic. Il Bhagirathi IV (6193 m) non è più inviolato (ma il tempo, purtroppo, è cambiato).

* * * * *

P1120114

Si torna “a casa”: i primi metri della discesa lungo la cresta nord del Bhagirathi IV.

* * * * *

P1120122

Un'ora dopo: la nebbia è fitta ma il terreno è noto.

* * * * *

P1120127 (1)

E finalmente ecco la fascia di rocce e ghiaccio, dove occorre scendere in doppia. Il Bhagirathi II, sopra, è sempre una presenza inquietante...

* * * * *

P1120132 (1)

Ultima calata prima del canale: ormai è fatta.

* * * * *

_DSC5520 (1)

E per finire: una simpatica presenza al campo base.

link al post | categoria himalaya
giovedì, 19 novembre 2009

BHAGIRATHI 2009: LE IMMAGINI DI MARKO PREZELJ (3)

postato da carlocaccia alle 12:52 in himalaya

Domani, rimandando purtroppo ancora una volta la terza parte della storia alpinistica del Disteghil Sar, concluderemo il nostro lungo ritratto dell'indimenticabile Tomaž Humar. Oggi, invece, per aprire una parentesi luminosa restando comunque focalizzati sull'alpinismo sloveno, torniamo alla recente avventura indiana di Marko Prezelj, Rok Blagus e Luka Lindic (www.intotherocks.splinder.com/post/21586191) e ne proponiamo la terza serie di immagini (le prime due le trovate qui: www.intotherocks.splinder.com/post/21624499 e www.intotherocks.splinder.com/post/21676587): sono gli scatti che ritraggono i nostri protagonisti, in compagnia del sole, durante la salita al campo avanzato ai piedi dei Bhagirathi per scalare il fratello più piccolo della famiglia.

* * * * *

VERSO LE PARETI

P1110769 (1)

13 settembre 2009: il tempo, ora, è finalmente dalla parte dei nostri che, lasciato il campo base, partono verso il campo avanzato ai piedi dei Bhagirathi. Il Cervino del Garhwal, lo splendido Shivling, li osserva silenzioso dall'altra parte del Gangotri Glacier, stagliandosi contro il cielo con le sue creste da favola: la est, a sinistra della vetta, superata nel 1981 da Georges Bettembourg, Greg Child, Rick White e Doug Scott, e la nord, la cui salita diretta (1400 m, VII, A4 e M6, superando sul filo il difficile pilastro terminale) è stata completata tra il 29 maggio e il 1° giugno 2000 da Thomas Huber e Iwan Wolf, poi premiati con il Piolet d'Or.

* * * * *

P1110771 (1)

Stesso giorno, cinque minuti dopo: fantastiche simmetrie nel regno del Gangotri Glacier.

 * * * * *

P1110797 (1)

Stesso giorno, due ore scarse dopo la foto precedente: neve, cielo e roccia alleati a comporre un quadro perfetto, dove il piccolo uomo sembra l'unico elemento irrequieto. Tra il Bhagirathi II (6512 m), in posizione arretrata a sinistra del centro dell'immagine, e il colossale Bhagirathi III (6454 m), si innalza il “piccolo” (6193 m) Bhagirathi IV, che vanta però uno stupendo pilastro ovest (ben visibile) più volte tentato ma non ancora salito. Dell'inquietante “abside” (parete ovest) del Bhagirathi III, delimitata a sinistra dal rettilineo pilastro salito dai catalani nel 1984 (1300 m, VI e A3/A3+) e a destra da quello superato dagli scozzesi nel 1982 (1300 m, VI e A2), diremo un'altra volta, quando ve ne proporremo delle impressionanti immagini ravvicinate.

* * * * *

P1110816 (1)

E per finire: nella neve fresca, ormai al cospetto dei Bhagirathi che sembrano usciti da una fiaba (notate ancora la parete ovest del Bhagirathi III...).

link al post | categoria himalaya
sabato, 14 novembre 2009

TOMAŽ HUMAR: ADDIO AD UN GRANDE

postato da carlocaccia alle 15:00 in himalaya

Tomaž Humar non ce l'ha fatta: il fuoriclasse sloveno, classe 1969, che nei giorni scorsi aveva attaccato in solitaria la parete sud del Langtang Lirung (7227 m, Himalaya) e che, vittima di un incidente, era riuscito a chiedere aiuto, è stato trovato morto poche ore fa dai soccorritori.

Humar

Per altre informazioni (in inglese): www.mounteverest.net/news.php?id=18870 e www.ukclimbing.com/news/item.php?id=50359

link al post | categoria himalaya
giovedì, 12 novembre 2009

PASANG LHAMU CHULI: ALTRI DETTAGLI E TRACCIATO DELLA VIA DEGLI ANTHAMATTEN E LERJEN

postato da carlocaccia alle 10:55 in himalaya

Come abbiamo già scritto (www.intotherocks.splinder.com/post/21632294), dal 27 al 29 ottobre scorsi i fratelli svizzeri Simon e Samuel Anthamatten, con il connazionale Michael Lerjen, hanno aperto in stile alpino una difficile via sulla parete sud-est del Pasang Lhamu Chuli, cima himalayana di 7350 metri nei pressi del Cho Oyu. Nell'articolo, però, mancavano alcuni dettagli, resi noti negli ultimi giorni. Innanzitutto il nome della creazione, chiamata Hook or Crook - un'espressione idiomatica inglese che significa “con ogni mezzo possibile, in qualunque modo” (letteralmente “gancio o uncino”) -, e poi i famigerati numeri: 1550 m, 90° e M5 (che non rendono assolutamente l'idea di quello che il terzetto elvetico ha passato in parete). Ecco poi anche il tracciato che, in effetti, non si discosta molto da quello che sospettavamo, visto che gli Anthamatten e Lerjen hanno seguito la direttiva dello sperone centrale della parete attaccandolo a sinistra, spostandosi poi sul suo fianco destro e infine, da quota 6500 (bivacco 2), seguendone il filo fino alla cresta sommitale (nell'ultimo tratto, ossia lungo la cresta sommitale, Hook or Chook coincide con la via slovena del 2004 e, ovviamente, anche con quella di Kammerlander e Unterkircher del 2007). La foto (www.anthamattens.ch) è comunque più chiara di ogni spiegazione.

Pasang parete copia

link al post | categoria himalaya
mercoledì, 11 novembre 2009

BHAGIRATHI 2009: LE IMMAGINI DI MARKO PREZELJ (2)

postato da carlocaccia alle 17:00 in varia, himalaya, frammenti di storia

Lasciamo i russi - per un giorno soltanto: domani li ritroveremo – e torniamo in compagnia di Marko Prezelj, Rok Blagus e Luka Lindic. Perché, dopo le prime (www.intotherocks.splinder.com/post/21624499), oggi vogliamo proporre altre immagini scattate da Marko durante la recente spedizione ai Bhagirathi (www.intotherocks.splinder.com/post/21586191). Ricordiamo che le fotografie sono pubblicate in ordine cronologico (rispettando il giorno e persino l'ora) e costituiscono quindi, al di là del loro pregio estetico, un fedele resoconto visivo dell'avventura del terzetto sloveno nell'Himalaya del Garhwal.

* * * * *

LA LUNGA ATTESA

P1110687

6 settembre 2009: l'imponente parete sud-est dello Shivling (6543 m), salita per la prima volta tra il 3 e il 9 settembre 1983 da Masaki Nakao, Kenji Ohama e Masami Yamagata, domina la confluenza del Kirti Glacier nel Gangotri Glacier. I giapponesi percorsero lo sperone al centro della muraglia e, dopo aver toccato la vetta, bivaccarono al colle tra la cima principale e quella sudoccidentale (6501 m, a sinistra) per scendere dall'altra parte lungo la cresta ovest (superata in occasione della prima ascensione assoluta della montagna, riuscita nel 1974 ad una squadra della “Indo-Tibetan Border Police”). La parete sud-est dello Shivling è delimitata a destra dalla cresta est che, come abbiamo già scritto, è stata salita nel giugno 1981, in 13 giorni, dal francese Georges Bettembourg, dagli australiani Greg Child e Rick White e dal britannico Doug Scott. Un altra leggenda d'oltremanica, Chris Bonington, ha invece messo a segno la prima ascensione del crinale (la cresta sud-est della cima sudoccidentale) che chiude a sinistra la muraglia: con Chris, dal 13 al 18 settembre 1983, il suo connazionale Jim Fotheringham. A sinistra dello Shivling, in posizione arretrata appena a sinistra del centro della foto, si nota il Meru Sud (6660 m), salito per la prima volta dai giapponesi nel 1980 (per la cresta sud-est, ben visibile) e poi soltanto nel luglio 2008 dai coreani Kim Sae-joon, Wang Jun-ho e Kim Tae-man (per la difficile parete nord-est, www.intotherocks.splinder.com/post/18421453).

* * * * *

_DSC5368 (1)

Notte tra il 6 e il 7 settembre: pace assoluta al campo base sul Gangotri Glacier, con lo Shivling (parete nord-est) e le stelle che stanno a guardare. Diciamo soltanto, rompendo per un attimo il magico silenzio, che le cime a destra, dall'altra parte del Meru Glacier (non visibile ma intuibile...) sfiorano (e forse superano) i 6000 metri di quota.

* * * * *

P1110714

10 settembre: neve e soltanto neve, non resta che aspettare...

* * * * *

P1110759 (1)

12 settembre: il sole, finalmente. Le grandi cime sono ancora proibite ma su quelle di pochi metri, che si innalzano qua e là sul ghiacciaio, il gioco può cominciare (anche soltanto per scattare qualche bella foto).

link al post | categoria varia, himalaya, frammenti di storia
mercoledì, 04 novembre 2009

TRE SVIZZERI, CINQUE NOMI E UNA FATICOSA IMPRESA

postato da carlocaccia alle 18:27 in himalaya, frammenti di storia

SIMON ANTHAMATTEN, SAMUEL ANTHAMATTEN E MICHAEL LERJEN, DAL 27 AL 29 OTTOBRE 2009, HANNO FIRMATO IN STILE ALPINO, CON LA PARETE IN CONDIZIONI DA PAURA, UNA VIA NUOVA SULLA SUD-EST DEL PASANG LHAMU CHULI (7350 m): ELEGANTE CIMA NEI PRESSI DEL CHO OYU MENZIONATA ANCHE COME JASEMBA, JASAMBA, CHO AUI E NANGPAI GOSUM I

Ai Piolets d'Or dello scorso aprile, quando è stato premiato per l'apertura di Checkmate (2000 m, M7, VI e A0 e WI5) sulla parete nord del Tengkangpoche (6500 m, Himalaya, www.intotherocks.splinder.com/post/20405283), più che un alpinista dal folto pelo sullo stomaco, Simon Anthamatten sembrava proprio Peter, il pastorello amico di Heidi. Ma quel ragazzotto svizzero di 26 anni, guida alpina di Zermatt, capace di salire in poche settimane, nel 2007, tutte le cime del gruppo del Fitz Roy e inoltre il Cerro Torre, il Mocho e la Torre de la Media Luna (www.intotherocks.splinder.com/post/11524427), è proprio quello che abbiamo detto: un alpinista dal folto pelo sullo stomaco, punto. Lo dimostra, semmai ce ne fosse bisogno, la sua ultima impresa: un'ardua via nuova sulla parete sud-est (nella foto qui sotto) del Pasang Lhamu Chuli (7350 m, Himalaya) firmata dal 27 al 29 ottobre 2009, in stile alpino, con il fratello Samuel (23 anni) e con il connazionale Michael Lerjen (24).

Pasang pareteLA CRONACA. Partiti il 30 settembre alla volta di Kathmandu, una volta giunti al campo base nei pressi del Sumna Glacier i tre alpinisti hanno subito notato che la linea a cui puntavano appariva possibile: non restava quindi che effettuare l'acclimatamento (durato quattro giorni, con due notti passate a quota 6000 e un'altra su una cima, forse inviolata, di 6300 metri), studiare la montagna nei dettagli e aspettare il momento giusto per attaccare. Il forte vento (90 chilometri all'ora a 7000 metri) ha fatto rimandare la scalata fino al 27 ottobre quando, dal bivacco a quota 5800 alla base della parete, Simon, Samuel e Michael hanno guadagnato ben 700 metri superando un primo tratto su ghiaccio e poi arrancando nella neve fino ad un “fungo” su cui hanno passato la notte. Il giorno successivo la scalata si è fatta assai insidiosa, caratterizzata da funghi di neve di dimensioni variabili (dall'automobile al camion...) e da ripidi muri di ghiaccio. I problemi, però, più che dal ghiaccio (che concedeva ottime protezioni), sono arrivati dalla neve: molto profonda e quindi pericolosa. Simon, con grande efficacia, ha spiegato che «era possibile avanzare soltanto come delle arvicole»: quei piccoli roditori che vivono in alta montagna e che scavano le loro tane tra la neve e il terreno. Il terzetto, pensando che una progressione del genere avesse ben poco a che fare con la scalata, non ha comunque mollato e coi nervi a fior di pelle è riuscito a conquistare (letteralmente) altri 400 metri, toccando così quota 6900. «Una cavità in un fungo di neve era appena sufficiente per la nostra tendina a due posti – ha spiegato Simon -: è facile immaginare quanto sia stata piacevole quella notte...». Il terzo giorno, col morale non proprio alle stelle, i nostri eroi hanno superato prima una barriera rocciosa di 150 metri con tratti verticali e poi, dando il tutto per tutto, gli ultimi 300 metri su neve prima del traguardo: l'agognata vetta del Pasang Lhamu Chuli, calcata alle 14.30 del 29 ottobre. Esplosione di gioia per la vittoria? Non proprio. «Lo Jasemba – ha spiegato Simon Anthamatten usando uno dei toponimi non ufficiali della montagna – non presenta alcun versante tranquillo. È come il Cervino: una volta in cima si è soltanto a metà strada. La sera stessa siamo tornati a 6900 metri e il giorno successivo, esausti e molto sollevati dopo 25 doppie su Abalakov, stopper, friend, una piccozza sepolta e un pezzo di bastoncino telescopico, abbiamo rimesso piede al campo base».

LA MONTAGNA E LA SUA STORIA. Dietro quel nome, Pasang Lhamu Chuli, si nasconde una cima per nulla remota, che si innalza a soli cinque chilometri, in direzione ovest-sud-ovest, dal Cho Oyu. Si tratta, per la precisione, del rilievo più alto del gruppo dei Nangpai Gosum, costituito da imponenti vette lungo la cresta di confine tra il Nepal e il Tibet. Tale crinale, nel tratto che ci interessa, si sviluppa verso sud dalla piatta sommità del Cho Oyu, dividendo innanzitutto le pareti ovest (bacino del Gyabrag Glacier) e sud-est (bacino del Lungsampa Glacier) del colosso di 8201 metri. Quindi, dopo essere sceso fino a quota 7173 (a circa 2 chilometri e mezzo dal “vertice” del Cho Oyu), lo spartiacque piega decisamente a ovest, si innalza nei Nangpai Gosum e prosegue verso nord fino al famoso Nangpa La (5800 m): il valico attraverso cui il popolo Sherpa, nel XVII secolo, raggiunse il Nepal e che oggi è un passaggio obbligato per i numerosi aspiranti alla via normale della “dea turchese” (ricordiamo inoltre che il Nangpa La è stato teatro dei sanguinosi fatti del 30 settembre 2006, quando i soldati cinesi spararono ad un gruppo di pellegrini tibetani diretti in India per incontrare il Dalai Lama). Il Pasang Lhamu Chuli (menzionato anche come Jasemba, Jasamba, Cho Aui e Nangpai Gosum I, con conseguente confusione), il cui nome ufficiale ricorda la prima donna nepalese giunta in vetta all'Everest (e scomparsa durante la discesa, era il 1993) fa quindi buona compagnia agli alpinisti diretti al Cho Oyu, che non possono non notarlo.

Pasang vecchie vieLa montagna, con quella degli Anthamatten e Lerjen, conta oggi sei ascensioni certe (più una dubbia che, se confermata, sarebbe la prima assoluta). Ufficialmente, comunque, il Pasang Lhamu Chuli risulta salito per la prima volta nel 1986, per la cresta nord-ovest (dal Tibet, numero 1 nella foto), da una spedizione giapponese al completo: il 12 ottobre a mezzogiorno giunsero in vetta Yukitoshi Endo, Yoshihiro Shikoda, Katsushi Emura e Katso Matsuki mentre due giorni dopo, alle 14, fu la volta del leader Hiroshi Yajima e di Mitsuyoshi Onodera, Osamu Sato, Keiji Ishikawa, Toshio Yamada e Omohaka Okobu. Da notare che l'“American Alpine Journal” (1987, p. 305) menziona la montagna come Cho Aui. Dieci anni più tardi, nell'autunno 1996, ecco la seconda e la terza ascensione (sempre per la cresta nord-ovest ma dal Nepal) da parte di una spedizione francese e dei “soliti” giapponesi e quindi, nell'ottobre 2004, furono gli sloveni Rok Blagus (compagno di Marko Prezelj durante la recente avventura sui Bhagirathi, www.intotherocks.splinder.com/post/21586191), Samo Krmelj e Uros Samec ad aggiudicarsi la quarta salita, tracciando una difficile via (1500 m, M5, ED) sul versante sud-est, prima in parete (a sinistra) e poi in cresta (linea azzurra nella foto sopra). Nel 2007, dopo due tentativi a vuoto nel 2005 (con Karl Unterkircher e Luis Brugger) e nel 2006 (con il solo Brugger, vittima di un incidente mortale), Hans Kammerlander (con Unterkircher) ha infine realizzato la quinta ascensione del colosso (pensando fosse la prima, probabilmente per colpa dei numerosi nomi), violando da ovest il difficile pilastro sud (linea rossa nella foto sopra) per congiungersi a circa 6650 metri (ossia lungo la cresta) con la via slovena. Un'ultima annotazione: quello di Simon Anthamatten, Samuel Anthamatten e Michael Lerjen è il primo successo in perfetto stile alpino sul Pasang Lhamu Chuli, colto senza corde fisse (usate da tutti i predecessori esclusi gli sloveni) e neppure senza puntate di acclimatamento lungo l'itinerario prescelto (come, invece, fecero gli sloveni).

Pasang terzo giorno

Senza parole: un'immagine che rende perfettamente le condizioni incontrate dagli Anthamatten e Lerjen sulla parete sud-est del Pasang Lhamu Chuli

Pasang Michael 6700

Michael Lerjen a 6700 metri

Pasang Samuel 6800

Samuel Anthamatten conduce le delicatissime operazioni a quota 6800. Da quest'immagine sembra che il terzetto elvetico (che non ha ancora reso noto il tracciato della via) sia salito nei pressi (a destra) dello sperone centrale della parete, ben visibile nella foto pubblicata in alto

Pasang quarto giorno fascia rocciosa 7100 m

Simon Anthamatten sulle rocce a oltre 7000 metri. A destra in basso fa capolino la parte superiore destra della complessa parete ovest del Cho Oyu

Pasang Cima

I nostri eroi sulla vetta del Pasang Lhamu Chuli. Anche il Cho Oyu, con la sua piatta sommità, si è messo in posa...

Pasang discesa

 29 ottobre: dopo la vetta ecco una discesa da brivido, con le ombre che si allungano. Simon, Samuel e Michael raggiungeranno il campo base soltanto il giorno successivo, dopo un ulteriore bivacco a 6900 metri

Foto: www.anthamattens.ch tranne la seconda dall'alto, scattata da Karl Unterkircher e tratta dalla rivista Climb (settembre 2008, p. 79)

link al post | categoria himalaya, frammenti di storia
martedì, 03 novembre 2009

BHAGIRATHI 2009: LE IMMAGINI DI MARKO PREZELJ (1)

postato da carlocaccia alle 16:35 in varia, himalaya, frammenti di storia

prezeljMarko Prezelj (http://mark.amebis.si, nella foto a lato, di Giulio Malfer) non è soltanto uno dei migliori alpinisti del mondo: è anche un fotografo di talento, che in spedizione non rinuncia mai ai suoi apparecchi e obiettivi. Lo sa bene, ad esempio, Steve House, la cui amicizia con Prezelj si è cementata proprio grazie alla passione di Marko per la fotografia. L'aneddoto merita di essere riportato e, visto che lo abbiamo raccolto in presa diretta da House, glielo lasciamo raccontare in prima persona. «Marko l'ho conosciuto in Alaska – ci spiegava Steve – e ho capito subito che con lui sarebbe potuta nascere una bella intesa. Stavo organizzando una spedizione sulla Sud del Nuptse e gli ho proposto di venire. Proprio sul Nuptse, grazie ad un semplice episodio, la nostra amicizia si è molto consolidata. Stavamo salendo, per acclimatarci, lungo la via aperta di Chris Bonington e compagni nel 1961. Eravamo partiti insieme ma slegati e Marko, che come noto è un ottimo fotografo, si fermava in continuazione a scattare, costringendomi ad aspettarlo. Io mi sentivo un po' frustrato, pensando che eravamo lì per arrampicare e non per fare belle fotografie... Così ad un certo punto, dopo qualche ora, ho perso la pazienza: alla sua ennesima sosta ho fatto finta di nulla e non mi sono fermato. Subito dopo, voltandomi, l'ho visto che ce la stava mettendo tutta per recuperare il terreno perduto: saliva a tutta velocità, ansimante, e quando mi ha raggiunto mi ha chiesto il perché della mia “fuga”. Io gli ho detto la verità: “Io sono qui per scalare, non per scattare fotografie”. In quel momento Marko ha capito che, venendo con me, alle sue foto avrebbe dovuto in parte rinunciare. Comunque è sempre bravo a “rubare”molti scatti...». E Steve, in verità, oggi deve parecchio all'amico, visto che alcune delle più belle immagini che lo riguardano sono proprio opera di Prezelj. Un esempio? Quella che fa bella mostra di sé sulla copertina del recente libro di House (Beyond the mountain, Patagonia Books, 2009) e che, guarda un po', è proprio una di quelle scattate da Marko durante l'acclimatamento sulla parete sud del Nuptse. Anche in occasione della sua ultima avventura – la spedizione ai Bhagirathi con Rok Blagus e Luka Lindic (www.intotherocks.splinder.com/post/21586191) – Prezelj è riuscito a catturare inquadrature da incorniciare. Alcune le abbiamo già pubblicate (link precedente) e le altre, come annunciato, le proporremo da oggi in avanti in semplice ordine cronologico, creando così un vero e proprio “racconto visivo” della spedizione.

* * * * *

I PRIMI TRE GIORNI

P1110538 (1)

3 settembre 2009: dolcezza e forza della natura sulla soglia del Gangotri Glacier, durante l'avvicinamento al campo base (anche se i due personaggi che animano l'immagine, per evidenti ragioni fotografiche, stanno camminando nella direzione opposta). Sullo sfondo, a sinistra (destra orografica del ghiacciaio), il Bhagirathi II, il Bhagirathi IV (si intravede appena) e il Bhagirathi III con le loro imponenti pareti occidentali. A destra, con la cima tra le nuvole, lo splendido Shivling (6543 m) la cui cresta est, contro il cielo a sinistra della vetta, è stata salita nel giugno 1981, in 13 giorni, dal francese Georges Bettembourg, dagli australiani Greg Child e Rick White e dal britannico Doug Scott.

 * * * * *

P1110564

4 settembre: verso il campo base, dominato dalle inquietanti moli rocciose del Bhagirathi II (di cui si notano l'innevata parete nord superata nel 1938 in occasione della prima salita della montagna e, a destra della vetta, la cresta sud-ovest salita nel 1984 da Andrea Sarchi, Vincenzo Ravaschietto ed Egidio Bonapace), del Bhagirathi IV e del Bhagirathi III (sulla cui parete ovest, ben visibile nell'immagine, gli sloveni Silvo Karo e Janez Jeglič, dal 2 al 7 settembre 1990, hanno firmato una delle vie su roccia più grandiose del globo: 1300 m, VIII, A4 e 85°).

* * * * *

P1110627

5 settembre: ecco la neve, che rende ancora più affascinante il favoloso Shivling. A sinistra della verticale della vetta si intuisce la cresta est (vedi la prima didascalia) oltre la quale, a destra, si apre la parete nord-est: un appicco di 1500 metri scalato in 8 giorni, nel giugno 1986, da Paolo Bernascone, Fabrizio Manoni ed Enrico Rosso che, salendo nel cuore della muraglia, hanno incontrato difficoltà di VI, A1 e 90°. Da ricordare anche, sul filo della cresta nord (contro il cielo a destra della vetta), il notevole tentativo di Hans Kammerlander e Christoph Hainz che il 31 maggio 1993, in sole 12 ore e superando difficoltà fino al VII grado, sono saliti dalla base della montagna a 300 metri dalla vetta. A quel punto, sorpresi dalla tempesta, i due altoatesini hanno dovuto scendere lungo la via appena percorsa, rimettendo piede al campo base alle 4.30 del mattino del giorno successivo (dopo 12 ore e mezza di ritirata).

link al post | categoria varia, himalaya, frammenti di storia
lunedì, 02 novembre 2009

TROMMSDORFF E GRAZIANI: UN ALTRO CAPOLAVORO

postato da carlocaccia alle 16:09 in himalaya

I DUE FRANCESI, DALL'11 AL 15 OTTOBRE 2009, HANNO FIRMATO IN STILE ALPINO LA PRIMA SALITA DEL DIFFICILE PILASTRO SUD (2300 m, ED+) DEL NEMJUNG (7139 m, HIMALAYA)

Dal Chomo Lönzo al Nemjung: vale per noi, che del primo gigante abbiamo parlato venerdì (www.intotherocks.splinder.com/post/21598550), e vale per Christian Trommsdorff e Yannick Graziani. Perché i due francesi, autori delle prime ascensioni assolute delle cime nord (7199 m) e centrale (7540 m) del Chomo Lönzo (nel 2005, con Patrick Wagnon) e dopo il successo del 2007 sul Pumari Chhish Sud (7350 m, www.intotherocks.splinder.com/post/12949470), non si sono fermati e dall'11 al 15 ottobre 2009, rimettendo piede al campo base soltanto alle 22 del giorno 16, hanno firmato in stile alpino la prima ascensione del pilastro meridionale del Nemjung (7139 m, Peri Himal, Nepal, sul confine con il Tibet a nord-ovest del Manaslu). Da precisare che Trommsdorff e Graziani, una volta raggiunta la sommità del pilastro (a circa 7000 metri), hanno rinunciato alla vetta della montagna, la cui probabile unica ascensione resta quella dei giapponesi Makito Minami, Ken Takahashi e Wataru Saito con il nepalese Kirkin Lama, giunti in cima il 27 ottobre 1983 per la cresta est.

Yes tracé voie nemjung webArrivati in Nepal sognando qualcosa di grande sul Manaslu (8163 m), Christian e Yannick sono rimasti bloccati per ben 12 giorni dal maltempo, che ha impedito loro di acclimatarsi e ha caricato le montagne di neve. Hanno così pensato di cambiare obiettivo, trovando nell'inviolato pilastro sud del Nemjung quello che faceva per loro: a posteriori una scelta azzeccatissima, che ha regalato ai due amici una via grandiosa di misto e neve, con tratti su roccia pura, che supera un dislivello di 2300 metri (45 tiri di corda più i tratti – circa un quarto della salita – superati di conserva) e valutata nel complesso ED+ (foto sopra, dove non è però visibile la parte inferiore della parete; i pallini blu indicano i bivacchi).

Trommsdorff e Graziani, come abbiamo detto, hanno attaccato l'11 ottobre, portando con sé 2 corde da 60 metri, 4 viti da ghiaccio (troppo poche...), 6 friend, alcuni nut, 10 chiodi da roccia (4 lasciati cadere...) e alcune fettucce. Il primo giorno sono quindi saliti da quota 4750 a quota 5300 e il secondo giorno, aiutati dal freddo che ha “incollato” alcune rocce poco simpatiche, hanno guadagnato altri 500 metri, bivaccando su una piatta crestina di neve sul fianco sinistro dello sperone. Il 13 ottobre, dopo una giornata quasi senza vento (per fortuna, in quanto in alto incombeva un seracco che, con vento forte, avrebbe potuto perdere qualche “pezzettino”), Christian e Yannick hanno passato la notte a quota 6200, sopra il menzionato seracco. Il 14 ottobre, superati altri 300 metri, i nostri eroi si sono fermati su un'affilata cresta nevosa (dove hanno bivaccato anche durante la discesa) e il giorno seguente hanno concluso la salita, facendo dietrofront a poco più di 100 metri di dislivello dal punto più alto del Nemjung. Dalla vetta li separava una non difficile ma lunga cresta che, essendo ormai le 14.15, avrebbe richiesto un ulteriore e non consigliabile bivacco (la finestra di vento debole stava per chiudersi).

«Senza dimenticare che il giorno precedente – racconta Trommsdorff – ero stato colpito sul caschetto da un grosso pezzo di ghiaccio: non avevo perso conoscenza ma ero rimasto traumatizzato. In seguito, durante la lunga discesa, ho vissuto diversi momenti di “assenza”, lasciando anche cadere lo zaino di Yannick poi ritrovato nella crepaccia terminale. Abbiamo comunque realizzato una grande scalata: forse la più bella e sicuramente la più continua, sostenuta e costantemente esposta delle nostre vie. Non abbiamo incontrato singoli tiri paragonabili a quelli più duri del Chomo Lönzo (strapiombi in artificiale a quota 7200, ndr) e del Pumari Chhish Sud (V+, A2 e M6 tra 6400 e 7000 metri, ndr), tuttavia l'incertezza ha caratterizzato l'intera ascensione: l'ultimo giorno, ad esempio, soltanto un buco miracoloso ci ha permesso di passare dall'altra parte di una cresta orlata da grandi cornici. In sintesi: la nostra via sul pilastro sud del Nemjung, che in condizioni ideali non presenta pericoli oggettivi (escluso un facile traverso, di un minuto, di un budello sotto un imponente seracco), offre delicatissime creste, muri e canali di neve, fantastiche goulottes, eccellenti tratti di misto e numerose sezioni verticali. È quindi una linea molto impegnativa, capace di dare del filo da torcere anche in discesa con alcune doppie complicate e con un couloir (in corrispondenza della calata da 60 metri effettuata durante la salita, ndr) tutto da scalare».

Yes D3-on-1st-serac

13 ottobre 2009, terzo giorno in parete: Yannick Graziani a quasi 6200 metri, al cospetto del primo grande seracco (che con il vento, che per fortuna quel giorno era quasi assente, avrebbe potuto liberarsi di qualcuno dei suoi proiettili sospesi)

Yes D4-between-seracs

14 ottobre, quarto giorno in parete: Yannick segue Christian tra i seracchi del pilastro sud del Nemjung

D4-vue-2nd-serac

Stessa data, poche ore dopo: ancora Graziani, minuscolo, in un panorama da favola dominato dal versante nord-ovest del Manaslu, con i suoi caratteristici pinnacoli sommitali

Yes D4-from-bivvy4-yan-checks-hole

Yannick, a testa bassa, alla ricerca di una soluzione

Yes D5-2nd-last-mixed-pitch

15 ottobre, quinto giorno in parete: Graziani alle prese con il penultimo, impegnativo tiro di misto

Tutte le foto sono di Christian Trommsdorff. Quelle di Yannick Graziani, insieme a due ore di filmati, sono purtroppo andate perse con la sua macchina fotografica, fuoriuscita dallo zaino durante la caduta dello stesso nella crepaccia terminale della parete sud del Nemjung

link al post | categoria himalaya
venerdì, 30 ottobre 2009

UN GIGANTE, DUE VOLTI E TRE SALITE

postato da carlocaccia alle 15:46 in himalaya, frammenti di storia

RICORRE OGGI IL 55° ANNIVERSARIO DELLA PRIMA ASCENSIONE DEL CHOMO LÖNZO (7790 m), RIUSCITA IL 30 OTTOBRE 1954 AI FRANCESI LIONEL TERRAY E JEAN COUZY DURANTE LA SPEDIZIONE PREPARATORIA AL SUCCESSO DEL 1955 SUL MAKALU (8463 m)

Da un Settemila all'altro: rimandando alla prossima settimana la seconda puntata della storia alpinistica del Disteghil Sar (la prima la trovate qui: www.intotherocks.splinder.com/post/21553920), oggi ricordiamo la prima ascensione del Chomo Lönzo, cima himalayana di 7790 metri scalata esattamente 55 anni fa, il 30 ottobre 1954, dai francesi Lionel Terray (di cui abbiamo parlato anche ieri) e Jean Couzy.

Chomolonzo 2LA MONTAGNA. Il Chomo Lönzo si innalza in territorio tibetano a soli cinque chilometri, procedendo verso nord-nord-est, dal Makalu (8463 m). Tra le due vette, di fatto appartenenti allo stesso gruppo montuoso si stende una tranquilla conca glaciale e da questa parte (ossia da sud) il Chomo Lönzo appare privo di personalità. Ma è tutto un inganno. Perché a ovest (foto sopra, scattata dall'Everest, con la larga mole del Chomo Lönzo a sinistra, la piramide del Kangchungtse al centro e il Makalu a destra, www.sightoneverest.com) e a est (foto sotto, www.euronet.nl/users/e_wesker, e schizzo in basso) la nostra montagna precipita sul Kangshung e sul Kazhen Glacier con pareti altissime e complesse, chiuse e unite in alto da una lunga ed elegante cresta lungo cui spiccano la cima centrale (7540 m, salita per la prima volta soltanto nel 2005 dai francesi Yannick Graziani, Christian Trommsdorff e Patrick Wagnon) e la cima settentrionale (7199 m, idem).

Chomolonzo 1

Qui sopra, il poderoso (e inviolato) versante orientale del Chomo Lönzo. Si vedono: il Makalu (1) con la sua cresta est e le tre cime (principale, 2; centrale, 3; settentrionale, 4) del Chomo Lönzo

Makalu CouzyLA PRIMA SALITA. La vetta del Chomo Lönzo fu violata nell'ambito della spedizione preparatoria al tentativo (poi coronato da totale successo) del 1955 al Makalu. Ideata ed organizzata da Lucien Devies e diretta da Jean Franco, la spedizione disponeva dei sei tonnellate di materiale (affidate a 180 portatori e a 11 portatori d'alta quota) e comprendeva gli alpinisti Jean Bouvier, Pierre Leroux, Guido Magnone e, reduci dall'esperienza del 1950 sull'Annapurna, Jean Couzy (foto a lato) e Lionel Terray (foto sotto, sulla vetta del Makalu). Non mancava il medico, Jean Rivolier, che doveva curare la messa a punto di un nuovo tipo di respiratore ad ossigeno a circuito aperto, e c'era pure un geografo: l'abate Pierre Bordet. La squadra verificò che la via di salita al Makalu già individuata dagli americani e dai neozelandesi era effettivamente quella ideale e, raggiunto da ovest il Makalu La (7400 m, è il colle tra il Makalu e il Kangchungtse o Makalu II, 7640 m), si spinse fino a quota 7800 sul fianco settentrionale dell'Ottomila. Ma la missione non si esaurì qui. Franco e suoi riuscirono a salire diversi Seimila e il 22 ottobre, per la cresta sud, ad aggiudicarsi la prima ascensione assoluta del Kangchungtse (in vetta giunsero lo stesso Franco, Terray, Gyaltsen Norbu e Pa Norbu). Otto giorni dopo, ovviamente da sud, fu la volta del Chomo Lönzo, scalato da Terray e Couzy nonostante la tempesta e il grande freddo. Durante la primavera successiva, alle 11 del 15 maggio 1955, gli stessi Lionel e Jean, senza vento e con temperatura mite, violarono insieme anche la vetta del gigante di fronte: il Makalu.

Makalu vetta

LE ALTRE ASCENSIONI. È cosa nota (più o meno...): i Settemila, salvo rare eccezioni (come il Kangchungtse), contano pochissime salite e il Chomo Lönzo, scalato soltanto tre volte, non contraddice la regola. Potremmo anzi dire che la amplifica, visto che la sua sommità, dopo il successo di Terray e Couzy, fu toccata di nuovo soltanto nel 1993 dai giapponesi Hiroaki Takeishi e Katsumasa Takahashi (Shuma Jimbo e Hideaki Watanabe si fermarono a 7500 metri). I quattro alpinisti facevano parte della spedizione che, sotto la guida Mitsumasa Ushikubo, ebbe la meglio sulla difficile parete ovest. Il campo base fu piazzato a quota 4750 sul Kangshung Glacier (il 20 settembre) e i campi successivi furono attrezzati a 5300, 5800, 6300 e 6950 metri (l'ultimo il 12 ottobre). Il 19 ottobre su sferrato un primo attacco alla cima (fermato a quota 7250), il giorno successivo il vento distrusse il campo III (prontamente ripristinato) e il 24 ottobre fu il giorno del successo.

Rimasta per quasi 40 anni in attesa dei secondi salitori, la cima del Chomo Lönzo fu raggiunta per la terza (e per ora ultima) volta pochi mesi più tardi, il 10 maggio 1994 (per la via di Terray e Couzy), dal “simpatico Steve Bain” (così lo definì Anatolij Bukreev): l'americano che, nell'ambito di una spedizione commerciale della “Condor Adventures” diretta dallo stesso Bukreev, otto giorni prima, il 2 maggio, aveva già firmato senza compagni la diciannovesima ascensione del Kangchungtse e soltanto una manciata di ore prima, il 9 maggio, era arrivato ad una trentina di metri dalla cima del Makalu (con l'aiuto dell'ossigeno supplementare ma sempre in solitudine).

Chomo Lonzo

Chomo Lönzo: sogni sulla parete nord-est...

link al post | categoria himalaya, frammenti di storia
mercoledì, 28 ottobre 2009

LA SINTESI PERFETTA

postato da carlocaccia alle 16:46 in himalaya

IMPEGNO TECNICO E BELLO STILE OLTRE QUOTA 6000 PER GLI SLOVENI MARKO PREZELJ, ROK BLAGUS E LUKA LINDIC CHE NEL GRUPPO DEI BHAGIRATHI (GANGOTRI GLACIER, HIMALAYA DEL GARHWAL, INDIA) TRA IL 15 SETTEMBRE E IL 1° OTTOBRE 2009 HANNO FIRMATO IN CRESCENDO BEN TRE VIE NUOVE: PARETE OVEST E CRESTA NORD (1000 m, D+) DEL BHAGIRATHI IV (6193 m, PROBABILE PRIMA ASCENSIONE ASSOLUTA), PARETE SUD-OVEST (1300 m, 6b, M5 e WI5, ED) DEL BHAGIRATHI III (6454 m) E PARETE SUD-SUD-OVEST (1300 m, 6b+, M8 e WI6+, ED+/ABO-) DEL BHAGIRATHI II (6512 m)

P1130130 (1)Sognavano il Rimo I: un gigante di 7385 metri del Karakorum orientale tentato prima nel 1985 da Stephen Venables e Victor Saunders, poi nel 1986 da una spedizione internazionale e quindi scalato per la prima e finora unica volta nel 1988, per la parete sud e la cresta sud-ovest, da una massiccia spedizione indo-giapponese (senza dimenticare il tentativo indiano del 2007). Quella splendida e difficile cima, però, si innalza nel bacino del North Terong Glacier appena a est del Siachen Glacier e, di conseguenza, nei pressi di quel confine per il quale da sessant'anni India e Pakistan sono ai ferri corti. Per cui, nonostante le buone intenzioni (www.intotherocks.splinder.com/post/16130539), all'ultimo momento le autorità indiane hanno sbattuto la porta in faccia al fuoriclasse sloveno Marko Prezelj (44 anni, a sinistra nella foto) e ai suoi giovani compagni Rok Blagus (27, al centro) e Luka Lindic (21, a destra) che, tre settimane prima della partenza, hanno dovuto pensare ad una meta alternativa. La scelta è così caduta sul gruppo dei Bhagirathi dove i nostri protagonisti, favoriti dal bel tempo, tra il 15 settembre e il 1° ottobre 2009 hanno tracciato ben tre linee da favola: la prima non estrema (ma si tratta probabilmente di una prima ascensione assoluta) e le altre, per la gioia degli amanti dei grandi numeri, di alto e altissimo contenuto tecnico. Il tutto all'insegna della leggerezza (con due sacchi a pelo e senza tendina) e dello stile più puro, visto che anche i secondi di cordata hanno sempre arrampicato, senza mai risalire le corde.

NOTA GEOGRAFICO-STORICA. I rocciosi Bhagirathi, dall'aspetto repulsivo ma abbastanza frequentati, si innalzano in buona compagnia - nei paraggi si trovano lo Shivling, i Meru, il Satopanth, il Kedarnath, i Chaukhamba... - sulla sponda destra (orientale) del Gangotri Glacier, nell'Himalaya del Garhwal (in India, nei pressi del confine con il Tibet). Il gruppo comprende quattro cime: allineati da sud-sud-est a nord-nord-ovest si incontrano, nell'ordine, il Bhagirathi I (6856 m) salito per la prima volta nel 1980, per la cresta sud-est, da una spedizione giapponese; il Bhagirathi III (6454 m) la cui prima ascensione, firmata da C. Warren e C.F. Kirkus per la cresta sud-est, risale addirittura al 1933; il Bhagirathi IV (6193 m) del quale, verosimilmente, Prezelj e compagni hanno compiuto la prima ascensione assoluta e, infine, il Bhagirathi II (6512 m) la cui prima salita, per la parete nord-est, è riuscita nel 1938 ad una squadra austriaca.

IBhagirathi4LA CRONACA. Il terzetto sloveno, che prima del viaggio di avvicinamento non sapeva granché dei Bhagirathi, ha raggiunto il campo base il 4 settembre e, dopo aver pazientato per alcuni giorni in attesa del bel tempo, ha potuto finalmente entrare in azione. Le condizioni delle pareti, dopo le nevicate, erano perfette per il loro programma e il primo successo è arrivato il 15 settembre sul Bhagirathi IV, salito per una via di 1000 metri valutata nel complesso D+ (foto sopra). I nostri alpinisti, lasciato da parte il più volte tentato (e non ancora violato) pilastro ovest, hanno salito l'evidente canale nevoso tra il Bhagirathi II (a sinistra) e il Bhagirathi IV, hanno superato una sezione di misto (senza la minaccia dei seracchi che talvolta la sovrastano) e, raggiunta la cresta nord del loro obiettivo, l'hanno seguita fino in cima: probabilmente, come abbiamo detto e ripetuto, nessuno prima di loro era mai stato lassù. La discesa, lungo il medesimo itinerario, ha richiesto quattro calate in doppia.

IBhagirathi3Una settimana dopo, tra il 21 e il 22 settembre, Marko, Rok e Luka hanno risolto senza studio preventivo una linea di 1300 metri sulla parete sud-ovest del Bhagirathi III, infilandosi tra la Via degli scozzesi (Bob Barton e Alan Fyffe, 1982, 1300 m, VI e A2) a sinistra e la Diretta ceca (Zdeněk Michalec e Zdeněk Šlachta, 1993, 1300 m, VII) a destra. La nuova via slovena (foto a lato), abbastanza serpeggiante, è lunga 1300 metri e presenta difficoltà di 6b, M5 e WI5 (oltre a due calate in diagonale) per un ED di valutazione complessiva. Raggiunta la cima, la cordata è tornata alla base seguendo la via normale, lungo la non banale cresta sud-est.

IBhagirathi2La perla della spedizione è arrivata tra il 29 settembre e il 1° ottobre, quando Prezelj, Blagus e Lindic hanno superato, risolvendo quattro lunghezze di corda a testa, l'inviolata parete sud-sud-ovest del Bhagirathi II. Quel muro colossale, delimitato a sinistra dalla cresta sud-ovest (1300 m, VI, A3 e misto) salita nel 1984 dai nostri Andrea Sarchi, Vincenzo Ravaschietto ed Egidio Bonapace, ha richiesto al terzetto sloveno ben due bivacchi: il primo in piena parete e il secondo alla sua sommità, prima del pendio seguito per raggiungere l'appena menzionata cresta sud-ovest e quindi la vetta. I numeri della via (foto sopra, in verde i bivacchi), visto anche il suo contesto, sono da brivido: 1300 m, 6b+, M8 e WI6+ (più un pendolo di 5 metri). La valutazione complessiva, secondo i primi salitori, oscilla quindi tra ED+ e ABO-. Da notare che, una volta in cima, Prezelj e compagni sono scesi lungo la via austriaca del 1938 sulla parete nord-est, realizzando in questo modo un'elegante traversata in stile alpino della montagna e concludendo quasi trionfalmente, tre giorni prima di lasciare il campo base, il loro mese di “vacanza” nell'Himalaya del Garhwal.

I2009lines

Veduta complessiva del versante occidentale dei Bhagirathi II, IV e III con le vie di Prezelj, Blagus e Lindic che nella foto in alto, visibilmente stanchi, si trovano sulla vetta del Bhagirathi II

P1120042 (1)

Lungo il tratto di misto tra il canale nevoso e la cresta nord del Bhagirathi IV

P1120377 (1)

Il ventunenne Lindic in piena azione sulla parete sud-ovest del Bhagirathi III

P1120880 (1)

Bhagirathi II: lungo la parte superiore della ripidissima parete sud-sud-ovest

* * * * * * *

Tutte le immagini sono di Marko Prezelj che, oltre che un eccezionale alpinista, è anche un grande fotografo. Gli scatti pubblicati sopra sono così soltanto un piccolo assaggio di quello che Marko ha realizzato durante la spedizione ai Bhagirathi e nei prossimi giorni, vista la qualità degli scatti (poetici, panoramici, spettacolari...), proporremo a piccole dosi tutto il materiale che il fuoriclasse sloveno ci ha inviato

link al post | categoria himalaya