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PAMIR-ALAI: GRANDE INVERNALE SULLA PARETE NORD-OVEST DEL PEAK 4810 PER VALERY SHAMALO E COMPAGNI
Sulla ovest del K2, l'estate scorsa, Valery Shamalo aveva gettato la spugna poche ore prima del trionfo. Sulla nord-ovest del Peak 4810, pochi giorni fa, il campione di San Pietroburgo, classe 1965, ha invece colto un importante successo invernale in compagnia dei concittadini Rustem Nagaev, Dmitry Krasnov, Dmitry Polenov e inoltre di Galina Chibitok. La cordata, giunta in vetta il 14 marzo, dovrebbe aver seguito la difficile via Voronov (tracciata nel 1988, 6B nella scala russa, ED+ in quella occidentale). Ricordiamo, in attesa di altre informazioni, che il Peak 4810 è un magnifico monolito granitico, estremamente liscio, che si impenna per 1200 metri nel cuore del Pamir-Alai: un gigante più volte preso di mira dagli alpinisti dell'ex Unione Sovietica che vi hanno tracciato, anche in contemporanea, diversi itinerari di altissimo livello tecnico.

La nord-ovest del Peak 4810 con la via seguita da Shamalo e compagni

Valery Shamalo (www.k2-8611.ru)
GIOVANI E TECNICA A BRACCETTO PER UNA COLLEZIONE DI VIE NUOVE SUI GIGANTI DELL'ASIA CENTRALE
Guardano all'alta difficoltà, i giovani polacchi. Dell'eredità dei padri sembrano non curarsi troppo e agli Ottomila preferiscono la roccia pura, quel granito sincero che mentre sali ti fa star bene, che è bello accarezzare e sentire ruvido sotto i polpastrelli, con i suoi fantastici cristalli. Ma andiamo ai fatti.
Dal 9 all'11 agosto 2006 i fratelli Adam e Pawel Pustelnik (i figli del grande Piotr, 16 volte oltre quota 8000, su 13 vette diverse) hanno prima aperto Amba (1100 m, IX+, senza spit) sull'Ortotyubek (noto anche come Central Pyramid o Peak 3850) nella valle dell'Ak-Su (Pamir-Alai) e si sono quindi lanciati con successo, in compagnia di Slawek Cyndecki, sulla celebre Perestroika crack (1000 m, IX-) sulla vicina Russian Tower (o Slesov, 4250 m).
Pochi giorni dopo, il 28 agosto, sono stati invece Michal Krol e Przemek Wojcik ad aggiudicarsi la prima assoluta del Geruda Peak (5640 m, Chhudong Glacier, Miyar Valley, Himachal Pradesh, India): i due amici sono saliti per la parete sud-ovest, aprendo una linea di 900 metri con difficoltà di VIII-, A0 e ghiaccio a 50-60°. Ricordiamo che la stessa cima era già stata tentata nel 2005 da Massimo Marcheggiani e Massimo Natalini. Gli stessi Krol e Wojcik, in 31 ore tra il 13 e il 14 agosto (con bivacco), avevano giù tracciato Doomed to Miyar (1000 m, VIII, tutta a vista) sulla parete nord-ovest del Tamadonog (5245 m, forse mai salito in precedenza).
Ma torniamo tra le cime del Pamir-Alai dove, sempre durante l'agosto scorso, Jan Kuczera, Artur Magiera e Jerzy Stefanski hanno aperto in stile alpino Czarna Wolga ("Volga nero", 1700 m, di cui 200 in cresta fino alla vetta, VIII) sulla granitica parete nord-ovest del Kotin (4521 m). Lukasz Depta e Wojciech Kozub, membri della medesima spedizione, hanno invece attaccato una torre senza nome (4000 m circa) tracciandovi Opposite to Asan (650 m, VII-). Da segnalare, quindi, da parte di Kuczera e Stefanski, la ripetizione della difficile Temofeev (900 m, VIII e A3) sulla parete nord-ovest dell'Asan (4230 m).
Da agosto al 5 settembre, giorno in cui Maciej Ciesielski, Jakub Radziejowski e Wawrzyniec Zakrzewski hanno risolto Pia (540 m, VIII a vista e un pendolo) sulla torre, probabilmente mai salita, immediatamente a sinistra (nord-ovest) del Garda Peak (4700 m, zona delle Torri di Trango, Karakoram). Gli stessi, il 17 settembre, hanno tracciato Pretty close (430 m, VII) sul Sadu Peak (4400 m) mentre il giorno seguente è stata la volta di Let's go home (670 m) sulla prima torre della cresta sud-ovest (Severence ridge, Clearwater, Frimer e Johnson, 2005, 63 lunghezze, VII+, A2, AI3 e M5) del Trango II (6237 m). La via dei polacchi, dopo 200 metri originali (con una lunghezza di VIII, salita a vista, e un'altra di VIII+, superata con dei rest), si congiunge alla Severence ridge, lungo la quale la cordata ha proseguito per 470 metri fino al termine delle difficoltà (senza arrivare in vetta).

Trango II, lungo Let's go home (www.wspinanie.pl)

I giovani polacchi aprono Pretty close sul Sadu Peak (www.wspinanie.pl)

Ancora sul Trango II, lungo Let's go home (www.wspinanie.pl)
RIUSCITA A CINQUE GIOVANI DI KRASNOYARSK, GUIDATI DA OLEG KHVOSTENKO, LA PRIMA INVERNALE DELLA RUCHKIN-ODINTSOV SUL GIGANTESCO SCUDO GRANITICO DEL PAMIR-ALAI: NOVE GIORNI DI SCALATA IN BELLO STILE E VETTA RAGGIUNTA IL 4 FEBBRAIO

I 1600 metri della nord dell'Ak-Su con le vie Ruchkin-Odintsov (in rosso), Chaplinski (in giallo) e Moshnikov (in verde)
PREAMBOLO. Perché ancora l'Ak-Su? Perché esiste, dicono i russi, nel cuore del Pamir-Alai tra Kyrgyzstan e Tajikistan. E poi perché la sua parete nord è semplicemente fantastica: uno scudo ripidissimo, 1600 metri di roccia che in inverno si corazzano di ghiaccio. Una sfida dura e pura, insomma, una ragnatela di linee mai toccate da mano occidentale ma dove sono passati, più e più volte dal 1982, tutti i campioni dell'ex Unione Sovietica. Ecco il perché dell'Ak-Su, ecco perché la grande montagna è finita (ancora) nel mirino di otto uomini della regione di Krasnoyarsk: Evgeny Dmitrienko e Vladimir Arkhipov da una parte – che pensavano alla via Moshnikov ma hanno poi deciso di tentare la più bella ma anche più difficile Chaplinsky – e Oleg Khvostenko con i giovani Denis Prokof'ev (classe 1974), Boris Rodikov (1981), Vladimir Gun'ko (1983), Evgeny Belyaev (1983) e Igor Loginov (1985) – che puntavano invece alla prima invernale della Ruchkin-Odintsov.
DIARIO. 20 gennaio 2007: le due squadre piazzano il campo base a quota 2900, tempo buono. 22 gennaio: piazzato anche il campo base avanzato (3700 m) dove si fermano a passare la notte Belyaev, Loginov, Rodikov e inoltre Dmitrienko e Arkhipov che annunciano: "Domani attacchiamo". Tempo buono. 23 gennaio: tempesta di neve, tutti al campo base. 26 gennaio: Dmitrienko e Arkhipov salgono le prime 8 lunghezze della Chaplinsky. L'altra squadra è riunita al completo al campo base avanzato. Il tempo resta buono. 27 gennaio: ancora tempo buono e Dmitrienko e Arkhipov superano altre 6 lunghezze (totale 14). I giovani si mangiano invece i primi 11 tiri della Ruchkin-Odintsov e bivaccano sulle portaledges. Viktor Balezin dal campo base commenta: "La scalata è stata più veloce che in estate. Se il bel tempo continuasse...". 28 gennaio: altre 4 lunghezze per Dmitrienko e Arkhipov (totale 18) e 5 (totale 16) per gli altri (oggi hanno lavorato Gun'ko, Prokof'ev e Khvostenko). 29 gennaio: nessuna notizia dalla parete. Balezin al campo base è preoccupato e ha ragione di esserlo: Dmitrienko è "volato".
Niente di grave, pare, ma la scalata è compromessa: la cordata si ritira durante la notte, senza bisogno di alcun aiuto. 31 gennaio: la squadra di Khvostenko raggiunge il tratto in comune (100 m) tra la Ruchkin-Odintsov e la Chaplinsky: la cresta sommitale, da percorrere per alcune lunghezze prima della vetta, è ora a 500 metri. Dal campo base tuona la voce di Balezin: "C'è stato un terremoto!". Ma non è finita: il bel tempo sembra agli sgoccioli. I sei in parete restano però determinatissimi. 1° febbraio: la squadra raggiunge un grande strapiombo fessurato. Mancano 270 metri di scalata difficile (in parete) e 170 (in cresta) più semplici. Soffia il vento e nevica... i sei prodi sono in piena tempesta. 2 febbraio: Vladimir Gun'ko è alla guida della cordata e supera 3 lunghezze di corda, tempo cattivo. 3 febbraio: tocca a Loginov e a Rodikov, che con altri 3 tiri raggiungono la cresta. Il tempo è tornato buono: domani tutti in vetta? 4 febbraio: alle 14 ora locale i sei uomini guidati da Khvostenko, tutti in gran forma, sono in vetta all'Ak-Su (5217 m). "Il tempo è buono – dicono – e nevischia": soltanto i russi possono capire... 5 febbraio: discesa trionfale (o quasi).
L'INCIDENTE A DMITRIENKO. Evgeny stava piazzando una vite da ghiaccio quando, per l'improvviso cedimento del ghiaccio stesso, ha perso l'equilibrio. Durante la caduta, non fermata dalla prima protezione (un'altra vite da ghiaccio, "saltata" come fosse di cioccolato), Dmitrienko ha colpito violentemente la roccia con il rampone destro, con conseguente completa rottura dei legamenti del ginocchio. Comprensibile il suo disappunto: se le difficoltà della Ruchkin-Odintsov aumentano man mano che si sale, quelle della Chaplinsky seguono la regola contraria e, al momento dell'incidente, Evgeny e Vladimir avevano ormai superato – a velocità fantastica: in media 6 tiri al giorno... – la parte più ostica della via.
SINTESI TECNICO-STORICA. La Ruchkin-Odintsov sulla nord dell'Ak-Su è stata aperta nel 1996, in nove giorni e con pochissimi spit, da due leggende dell'alpinismo dell'ex Unione Sovietica: Alexander Ruchkin e Alexander Odintsov. Valutata 6B (il massimo possibile) nella speciale scala russa, si sviluppa per 1700 metri (34 lunghezze di corda, fino alla cresta), con il tratto inferiore in comune con la Moshnikov (1984, 6A, può essere pericolosa) e, come abbiamo visto, condividendo un centinaio di metri anche con la Chaplinsky (1988, 6B). Tracciata nell'ambito del "Russian big wall project" capitanato dallo stesso Odintsov e culminato (per ora...) nella prima salita della nord dello Jannu (7710 m, era il 2004 e il primo uomo in vetta fu proprio Ruchkin), è una linea di grande bellezza. Gli uomini di punta – leggi capicordata – della prima e stilisticamente eccellente prima invernale, che ha richiesto tanti giorni quanti l'apertura, sono stati i giovanissimi Vladimir Gun'ko (24 anni) e Igor Loginov (22).
CURIOSITÀ FINALI. Dov'erano nel febbraio scorso gli eroi dell'Ak-Su? Naturale: in ambienti simili alla nord del gigante del Pamir-Alai. Khvostenko, con altri tre compagni, era impegnato ad aprire una via nuova sullo Sperone Croz della parete nord delle Grandes Jorasses; Dmitrienko e Arkhipov stavano facendo lo stesso sulla nord dell'Eiger e, dulcis in fundo, Prokof'ev e Rodikov se la stavano vedendo con la nord del Cervino (successo pieno per tutti). E pochi mesi dopo? Se dal 10 al 16 agosto 2006 Arkhipov e Gun'ko sono riusciti a risolvere (con altri compagni) i 2000 metri della nord del Pogrebetsky Peak (6487 m, Tien Shan), in luglio Khvostenko e Dmitrienko avevano tentato, con Odintsov e Ruchkin (e altri), la terribile nord-est del Masherbrum (7821 m, Karakorum). Ma dove sono adesso – e chiudiamo – gli ultimi due personaggi citati? Udite: i fantastici Alexander Odintsov e Alexander Ruchkin sono partiti lunedì scorso (12 febbraio) alla volta del Cile dove, con gli amici Rozov e Provalov, tenteranno di salire la Torre Centrale del Paine (2454 m). Ma la scalata (per la via Bonington del 1963, quella della prima assoluta della montagna) non esaurirà l'impresa... Il vero obiettivo – di Rozov, probabilmente – è arrivare in cima, guardarsi per un attimo in giro, preparare questo e quello, osservare ancora di qui e poi di nuovo di là e... lanciarsi con il deltaplano!

Il grandioso versante nord dell'Ak-Su (www.mountain.ru)