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NEW YORK 26/12/08
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A CURA DI CARLO CACCIA >> REDAZIONE redazione@intraisass.it >> LECCO-VICENZA ITALY
NICKOLAY TOTMJANIN, A 50 ANNI SUONATI, HA CONQUISTATO PER L'ENNESIMA VOLTA IL RICONOSCIMENTO RISERVATO AI SALITORI DEI CINQUE SETTEMILA DELL'EX UNIONE SOVIETICA
A Valery Babanov, un giorno, abbiamo chiesto le sue preferenze riguardo i compagni di cordata: meglio i giovani, come ad esempio Sergey Kofanov, o personaggi più “maturi” come Nickolay Totmjanin o Yuri Koshelenko? Questa la sua risposta: «Non bado molto all'età del mio compagno. Tuttavia, se l'obiettivo è una difficile parete himalayana, da salire in stile alpino, preferisco un socio tecnicamente forte e provvisto di quell'esperienza di scalate in alta quota che, di solito, matura pienamente attorno ai quarant'anni. Tanto Kofanov quanto Koshelenko sono alpinisti eccezionali, persone di notevole spessore. Tuttavia, per quanto riguarda l'esperienza, non ci sono dubbi che Totmjanin appartenga ad una categoria superiore». Parole pesanti, dette da un grandissimo notoriamente assai equilibrato, dimostrate da una paurosa lista di imprese e come se non bastasse dall'ultimo prestigioso traguardo raggiunto da Totmjanin. Nickolay, infatti, durante l'estate scorsa, salendo per l'ennesima volta il Khan Tengri (il 26 luglio) e il Pik Pobeda (il 6 agosto), ha messo in bacheca il sesto Snow Leopard (“Leopardo delle nevi”) della sua carriera, dopo quello conquistato ben 25 anni fa, nel 1984, e quelli del 1997, 1998, 1999 e 2002. Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che lo Snow Leopard è il riconoscimento riservato ai salitori di tutti i Settemila dell'ex Unione Sovietica: un quintetto di colossi che, oltre ai citati Khan Tengri (è un Settemila per tradizione, quotato ufficialmente 7010 metri ma in realtà 15 metri più basso) e Pik Pobeda (7439 m), comprende il Pik Korgenevskaya (7105 m), il Pik Lenin (7134 m) e il Pik Kommunism (7495 m).
Nickolay Totmjanin (nella foto, www.russianclimb.com), nato l'8 dicembre 1958 e alpinista dal 1977, russo di San Pietroburgo, come anticipato poco fa vanta una lunghissima serie di scalate estreme. In vetta al Pik Lenin nel 1982, nel 1984 ha partecipato all'apertura della via Moshnikov sulla nord dell'Ak-Su (5217 m, Pamir Alai). Nel 1985 ha salito in invernale la Popenko sulla parete nord del Free Korea Peak (Svobodnaya Korea, 4740 m, Tien Shan) e tre anni dopo, sulla stessa muraglia, ha partecipato all'apertura di una proibitiva via nuova. Da non dimenticare, del 1986, la prima ascensione invernale del Pik Korgenevskaya (via Romanov) e, del 1990, la corsa di 28 ore dal campo base alla vetta e ritorno sul Pik Kommunism. Nello stesso anno ha partecipato alla spedizione che ha avuto la meglio sulla parete sud del Lhotse (8516 m, Totmjanin ha toccato quota 8350) e nel 1997, oltre al Khan Tengri in 14 ore e 3 minuti (salita e discesa) ha superato in inverno la Nord dell'Eiger (3970 m) per la Direttissima John Harlin. Nel 2001 ha firmato la prima invernale (terza ripetizione assoluta) della mitica Sueños de invierno sul Naranjo de Bulnes (2519 m, Cordillera Cantábrica, Spagna) e nel 2003, senza ossigeno supplementare, ha salito l'Everest (8848 m) per la via normale tibetana. Nel 2004 è giunto in vetta allo Jannu (7710 m) per la parete nord e nel 2005 si è cimentato sul Menlungtse (7181 m, in stile alpino, con Yuri Koshelenko e Carlos Buhler) vincendo i 1800 metri della parete nord ma rinunciando alla vetta (che distava circa 15 lunghezze di corda, in cresta) per un malore di Koshelenko. Nel 2006 ha tentato la Nord-est del Masherbrum (7821 m), nel 2007 ha raggiunto la vetta del K2 (8611 m) per il bastione roccioso della parete ovest e nel 2008, con Valery Babanov, ha tentato una via nuova sulla lunghissima cresta ovest del Dhaulagiri (8167 m) ripiegando poi, per le cattive condizioni meteorologiche, sulla via normale (cima raggiunta il 1° maggio). Concludiamo ricordando che all'inizio della scorsa primavera, in vista di un prossimo tentativo invernale sul K2, Totmjanin ha effettuato con Viktor Kozlov una ricognizione preliminare ai piedi del gigante del Karakorum, studiandone con attenzione il versante pakistano (meridionale) alla ricerca della migliore via di salita.
PRIMA RIPETIZIONE DELLA VIA ODESSA PER E. BASHKIRTSEV E D. VERETENIN E SECONDA RIPETIZIONE DELLA DIRETTA RUCHKIN-ODINTSOV PER B. HANDAZHAPOV, M. KRIVOSHEEV E I. SHAPOSHNIKOV
Segnaliamo, purtroppo un po' in ritardo, il doppio successo siberiano dell'estate 2008 lungo i 1600 metri della granitica parete settentrionale dell'Ak-Su Nord (5217 m, Pamir-Alai, Kirghizistan). In 10 giorni, dal 27 luglio al 5 agosto, E. Bashkirtsev e D. Veretenin (della città di Irkutsk) hanno messo a segno la prima ripetizione della via Odessa: difficile linea (6A/6B nella scala russa, A4) tracciata nell'estate 2006 dagli ucraini V. Cheban, A. Lavrinenko, T. Tsushko e V. Mogila (www.intotherocks.splinder.com/post/21044830) sul ripido pilastro che caratterizza il settore destro della muraglia. I primi salitori di Odessa hanno attaccato a destra della Troschinenko (1982, 6A, è stata la prima via aperta sulla parete) e a sinistra della Pershin (1988, 6B) e dopo 20 lunghezze originali (a parte 30 metri) hanno continuato fino in vetta per altri 22 tiri seguendo prima la Pershin e poi (lungo la cresta sommitale) la Troschinenko.
Pochi giorni dopo la prima ripetizione di Odessa, per la precisione dal 7 al 14 agosto, sono stati invece B. Handazhapov, M. Krivosheev e I. Shaposhnikov (anche loro di Irkutsk) a mettere a segno la seconda ripetizione della proibitiva diretta Ruchkin-Odintsov (A. Ruchkin e A. Odintsov, 1996, in 9 giorni), che si svolge nel mezzo della muraglia opponendo difficoltà di VII+ e A3+ (6B la valutazione d'insieme). Il primo giorno Handazhapov e compagni hanno risalito il couloir iniziale, che la Ruchkin-Odintsov condivide con la Moshnikov (1984, 6A), raggiungendo quota 4200. Tra l'8 e il 9 agosto la cordata ha guadagnato 7 lunghezze arrivando a 4400 metri e nei due giorni successivi si è spinta fino a quota 4750 (altre 7 lunghezze). Il 12 e il 13 agosto, con ulteriori 5 tiri, il terzetto è arrivato a 5060 metri e il 14 agosto ha finalmente toccato la vetta. Ricordiamo che la prima ripetizione della Ruchkin-Odintsov è stata anche la prima invernale della via: un'impresa di gran classe firmata dal 27 gennaio al 4 febbraio 2007 dai siberiani (di Krasnoyarsk) O. Khvostenko, D. Prokof'ev, B. Rodikov, V. Gun'ko, E. Belyaev e I. Loginov (www.intotherocks.splinder.com/post/11031819).
Nella foto (www.mountain.ru), la parete nord dell'Ak-Su Nord (5217 m). La via Odessa supera il ripido pilastro che caratterizza il settore destro della muraglia, raggiungendo piuttosto in basso la cresta sommitale; la diretta Ruchkin-Odintsov, invece, sale nel cuore della parete, più o meno lungo la verticale della vetta
NELLE SCORSE SETTIMANE, NONOSTANTE IL TEMPO NON OTTIMALE, IL GRUPPO GUIDATO DA VLADIMIR MOGILA HA REALIZZATO UNA NOTEVOLE SERIE DI SALITE SULLE GRANDI PARETI GRANITICHE DELLA REGIONE DI KARAVSHIN (PAMIR-ALAI, KIRGHIZISTAN)
C'erano una volta i campeggi: al Monte Bianco, in Dolomiti... Si andava in compagnia, si piazzava il “campo base” e, tempo permettendo, si scalava a più non posso. Vladimir Mogila e compagni ucraini, nelle scorse settimane, hanno fatto qualcosa del genere, trasferendosi nella regione di Karavshin (Pamir-Alai, Kirghizistan sudoccidentale, nei pressi del confine con il Tagikistan) per arrampicare a tempo pieno su quelle splendide cime granitiche, caratterizzate da muraglie altissime, assai ripide e compatte. E nonostante il tempo non proprio ottimale, i nostri protagonisti hanno realizzato una serie di salite davvero impressionante. Il primo successo è arrivato il 9 luglio 2009, quando E. Poltavets e V. Sipavin hanno messo in bacheca la Gorbenko (6A nella scala russa ossia ED in quella occidentale, la via è stata aperta nel 1986) sulla parete nord-ovest del Pik Asan (4230 m), che si innalza per 900 metri nella Kara-su Valley. Il 10 luglio, sulla stessa parete, le forti M. Kopteva e A. Yasinskaya hanno concluso la Moros (6A, 1986) mentre il 12 luglio, sul Pik Ortotyubek (o Central Pyramid, 3850 m) che si innalza all'ingresso della Ak-su Valley, M. Perevalov, D. Papshev, A. Trifil'cev e M. Polyakov hanno salito la Lebedev (5B ossia TD+/ED-). Il 15 luglio, sempre nella Ak-su Valley ma sulla famosa Russian Tower (o Pik Slesov, 4240 m), gli esperti A. Lavrinenko, T. Tsushko e A. Khomenko hanno firmato una via nuova valutandola 6B (ED+/EX). Ma torniamo sulla
parete nord-ovest dell'Asan dove il 17 luglio, mentre M. Kopteva, A. Trifil'cev e M. Polyakov terminavano la loro ripetizione della classica Alperien (5B, 1986) all'estrema destra della muraglia, dall'altra parte (ossia all'estrema sinistra) il quartetto formato da V. Mogila, V. Klebansky, M. Prevalov e D. Papshev faceva sua la Pogorelov (6A, 1986). Infine il 18 luglio, sempre sulla grande parete dell'Asan, E. Poltavets e A. Yasinskaya hanno fatto loro la Timofeev: una via aperta nel 1988 a destra della verticale della vetta, inizialmente piuttosto frequentata e valutata 6B (fino al 1993), poi svalutata a 6A (offre comunque difficoltà di 7a e A3...) e di conseguenza diventata meno ambita. Pare poi che Mogila e compagni abbiano adocchiato due nuove possibilità di grande impegno (6B?) sul monolitico Pik 4810: una coppia di scalate in vista di un secondo tentativo, dopo il fallimento del 2007, sulla parete sud del Peak P3 del Simnang Himal (www.intotherocks.splinder.com/post/11634361, www.intotherocks.splinder.com/post/12318252 e www.intotherocks.splinder.com/post/12422173).
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In alto, il Pik Asan con la sua ripida parete nord-ovest (a destra della vetta). Alle spalle dell'Asan, a sinistra, incombe la cupa mole del Pik 4810 (foto di Artur Magiera, www.wspinanie.pl). Qui sopra, il Pik Ortotyubek (www.old.risk.ru). Sotto, la Russian Tower o Pik Slesov (www.old.risk.ru)

LA SECONDA EDIZIONE DEL PREMIO AI “RAGAZZI TERRIBILI” DI KRASNOYARSK CHE, TRA IL 2 E L'11 FEBBRAIO 2008, HANNO SALITO IN PRIMA INVERNALE LA VORONOV SULLA NORD-OVEST DEL PEAK 4810 (PAMIR-ALAI)
Dopo il K2 è toccato al Peak 4810. Nel senso che, se nel 2007 la prima edizione del Piolet d'or russo era andata allo squadrone passato sulla Ovest della seconda montagna della terra (www.intotherocks.splinder.com/post/14894415), nel 2008 il premio è stato assegnato alla squadra che, tra il 2 e l'11 febbraio scorsi, in stile capsula, ha messo a segno la prima invernale (nonché seconda ripetizione assoluta) della Voronov (A. Voronov, V. Igolkin, G. Kopeyka e A. Kritsuk, 1988, 6B nella scala russa) che supera più o meno al centro, con abbondanza di “numeri” in artificiale, l'impressionante parete nord-ovest della splendida cima granitica del Pamir-Alai. Artefici del successo, dopo un tentativo a vuoto del 2007, i “ragazzi terribili” di Krasnoyarsk: Vladimir Gun'ko (leader), Vladimir Arkhipov, Andrey Litvinov, Alexander Mikhalicyn e Victor Tsygankov. Tutta gente dal folto pelo sullo stomaco, capace di mettere a segno, nel 2007, la prima invernale della Ruchkin-Odintsov sulla Nord dell'Ak-Su (www.intotherocks.splinder.com/post/11031819) e un invidiabile doppio successo sui 2000 metri della paurosa Nord-ovest della Grande Torre di Trango (www.intotherocks.splinder.com/post/13135500). Da notare che, durante l'inverno scorso, Gun'ko e compagni non sono stati gli unici a spuntarla sul Peak 4810. Tra il 22 febbraio e il 6 marzo 2008, infatti, la parete è stata scalata anche da tre alpinisti di Ekaterinburg: Sergey Dashkevich, Sergey Timofeev e K. Litvinov (che vantano, tra le altre cose, una via nuova tracciata dal 5 al 18 marzo 2007 sul pilastro centrale della parete nord del vicino Peak Alexander Blok, 5239 m). La cordata di Ekaterinburg, sulla Nord-ovest del Peak 4810, ha superato la via Kritsuk (Kritsuk, Kaurov, Moshnikov e Pleskachevsky, 1988, 1500 m, 6B nella scala russa) che, a quanto pare, è la più facile (?) delle circa dieci vie estreme della parete. Qual è allora la più difficile? La sfida vede in testa la Sakharov (1600 m, 6B nella scala russa) la cui prima invernale, all'insegna del non c'è due senza tre, si è conclusa il 14 marzo 2008 con cinque alpinisti in vetta: Valery Shamalo, Rustem Nagaev, Valery Ivanov, Dmitry Krasnov e Galina Chibitok. A questo punto, però, sorge spontanea una seconda domanda: come mai, vista la difficoltà della Sakharov, il Piolet d'or non è andato agli uomini (e alla donna) di San Pietroburgo? Semplice: quella via, nel 2007, come la Voronov era stata tentata dai ragazzi di Krasnoyarsk che, giunti piuttosto in alto, avevano poi lasciato gran parte del loro materiale in parete, favorendo quindi la scalata (comunque piuttosto lenta) di Shamalo e compagni.
Nella foto: i 1200 metri della parete nord-ovest del Peak 4810 (www.mountain.ru)
PAMIR-ALAI: GRANDE INVERNALE SULLA PARETE NORD-OVEST DEL PEAK 4810 PER VALERY SHAMALO E COMPAGNI
Sulla ovest del K2, l'estate scorsa, Valery Shamalo aveva gettato la spugna poche ore prima del trionfo. Sulla nord-ovest del Peak 4810, pochi giorni fa, il campione di San Pietroburgo, classe 1965, ha invece colto un importante successo invernale in compagnia dei concittadini Rustem Nagaev, Dmitry Krasnov, Dmitry Polenov e inoltre di Galina Chibitok. La cordata, giunta in vetta il 14 marzo, dovrebbe aver seguito la difficile via Voronov (tracciata nel 1988, 6B nella scala russa, ED+ in quella occidentale). Ricordiamo, in attesa di altre informazioni, che il Peak 4810 è un magnifico monolito granitico, estremamente liscio, che si impenna per 1200 metri nel cuore del Pamir-Alai: un gigante più volte preso di mira dagli alpinisti dell'ex Unione Sovietica che vi hanno tracciato, anche in contemporanea, diversi itinerari di altissimo livello tecnico.

La nord-ovest del Peak 4810 con la via seguita da Shamalo e compagni

Valery Shamalo (www.k2-8611.ru)
GIOVANI E TECNICA A BRACCETTO PER UNA COLLEZIONE DI VIE NUOVE SUI GIGANTI DELL'ASIA CENTRALE
Guardano all'alta difficoltà, i giovani polacchi. Dell'eredità dei padri sembrano non curarsi troppo e agli Ottomila preferiscono la roccia pura, quel granito sincero che mentre sali ti fa star bene, che è bello accarezzare e sentire ruvido sotto i polpastrelli, con i suoi fantastici cristalli. Ma andiamo ai fatti.
Dal 9 all'11 agosto 2006 i fratelli Adam e Pawel Pustelnik (i figli del grande Piotr, 16 volte oltre quota 8000, su 13 vette diverse) hanno prima aperto Amba (1100 m, IX+, senza spit) sull'Ortotyubek (noto anche come Central Pyramid o Peak 3850) nella valle dell'Ak-Su (Pamir-Alai) e si sono quindi lanciati con successo, in compagnia di Slawek Cyndecki, sulla celebre Perestroika crack (1000 m, IX-) sulla vicina Russian Tower (o Slesov, 4250 m).
Pochi giorni dopo, il 28 agosto, sono stati invece Michal Krol e Przemek Wojcik ad aggiudicarsi la prima assoluta del Geruda Peak (5640 m, Chhudong Glacier, Miyar Valley, Himachal Pradesh, India): i due amici sono saliti per la parete sud-ovest, aprendo una linea di 900 metri con difficoltà di VIII-, A0 e ghiaccio a 50-60°. Ricordiamo che la stessa cima era già stata tentata nel 2005 da Massimo Marcheggiani e Massimo Natalini. Gli stessi Krol e Wojcik, in 31 ore tra il 13 e il 14 agosto (con bivacco), avevano giù tracciato Doomed to Miyar (1000 m, VIII, tutta a vista) sulla parete nord-ovest del Tamadonog (5245 m, forse mai salito in precedenza).
Ma torniamo tra le cime del Pamir-Alai dove, sempre durante l'agosto scorso, Jan Kuczera, Artur Magiera e Jerzy Stefanski hanno aperto in stile alpino Czarna Wolga ("Volga nero", 1700 m, di cui 200 in cresta fino alla vetta, VIII) sulla granitica parete nord-ovest del Kotin (4521 m). Lukasz Depta e Wojciech Kozub, membri della medesima spedizione, hanno invece attaccato una torre senza nome (4000 m circa) tracciandovi Opposite to Asan (650 m, VII-). Da segnalare, quindi, da parte di Kuczera e Stefanski, la ripetizione della difficile Temofeev (900 m, VIII e A3) sulla parete nord-ovest dell'Asan (4230 m).
Da agosto al 5 settembre, giorno in cui Maciej Ciesielski, Jakub Radziejowski e Wawrzyniec Zakrzewski hanno risolto Pia (540 m, VIII a vista e un pendolo) sulla torre, probabilmente mai salita, immediatamente a sinistra (nord-ovest) del Garda Peak (4700 m, zona delle Torri di Trango, Karakoram). Gli stessi, il 17 settembre, hanno tracciato Pretty close (430 m, VII) sul Sadu Peak (4400 m) mentre il giorno seguente è stata la volta di Let's go home (670 m) sulla prima torre della cresta sud-ovest (Severence ridge, Clearwater, Frimer e Johnson, 2005, 63 lunghezze, VII+, A2, AI3 e M5) del Trango II (6237 m). La via dei polacchi, dopo 200 metri originali (con una lunghezza di VIII, salita a vista, e un'altra di VIII+, superata con dei rest), si congiunge alla Severence ridge, lungo la quale la cordata ha proseguito per 470 metri fino al termine delle difficoltà (senza arrivare in vetta).

Trango II, lungo Let's go home (www.wspinanie.pl)

I giovani polacchi aprono Pretty close sul Sadu Peak (www.wspinanie.pl)

Ancora sul Trango II, lungo Let's go home (www.wspinanie.pl)
RIUSCITA A CINQUE GIOVANI DI KRASNOYARSK, GUIDATI DA OLEG KHVOSTENKO, LA PRIMA INVERNALE DELLA RUCHKIN-ODINTSOV SUL GIGANTESCO SCUDO GRANITICO DEL PAMIR-ALAI: NOVE GIORNI DI SCALATA IN BELLO STILE E VETTA RAGGIUNTA IL 4 FEBBRAIO

I 1600 metri della nord dell'Ak-Su con le vie Ruchkin-Odintsov (in rosso), Chaplinski (in giallo) e Moshnikov (in verde)
PREAMBOLO. Perché ancora l'Ak-Su? Perché esiste, dicono i russi, nel cuore del Pamir-Alai tra Kyrgyzstan e Tajikistan. E poi perché la sua parete nord è semplicemente fantastica: uno scudo ripidissimo, 1600 metri di roccia che in inverno si corazzano di ghiaccio. Una sfida dura e pura, insomma, una ragnatela di linee mai toccate da mano occidentale ma dove sono passati, più e più volte dal 1982, tutti i campioni dell'ex Unione Sovietica. Ecco il perché dell'Ak-Su, ecco perché la grande montagna è finita (ancora) nel mirino di otto uomini della regione di Krasnoyarsk: Evgeny Dmitrienko e Vladimir Arkhipov da una parte – che pensavano alla via Moshnikov ma hanno poi deciso di tentare la più bella ma anche più difficile Chaplinsky – e Oleg Khvostenko con i giovani Denis Prokof'ev (classe 1974), Boris Rodikov (1981), Vladimir Gun'ko (1983), Evgeny Belyaev (1983) e Igor Loginov (1985) – che puntavano invece alla prima invernale della Ruchkin-Odintsov.
DIARIO. 20 gennaio 2007: le due squadre piazzano il campo base a quota 2900, tempo buono. 22 gennaio: piazzato anche il campo base avanzato (3700 m) dove si fermano a passare la notte Belyaev, Loginov, Rodikov e inoltre Dmitrienko e Arkhipov che annunciano: "Domani attacchiamo". Tempo buono. 23 gennaio: tempesta di neve, tutti al campo base. 26 gennaio: Dmitrienko e Arkhipov salgono le prime 8 lunghezze della Chaplinsky. L'altra squadra è riunita al completo al campo base avanzato. Il tempo resta buono. 27 gennaio: ancora tempo buono e Dmitrienko e Arkhipov superano altre 6 lunghezze (totale 14). I giovani si mangiano invece i primi 11 tiri della Ruchkin-Odintsov e bivaccano sulle portaledges. Viktor Balezin dal campo base commenta: "La scalata è stata più veloce che in estate. Se il bel tempo continuasse...". 28 gennaio: altre 4 lunghezze per Dmitrienko e Arkhipov (totale 18) e 5 (totale 16) per gli altri (oggi hanno lavorato Gun'ko, Prokof'ev e Khvostenko). 29 gennaio: nessuna notizia dalla parete. Balezin al campo base è preoccupato e ha ragione di esserlo: Dmitrienko è "volato".
Niente di grave, pare, ma la scalata è compromessa: la cordata si ritira durante la notte, senza bisogno di alcun aiuto. 31 gennaio: la squadra di Khvostenko raggiunge il tratto in comune (100 m) tra la Ruchkin-Odintsov e la Chaplinsky: la cresta sommitale, da percorrere per alcune lunghezze prima della vetta, è ora a 500 metri. Dal campo base tuona la voce di Balezin: "C'è stato un terremoto!". Ma non è finita: il bel tempo sembra agli sgoccioli. I sei in parete restano però determinatissimi. 1° febbraio: la squadra raggiunge un grande strapiombo fessurato. Mancano 270 metri di scalata difficile (in parete) e 170 (in cresta) più semplici. Soffia il vento e nevica... i sei prodi sono in piena tempesta. 2 febbraio: Vladimir Gun'ko è alla guida della cordata e supera 3 lunghezze di corda, tempo cattivo. 3 febbraio: tocca a Loginov e a Rodikov, che con altri 3 tiri raggiungono la cresta. Il tempo è tornato buono: domani tutti in vetta? 4 febbraio: alle 14 ora locale i sei uomini guidati da Khvostenko, tutti in gran forma, sono in vetta all'Ak-Su (5217 m). "Il tempo è buono – dicono – e nevischia": soltanto i russi possono capire... 5 febbraio: discesa trionfale (o quasi).
L'INCIDENTE A DMITRIENKO. Evgeny stava piazzando una vite da ghiaccio quando, per l'improvviso cedimento del ghiaccio stesso, ha perso l'equilibrio. Durante la caduta, non fermata dalla prima protezione (un'altra vite da ghiaccio, "saltata" come fosse di cioccolato), Dmitrienko ha colpito violentemente la roccia con il rampone destro, con conseguente completa rottura dei legamenti del ginocchio. Comprensibile il suo disappunto: se le difficoltà della Ruchkin-Odintsov aumentano man mano che si sale, quelle della Chaplinsky seguono la regola contraria e, al momento dell'incidente, Evgeny e Vladimir avevano ormai superato – a velocità fantastica: in media 6 tiri al giorno... – la parte più ostica della via.
SINTESI TECNICO-STORICA. La Ruchkin-Odintsov sulla nord dell'Ak-Su è stata aperta nel 1996, in nove giorni e con pochissimi spit, da due leggende dell'alpinismo dell'ex Unione Sovietica: Alexander Ruchkin e Alexander Odintsov. Valutata 6B (il massimo possibile) nella speciale scala russa, si sviluppa per 1700 metri (34 lunghezze di corda, fino alla cresta), con il tratto inferiore in comune con la Moshnikov (1984, 6A, può essere pericolosa) e, come abbiamo visto, condividendo un centinaio di metri anche con la Chaplinsky (1988, 6B). Tracciata nell'ambito del "Russian big wall project" capitanato dallo stesso Odintsov e culminato (per ora...) nella prima salita della nord dello Jannu (7710 m, era il 2004 e il primo uomo in vetta fu proprio Ruchkin), è una linea di grande bellezza. Gli uomini di punta – leggi capicordata – della prima e stilisticamente eccellente prima invernale, che ha richiesto tanti giorni quanti l'apertura, sono stati i giovanissimi Vladimir Gun'ko (24 anni) e Igor Loginov (22).
CURIOSITÀ FINALI. Dov'erano nel febbraio scorso gli eroi dell'Ak-Su? Naturale: in ambienti simili alla nord del gigante del Pamir-Alai. Khvostenko, con altri tre compagni, era impegnato ad aprire una via nuova sullo Sperone Croz della parete nord delle Grandes Jorasses; Dmitrienko e Arkhipov stavano facendo lo stesso sulla nord dell'Eiger e, dulcis in fundo, Prokof'ev e Rodikov se la stavano vedendo con la nord del Cervino (successo pieno per tutti). E pochi mesi dopo? Se dal 10 al 16 agosto 2006 Arkhipov e Gun'ko sono riusciti a risolvere (con altri compagni) i 2000 metri della nord del Pogrebetsky Peak (6487 m, Tien Shan), in luglio Khvostenko e Dmitrienko avevano tentato, con Odintsov e Ruchkin (e altri), la terribile nord-est del Masherbrum (7821 m, Karakorum). Ma dove sono adesso – e chiudiamo – gli ultimi due personaggi citati? Udite: i fantastici Alexander Odintsov e Alexander Ruchkin sono partiti lunedì scorso (12 febbraio) alla volta del Cile dove, con gli amici Rozov e Provalov, tenteranno di salire la Torre Centrale del Paine (2454 m). Ma la scalata (per la via Bonington del 1963, quella della prima assoluta della montagna) non esaurirà l'impresa... Il vero obiettivo – di Rozov, probabilmente – è arrivare in cima, guardarsi per un attimo in giro, preparare questo e quello, osservare ancora di qui e poi di nuovo di là e... lanciarsi con il deltaplano!

Il grandioso versante nord dell'Ak-Su (www.mountain.ru)