Blogger: intrablog
Nome: © ANTERSASS CASA EDITRICE - Concept, credits & disclaimer by Alberto Peruffo + www.intraisass.it -> community

the sad smoky mountains
accensione, mediante simboli e pensieri, del cuore infranto delle montagne e di chi le percorrE
>> Throughout the world in proximity of the arrival of the Olympic torch on the summit of Mount Everest + the inauguration of the Olympics in Peking >>
ignition, through the use of symbols and thoughts, of broken hearted mountains as well as broken hearts of those who go across them

sostenitori
ricerca STORICO-CULTURALE


>> 56a EDIZIONE
>> 22a MontagnaLibri


Spedizioni e trekking
IN TUTTO IL MONDO

>> RUSSIA
>> PARTENZE PRIMAVERA


NEWS + nuovi prodotti
>> Armour
>> Moqui Cr


S.C.A.R.P.A.
>> Skiing
>> Climbing

 

eXplorazioni verticali
DVD + booklet


cinema ed esplorazione
MULTIMEDIALE

Partecipano



Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 17 gennaio 2008

I PIONIERI ESISTONO ANCORA

postato da carlocaccia alle 13:10 in tien shan

AVVENTURA D'ALTRI TEMPI NEL KYRGYZSTAN INESPLORATO PER KATYA ANANYEVA, DMITRY MARTYNENKO E DMITRY SHAPOVALOV: 26 GIORNI SENZA APPOGGI, 300 CHILOMETRI A PIEDI, 5 PRIME ASSOLUTE E... UN RITORNO IN ZATTERA E A NUOTO

Vagare alla scoperta di montagne fantastiche, per valli sconosciute, in totale autonomia: essere ancora pionieri, alla mercé degli imprevisti, a più di due secoli dall'invenzione dell'alpinismo. Impossibile? La risposta è no. Il “cuore del mondo”, il centro del continente asiatico, il mitico Tien Shan lontano dai mari è ancora il regno dell'avventura. «Esso si stende lungo circa 3000 chilometri a nord del Sinkiang e copre circa un milione di chilometri quadrati; il suo orientamento è all'incirca in direzione est-ovest. Per il suo studio è certamente più comodo dividerlo in tre parti: la parte occidentale, il Tien Shan centrale e il Tien Shan orientale. Il Tien Shan occidentale si spiega a ventaglio, su una larghezza di 800 chilometri, verso le pianure del Kazakistan. È in questa parte (siamo in Kyrgyzstan, ndr) che le catene montuose raggiungono la maggior complessità. Sarebbe troppo lungo enumerarle tutte». Così Jean Couzy – che, come noto, non fu soltanto un eccezionale alpinista ma anche un profondo studioso di “cose alpine” – ed Henry de Ségogne a pagina 100 del corposo La montagna: un'opera d'altri tempi (in ogni senso, vista la cura con cui è realizzata...) pubblicata nel 1962 dall'Istituto Geografico De Agostini sei anni dopo l'edizione originale francese (diretta da Maurice Herzog). Ma torniamo alle catene del Tien Shan occidentale: dal Pik Pobeda (7439 m), che si innalza ad oriente dove il Kyrgyzstan è soltanto uno stretto cuneo appuntito, un corridoio di pochi chilometri tra la Cina e il Kazakistan, si sviluppa verso ovest l'importante catena del Kokshaal Too (“Monti severi”) che dopo circa 500 chilometri, in corrispondenza del passo Torugart (3752 m, tra Cina e Kyrgyzstan: ai tempi dell'Unione Sovietica era zona proibita, vista la facilità di transito), si biforca nei monti dell'Alai (verso sud-ovest) e nei monti di Fergana (verso nord-ovest). E proprio nella Southern Fergana Range, oltre che nella vicina Jamantay Range, entrambe fino a pochi mesi fa mai visitate dagli alpinisti, si sono mossi durante l'estate scorsa Katya Ananyeva, Dmitry Martynenko e Dmitry Shapovalov. I tre amici, partiti dalla città di Osh (in Kyrgyzstan, nei pressi del confine con l'Uzbekistan) hanno raggiunto con una giornata di jeep il villaggio di Jergetal e da lì hanno cominciato il loro trekking, da ovest a est, lungo il fianco settentrionale della catena Jamantay. Il bello dell'avventura – in tutto 26 giorni di completa autonomia, 300 chilometri a piedi, 5 prime assolute e un finale da incorniciare – è cominciato con la “conquista” del Chontash Est (4553 m) per una via che, dopo un piccolo ghiacciaio, supera pendii di neve e ghiaccio a 50-60°. Ormai acclimatati, dopo un tentativo bloccato dal maltempo sull'impegnativo Kamasu, Katya e i due Dmitry hanno messo a segno un bel colpo sul roccioso Kramen (4351 m), scalandolo in giornata per la cresta ovest (500 m, IV e V con un tiro di VI). Martynenko e Shapovalov hanno quindi fatto loro i 4488 metri dell'Ak-Jaman, salito per una via su ghiaccio che si sviluppa per otto lunghezze (60-70°) seguite da un pendio crepacciato che conduce alla larga cima. A questo punto il terzetto si è spostato sul versante meridionale della catena e, dopo una scarpinata di 50 chilometri (verso sud), ha raggiunto il settore meridionale (Torugart Too) dei monti di Fergana, nei pressi del confine con la Cina. Caratterizzata da roccia friabilissima, più che pessima, la Southern Fergana Range riserva esclusivamente arrampicate su neve e ghiaccio: nel mirino di Shapovalov e soci, che dopo qualche problema di orientamento si sono mossi da sud-est a nord-ovest lungo il fianco settentrionale della catena, sono finite prima la facile cresta est dell'Haokan Nord (4818 metri sulla cartina militare, 4848 secondo il Gps) e poi la parete nord (550 m, 70°) dell'Uch-Seit che, con i suoi 4893 metri (4905 secondo il Gps), dovrebbe essere la più alta montagna della zona. Il finale dell'avventura, come abbiamo anticipato, è da antologia. Perché i tre amici, arrivati facilmente nella Oital Valley, per raggiungere la strada più vicina hanno vagato per altri cinque giorni valicando due passi, realizzando un ponte di corde per superare il fiume Karakulja e, dulcis in fundo, costruendo una rudimentale zattera per attraversare il lago Kulun. Da notare che, con più di due persone a bordo, la zattera dava inequivocabili segni di cedimento per cui, durante quei cinque chilometri di non banale navigazione (una giornata intera!), i nostri eroi la occupavano a turno. E l'acqua del lago Kulun, purtroppo per il poveretto (o per la poveretta) a cui toccava nuotare, era tutt'altro che calda...

fergana-1

Il roccioso Kramen (4351 m, Jamantay Range, Tien Shan), salito durante l'estate scorsa da Katya Ananyeva, Dmitry Martynenko e Dmitry Shapovalov. Il terzetto ha superato la cresta ovest, ben visibile a destra della vetta

fergana-2

Dopo cinque prime assolute, l'avventura si è conclusa così...

Foto: arch. Shapovalov (www.alpinist.com)

link al post | categoria tien shan
giovedì, 22 novembre 2007

TIEN SHAN: L'AVVENTURA CONTINUA

postato da carlocaccia alle 09:50 in tien shan

VIA NUOVA (650 m, VI E A1, IN INVERNO) SUL BAICHECHEKEY PER I RUSSI SERGEY DASHKEVICH E VITALY AKIMOV

Il 7 gennaio 2007, in 12 ore, i russi Sergey Dashkevich e Vitaly Akimov hanno aperto una via di 650 metri, con difficoltà di VI e A1, sulla parete ovest del Baichechekey (4515 m) nel Tien Shan centrale (Kyrgyzstan). La nuova linea, che supera il contrafforte sinistro della muraglia mantenendosi sempre poco a destra della classica Kuzmenko (1977), si svolge inizialmente per un facile pendio nevoso (300 m, 40°) e, raggiunta la bastionata rocciosa sulla verticale di un pronunciato strapiombo, traversa a sinistra per due lunghezze (aggirando così il grande tetto). Segue poi, una volta superato il tetto (A1), un diedro di 80 metri (V) oltre il quale, dopo un tratto più semplice, una lunghezza molto delicata (V+ su roccia pessima) conduce ai due tiri chiave: 90 metri di VI, con un tratto di A1, prima lungo un diedro e poi per un camino caratterizzato da numerosi blocchi instabili. Ecco quindi l'ultima breve lunghezza che, più facile (V) e meno delicata delle precedenti, porta sulla sommità della parete. «Si tratta di una via riservata ad alpinisti esperti, dotati però di un buon livello in arrampicata sportiva – spiega Dashkevich -. L'abbiamo risolta senza spit, in giornata, mettendo a frutto l'esperienza maturata durante le salite notturne in Crimea. Dalle 19 alle 24, ora in cui abbiamo raggiunto la vetta, abbiamo infatti arrampicato alla luce delle lampade frontali». La ovest del Baichechekey - che per l'avvicinamento breve, la quota relativamente modesta e le vie interessanti, è abbastanza frequentata - è caratterizzata da tre evidenti speroni: su quello sinistro, come già detto, oltre alla recente creazione di Dashkevich e Akimov si svolge anche una storica via di B. Kuzmenko, mentre quello centrale è stato salito nel 1983 da V. Poliak. La via più ripetuta della parete, tuttavia, è la Shvab sullo sperone destro che, come le precedenti, nella scala russa è valutata 5A (ossia TD/TD+).

Russi parete e vie

La parete ovest del Baichechekey con le vie, da sinistra a destra, Kuzmenko, Dashkevich-Akimov (in rosso), Poliak e Shvab

Russi parete e via

La sezione rocciosa (350 metri) della via di Dashkevich e Akimov

Russi lungo la via 1

Aggiramento a sinistra del grande tetto, ben visibile nell'immagine precedente

Russi grande tetto

L'estremità sinistra del grande tetto: anche qui la roccia non sembra il massimo...

Russi lungo la via

Superamento del tetto: oltre l'ostacolo si trova il diedro di 80 metri

Russi lungo la via 2

Lungo la parte superiore del diedro di 80 metri

Russi lungo la via 3

Ultimi metri lungo il grande diedro

Foto: arch. Dashkevic-Akimov (www.mountain.ru)

link al post | categoria tien shan
lunedì, 29 ottobre 2007

DALLO JANNU AL KYZYL ASKER: I VETERANI RUSSI NON VANNO IN PENSIONE

postato da carlocaccia alle 09:59 in tien shan

PROIBITIVA VIA NUOVA DI 1500 METRI, IN STILE ALPINO, SULLA SUD-EST DELLA MAGNIFICA CIMA DEL TIEN SHAN PER ALEXANDER ODINTSOV, ALEXANDER RUCHKIN E MIKHAIL MIKHAILOV

prima

«I migliori alpinisti russi, oggi, sono quelli cresciuti alla scuola sovietica: Babanov, Ruchkin, Odintsov, Koshelenko, Pogorelov, Klenov, Davy, Tarasov, Tukhvatullin». Così Pavel Shabalin, nel 2000, sul The American Alpine Journal. E nel 2007? Se, fortunatamente, non pochi giovani stanno facendo vedere di che pasta sono fatti, i veterani non hanno alcuna intenzione di andare in pensione. Basti pensare a Valery Babanov che ha appena dato il meglio di sé sullo Jannu (con il ventinovenne Sergey Kofanov: si veda il post del 22 ottobre), ad Alexander Klenov e Mikhail Davy che in agosto l'hanno spuntata sulla parete est dello Shingu Charpa (con il venticinquenne Alexander Shabunin: ne abbiamo parlato il 17 settembre), a Iljas Tukhvatullin e allo stesso Shabalin sulla ovest del K2 e poi ad Alexander Odintsov e Alexander Ruchkin che nelle scorse settimane, precisamente dal 5 al 13 settembre, hanno tracciato in stile alpino una splendida via, di grandissimo impegno, sulla parete sud-est del Kyzyl Asker (5842 m, Kokshaal Too occidentale, Tien Shan, tra Kyrgyzstan e Cina). Con loro, rispettivamente capospedizione e primo uomo in vetta sulla nord dello Jannu nel 2004, un altro protagonista di quella storica avventura: Mikhail Mikhailov. La parete sud-est del Kyzyl Asker – il toponimo significa, letteralmente, “Il cavaliere (soldato) rosso” - è caratterizzata da una serie di evidenti pilastri granitici: da destra a sinistra è un continuo crescendo, all'insegna della perfezione geometrica, che culmina nel grandioso bastione scalato esattamente nel mezzo dal terzetto russo. Aggiungiamo che, immediatamente a sinistra del “pilastro maggiore”, si nota il lungo e ripido couloir tentato nel 2002 dai britannici Guy Robertson ed Es Tresidder (che giunsero più o meno a metà parete). La via di Odintsov e compagni, classificata 6B (il massimo) nella scala russa, si sviluppa per 35 tiri di corda (1500 metri di dislivello) ed è suddivisibile in tre sezioni, ben distinte, che in quanto a lunghezza più o meno si equivalgono. E se la prima, la più semplice, presenta un'arrampicata su ghiaccio lungo un couloir, la seconda (sempre strapiombante) e la terza sono caratterizzate da notevoli e continue difficoltà su roccia monolitica, interrotte soltanto dalla cengia nevosa che divide le sezioni stesse. A detta di Odintsov, condizioni meteorologhe permettendo, la maggior parte della via è superabile in arrampicata libera (8a?). I tre amici, una volta toccata la vetta, sono scesi per i pericolosi pendii innevati del versante opposto della montagna (quindi in Kyrgyzstan), impiegando quasi due giorni (13 e 14 settembre) per raggiungere il fondovalle.

In alto: il pilastro centrale della parete sud-est del Kyzyl Asker con la via di Odintsov, Ruchkin e Mikhailov. Evidente, a sinistra della via russa, il couloir tentato nel 2002 dai britannici Robertson e Tresidder

seconda

La parete sud-est del Kyzyl Asker (5842 m, Tien Shan) con i suoi magnifici pilastri

terza

Il campo della piccola spedizione russa, nel regno del silenzio

quarta

Al termine della prima sezione della via

quinta

Mikhail Mikhailov all'inizio della difficile, sempre strapiombante, seconda sezione della via

sesta

Ancora Mikhailov, qualche metro più in alto

settima

Il magnifico granito del Kyzyl Asker

ottava

Anche il ghiaccio, però, non è niente male...

nona

Roccia solidissima e poco rassicuranti stalattiti di ghiaccio incombenti sui nostri protagonisti

decima

Un diedro perfetto

undicesima

In contemplazione (1)

dodicesima

In contemplazione (2)

Foto: arch. Odintsov-Ruchkin-Mikhailov (www.mountain.ru)

link al post | categoria tien shan